La Scienza e l'Industria chimica: un'opportunità per un futuro sostenibile
o solo un problema ambientale?

(Parte IV)

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l futuro dell’industria chimica

Queste innovazioni che verranno dalle nanotecnologie, in particolare nel
settore dei film e dei materiali, richiederà all'industria chimica tutta una
nuova tecnologia di processo che sappia sfruttare tecnologie ultra-pulite
(tipiche dell'elettronica e delle fotonica) e di automazione e robotizzazione
spinta. Sarà dal punto di vista produttivo una sfida che l'industria chimica,
che è stata già capace di affrontare problemi simili nell'ambito della
farmaceutica e del biomedicale, potrà certamente vincere.
E' uno scenario ben differente da quello depresso e statico che ci viene
normalmente presentato. La scienza chimica si sta inserendo in aree
tecnologiche di grande sviluppo come i farmaci del futuro, i nuovi materiali
strutturali e funzionali che nascono dalle nanotecnologie o le nuove
tecnologie energetiche ad alto rendimento o alternative.
Certo l'industria chimica dovrà cambiare pelle (e di fatto lo sta facendo) sia
in termini di struttura produttiva e organizzativa, integrandosi il più
possibile con gli utilizzatori e i clienti.
E' un percorso già in atto, ma che richiederà tempo. Nel mentre l'industria
chimica tradizionale ha ancora, e sempre avrà, un suo ruolo centrale nel
sistema industriale globale.
Ovviamente questa industria tradizionale deve oggi affrontare il problema
ambientale, legato anche alla sua immagine che come ho detto all'inizio è
spesso anche artatamente offuscata, poiché la produzione centralizzata in
fabbriche spesso di grandissime dimensioni o in grandi agglomerati
industriali, rende più visibile e più significativo l'impatto ambientale rispetto
ad altre industrie che hanno una ricaduta ambientale in maniera diffusa sul
territorio, come per esempio i trasporti.
Ma l'industria chimica già dagli anni '80 ha operato per porre rimedio
all'impatto ambientale. Oggi il suo impatto ambientale è ben lontano da
quello che ha caratterizzato l'impressionante crescita degli anni '50 e '60.
Esaminiamo infatti numeri non confutabili che dimostrano che la realtà
odierna dell'industria chimica è ben diversa da quella che partendo anche
da alcune recenti indagini giudiziali e processi si è tentato di presentare sui
media. L'industria chimica non solo già nel 1997 ha una intensità di scarti e
rifiuti per miliardo di fatturato inferiore di ben il 20% rispetto alla media
dell'industria manifatturiera, ma da lungo tempo sta anticipando le linee di
tendenza del protocollo di Kyoto, per esempio ha ridotto nel giro di otto
anni del 17-18% l'intensità energetica per unità di prodotto e del 22-23%
l'indice di emissione di CO2 per unità di prodotto.
Sono i risultati di una profonda ristrutturazione tecnologica dei processi
produttivi sia rivedendo quelli tradizionali (per esempio i cracking o il
processo soda-cloro) sia introducendo nuovi processi e nuove tecnologie
(per esempio nell'area delle ossidazioni o in quella delle poliolefine).
Ma è anche il risultato di una serie di piccole, ma continue attività di
miglioramento. L'industria chimica si è già mossa da circa venti anni e si sta
tuttora muovendo verso l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile delle sue
produzioni.
Risultati e tendenze importanti che però non sono stati sufficientemente
portati all'attenzione dell'opinione pubblica a differenza delle indagini
giudiziali e dei processi appena citati. Ma i dati positivi non fanno scoop e
non creano ipotetici mostri.
Ma guardiamo l'Italia e i risultati ottenuti dalle aziende che partecipano al
programma di Federchimica Responsible Care (cioè le più importanti
industrie chimiche operanti in Italia) e cioè che:


· Le emissioni di residui organici nelle acque (cioè il COD) sono diminuite
di circa il 50% dal 1989 al 2000
· Le emissioni di metalli pesanti sono diminuite di circa il 60% nello stesso
periodo
· Le emissioni di anidride solforosa sono diminuite di più del 90% nello
stesso periodo
· Le emissioni di ossidi di azoto sono diminuite di circa il 70% nello stesso
periodo
· Le emissioni di composti organici volatili, cioè di solventi, sono diminuite
di circa il 75% nello stesso periodo
· Le emissioni di polveri sono diminuite di più del 90% nello stesso periodo

E questi miglioramenti, anche recentemente, si ripetono di anno in anno.
Sono dati che dimostrano come l'industria chimica italiana, proprio perché
possiede nel suo bagaglio tecnologico tutte le competenze necessarie, sta
affrontando con grande determinazione, e personalmente io direi sta anche
risolvendo, i suoi problemi di impatto ambientale .
E in un ambito internazionale si adegua ai migliori standard ; per esempio
sempre riferendosi alle imprese italiane aderenti al Programma Responsible
Care di Federchimica, esse stanno superando gli obiettivi di Kyoto.
Infatti negli ultimi tre anni le emissioni di CO2 sono diminuite di circa l'8%
malgrado che la produzione sia aumentata del 12%.
Direi quindi che l'impegno per uno sviluppo sostenibile e per uno stop ai
problemi ambientali sia evidente. E a questo punto credo che occorra
sfatare altre leggende metropolitane. Anche a causa di alcune campagne
giornalistiche nate da alcuni recenti procedimenti giudiziari l'industria
chimica è stata rappresentata come una industria estremamente pericolosa
per la salute dei lavoratori.
Tuttavia se valutiamo in Italia gli infortuni sul lavoro per milione di ore
lavorative l'industria chimica si pone penultima e per ciò che riguarda le
malattie professionali indennizzate per 10000 addetti l'industria chimica è
fra le ultime con un indice bassissimo. Ma allora perché non si riporta
all'attenzione della pubblica opinione l'insieme di queste informazioni?
E' ora che si riconosca all'industria chimica, particolarmente in Italia, non
solo il suo ruolo ma che le si ridia anche il suo onore, macchiato forse da
alcuni errori di gioventù. Ridare il ruolo e l'onore alla chimica non è solo un
dovere nazionale, ma anche una necessità.
A causa di un'informazione non sempre corretta sulle prospettive industriali
e un'immagine della chimica vista in generale come fonte continua di
inquinamento e di gravi malattie dei lavoratori i giovani si stanno
allontanando dallo studio della chimica stessa.
Una recente indagine fatta da Federchimica insieme all'Università degli
Studi di Milano e all'Università di Bologna ha messo in evidenza che le
immatricolazioni sono in fortissimo calo dal 1993 sia in Chimica sia in
Chimica Industriale (e credo che lo stesso valga per Ingegneria Chimica).
Si prevede quindi una terribile penuria di laureati a partire dal 2003-2004,
poiché in Italia nel periodo 2000-2007 i laureati in Chimica e Chimica
Industriale passeranno da 1625 (un numero costante dal 1996 al 2000) a
circa 600 con un decremento del 63%.
E' una vera e propria dissipazione del potenziale di sviluppo di una scienza
e di un'area industriale in cui l'Italia ha sempre avuto fino agli anni '80
posizioni di eccellenza.
Mi chiedo infatti se sia possibile buttare al vento un patrimonio di cultura e
di competitività industriale solo per soddisfare il fondamentalismo dei
talebani verdi, il rigore ossessivo di alcuni giudici e le leggende
metropolitane nate dagli scoops giornalistici?
Credo di aver dimostrato che l'industria chimica, anche quella italiana,
procede con grande determinazione sulla via dello sviluppo sostenibile e
che sta pagando duramente alcuni errori fatti in un periodo di crescita
troppo veloce e senza adeguato controllo.
Ho dimostrato anche che la scienza chimica è sempre più centrale anche
nei riguardi delle aree tecnologiche più avanzate.
In Italia si sono perdonati tanti pentiti, perché allora l'industria chimica è
sempre soggetta non solo al processo di un passato molto lontano, ma è
anche stretta sempre di più da crescenti vincoli ed obbligazione di legge?
Questa è disgraziatamente una tendenza non limitata all'Italia, basta vedere
la crescita incredibile, avvenuta negli ultimi anni, di leggi europee in ambito
ambientale. Tante leggi e tante regole, spesso in contrasto, possono
portare al blocco dello sviluppo.
Ma lo sviluppo è necessario. La risposta deve essere la fiducia e la
perseveranza di tutti noi che viviamo le difficoltà del mondo chimico.
La risposta deve venire dall'entusiasmo di quei giovani che, malgrado
tutto, sono ancora attratti da questa misteriosa, ma meravigliosa e creativa
scienza.