La Scienza e l'Industria chimica: un'opportunità per un futuro sostenibile
o solo un problema ambientale?

Renato Ugo

Professore Ordinario di Chimica Generale
e Inorganica dell'Università degli Studi di Milano,
Presidente AIRI (Associazione Italiana per la Ricerca Industriale)
e membro del Consiglio Direttivo di Federchimica

(Parte I)

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Chi oggi deve presentare la chimica sia come scienza sia come industria
parte sempre dalla difficile posizione dell'avvocato difensore. Infatti
nell'inconscio del cittadino, che non ha specifiche competenze, la chimica è
ormai vista come la produttrice di acidi che corrodono o del cianuro che
uccide, se non peggio come la madre della diossina, dei policlorodifenile
PCB, del cloruro di vinile, cioè di prodotti potenzialmente tossici. Parimenti,
se uno scorre sui giornali la parte economica o sente alla radio o vede alla
televisione qualche programma che si occupa di industria ed economia,
l'industria chimica viene presentata sovente come matura e in declino oltre
che come una delle principali origini dell'inquinamento ambientale. Non è
proprio un bello scenario.
Eppure basterebbe una più adeguata informazione per rovesciare questi
luoghi comuni e questi pregiudizi, che nascono dalla generalizzazione di
limitati episodi, e per vedere la scienza e l'industria chimica nella giusta
luce, cioè con un loro insostituibile ruolo nella Società. Ma si tratta nei fatti
di un compito arduo. E' ben noto che i media cercano quanto più possibile
gli scoops, cioè quelle notizie che per la loro gravità o perché coinvolgono
persone ben note o istituzioni e industrie importanti, possono colpire
fortemente l'attenzione del lettore o del telespettatore. E la chimica in
generale con le sue "misteriose" capacità di trasformare la materia e con la
sua tradizione, direi rinascimentale, di manipolatrice di veleni ben si presta
a essere oggetto di queste attenzioni. Personalmente ciò mi ricorda che
prima che Cristoforo Colombo affrontasse l'avventura della scoperta
dell'America, si sapeva già che la Terra era tonda e quindi poteva essere
circumnavigata. Ma per impedire che si intaccassero ideologie consolidate
o per proteggere vie commerciali monopolizzate, si era popolato di mostri
marini l'oceano che si stendeva al di là delle colonne d'Ercole. Oggi
sappiamo che tutto ciò è falso, ma sono state necessari il coraggio e la
tenacia di Cristoforo Colombo e di chi lo ha poi seguito per dimostrarlo.
Infatti dopo che l'oceano fu varcato una, cinque, dieci, venti volte è stato
evidente che il primo viaggio di Cristoforo Colombo non era stato una
fortunata traversata, in cui per caso non si era incontrato alcun mostro
marino, ma che in realtà i mostri marini non esistevano. E parimenti voglio
dimostrare che non esistono i mostri chimici.
Infatti in questo mio intervento vorrei riuscire a convincerVi che molti degli
scoops giornalistici o alcune posizioni politiche fondamentalistiche nei
riguardi della chimica corrispondono spesso a nuove leggende e a nuovi
mostri. E vedremo anche perché. Non è quindi più tempo di essere solo
avvocati difensori, ma anche divulgatori fermamente convinti di dover
affrontare la precostituita opposizione dell'opinione pubblica. Eppure è
assolutamente necessario trasmettere e far accettare il messaggio che la
scienza e l'industria chimica sono state e sono ancora oggi grandi
opportunità di progresso non solo scientifico e tecnologico ma anche sociale
ed economico.