CHIM
ICA &
ESPERA 2008
92
Gen./Feb. ‘09
L’
’’economista russo Kondratieff, analizzando lo sviluppo
industriale negli ultimi due secoli, aveva evidenziato l’esi-
stenza di cicli economici di circa 55 anni in cui l’interazio-
ne tra sviluppo tecnologico ed economico determinava
una sequenza ciclica di fasi (rinnovo, prosperità, recessione, depres-
sione), ove i vari comparti industriali entrano in sintonia e si rinforzano
mutuamente nel determinarne la dinamica [1]. Se applichiamo questa
teoria al comparto chimico, vediamo che il modello si applica bene a
descrivere anche l’evoluzione della produzione chimica [2]. L’ultimo
ciclo (Fig. 1), iniziato attorno agli anni 1950-1960, è coinciso con lo svi-
luppo dell’industria della raffinazione e della petrolchimica ed è carat-
terizzato da due elementi principali:
- l’economia di scala che ha portato alla costruzione di impianti di
dimensioni sempre maggiori;
- l’integrazione tra i processi che ha portato alla localizzazione dell’indu-
stria chimica (ed energetica) in pochi siti (10-15 in Italia), il cui impatto
sulla società e sull’ambiente è una delle concause dell’attuale crisi.
Secondo la teoria dei cicli di Kondratieff siamo all’inizio di un nuovo
ciclo di sviluppo e quindi accanto al problema di come rimediare alle
conseguenze sull’ambiente del modello di sviluppo dell’industria chi-
mica di questo e del precedente ciclo (in numerosi siti contaminati, l’in-
quinamento è antecedente all’anno 1960), occorre porsi con forza la
domanda di quale nuovo modello di sviluppo dell’industria chimica sia
necessario per uno sviluppo sostenibile.
Infatti, è indubbio che l’industria chimica abbia fatto uno sforzo note-
vole negli ultimi decenni per ridurre l’impatto sull’ambiente ed il consu-
mo di materie prime, inclusa l’energia. L’ultimo rapporto annuale di
Federchimica (periodo 2007-2008; www.federchimica.it) evidenzia, ad
esempio, che rispetto al 1989, si è avuta una riduzione del 60-70%
nelle emissioni in acqua di sostanze organiche volatili e solidi sospesi,
e dell’80-90% di SOx, NOx e sostanze organiche volatili nell’aria da
parte delle aziende aderenti al programma volontario
Responsible
Care
. Le spese HSE (
Health, Security, Environment
) di queste società
sono andate progressivamente aumentando raggiungendo il 3,1% del
fatturato nel 2006. Tuttavia, se osserviamo più in dettaglio la ripartizio-
ne di queste spese, vediamo che esse sono principalmente correlabili
ad un necessario adeguamento alle normative ambientali e di sicurez-
za, e solo in minima parte sono dedicate all’innovazione di processo
per l’introduzione di nuove tecnologie a basso impatto ambientale e/o
intrinsecamente sicure.
L’INNOVAZIONE DI PROCESSO
PER LA SOSTENIBILITÀ
DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE
Il lavoro discute il problema dell’innovazione di processo per la sostenibilità della produzione industriale, evidenziando la necessità di
una nuova visione della produzione chimica integrata nella società. Questo richiede di ripensare il modo di produzione. Catalisi ed
intensificazione di processo sono due dei pilastri su cui si basa questa nuova visione.
Gabriele Centi
Coordinatore scientifico
della Piattaforma Tecnologica
Italiana di Chimica Sostenibile
(IT-SusChem)
Dipartimento di Chimica Industriale
ed Ingegneria dei Materiali
Università di Messina
e Consorzio INSTM, Messina
Gabriele.Centi@unime.it
Fig. 1 - I cicli della produzione chimica