complicated  to  be  soluble.  It  therefore becomes  desirable  that  approximate practical  methods  of  applying  quantum mechanics should be developed...” [6]. In  quest’ottica,  quindi,  la  chimica,  e  in questo caso quella quantistica, non è al- tro  che  lo  sviluppo  di  questi  metodi  ap- prossimati  e  la  loro  applicazione  ai  pro- blemi chimici, ben sapendo che lo svilup- po  di  calcolatori  sempre  più  potenti  sot- trarrà  sempre  più  spazio  alla  chimica rendendo  risolubile  ab  initio  sempre  più problemi. In quest’ottica non appare stra- na il disorientamento di tanti chimici, so- prattutto quelli più vicini a questi approc- ci (i chimici quantistici), che interrogati a proposito sostengono senza diffi- coltà  apparente  di  sentirsi “dei  fisici”.  Accanto  a  que- st’ottica  riduzionista  abbia- mo visto che si è sviluppata un’ottica alternativa. Il punto principale, soprattut- to  rispetto  alla  problematica che stiamo esaminando, è che in  quest’ottica  non-riduzionista  un sistema deve essere considerato nel- la  sua  globalità  e  non  in  termini  delle parti che lo compongono. In ambito chi- mico  quest’idea  è  applicabile  sia  nel piano macroscopico sia in quello micro- scopico.  Nel  piano  macroscopico  que- st’ottica  spiega  l’insorgere  del  nuovo quando  gli  elementi  si  uniscono  a  for- mare un nuovo ente: il composto. Spie- ga bene perché le proprietà di un com- posto  chimico  non  sono  in  relazione semplice con quelle dei suoi costituenti e perché, raramente, la conoscenza dei soli costituenti (formula bruta) può darci una  ragionevole  idea  dell’attività  chimi- ca del composto. A livello microscopico, un’ottica  non-riduzionista  ci  insegna  a considerare  la  molecola  nella  sua  glo- balità  ed  unità  ed  utilizzarla  come  tale nella spiegazione della realtà macrosco- pica.  Il  fatto  che  essa  sia  costituita  da atomi non è certo negato, ma in nessun caso la molecola è un “aggregato d’ato- mi”. La sua strutturazione è, infatti, fon- damentale  e  il  concetto  di  struttura  di- viene  un  termine  chiave  per  capire  la realtà  macroscopica  e  microscopica. Questo spiega perché al contrario della formula  bruta,  una  formula  di  struttura può  fornire  informazioni,  seppure  quali- tative,  sulle  proprietà  e  sulla  reattività delle molecole. In quest’ottica non-ridu- zionista si innesta bene la chimica e la sua specificità. Se il mondo macroscopi- co dei composti chimici è un mondo for- mato  da  milioni  di  attori  individuali  e  la tale proprietà, per esempio farmacologi- ca, è esplicata da tale composto e solo da esso; se il mondo molecolare non è costituito  da  un  “aggregato  di  atomi”, ma da sistemi strutturati che hanno una tale unitarietà ed autonomia da meritare un  nome  proprio,  allora  la  scienza  che si  identifica  con  il  piano  macroscopico delle sostanze pure (elementi e compo- sti) e il piano microscopico degli atomi e delle molecole, e che utilizza questi enti come  soggetti  di  spiegazione,  acquista un’autonomia  ed  indipendenza  che  la rende  irriducibile  alle  altre  discipline scientifiche, ed in particolare alla fisica. A questo punto, va sottolineato un altro aspetto  importante  e  generale.  In un’ottica  non-riduzionista  non  solo la chimica acquista una sua auto- nomia, ma anche le altre di- scipline  scientifiche  trovano un loro posto e una loro au- tonomia. Per fare un altro esempio  sempre  vicino alle  nostre  problemati- che, la biologia non si ri- duce a biochimica perché gli  organismi  sono  qualcosa in più delle sostanze che li compongono: sono sistemi integrati e strutturati. In un’ottica non-riduzionista il valore cul- turale  della  chimica  non  è  solamente nella sua dissoluzione nel generale am- bito scientifico, ma anche nella sua spe- cificità.  La  chimica  rappresenta  il  primo ed  unico  esempio  in  cui  una  scienza della  materia  inanimata  ha  ritenuto  es- senziale  una  pluralità  di  soggetti  per spiegare il complesso mondo che ci cir- conda  e  tale  pluralità  si  esplica  tanto  a livello  macroscopico  quanto  in  quello microscopico.  Non  sono  solo  i  92  ele- menti chimici, che pure sono stati stori- camente  la  dimostrazione  di  un  mondo non semplice, ma i milioni di composti a configurare  un  mondo  materiale  vera- mente  complesso.  A  questo  mondo qualitativamente  differenziato  sul  piano macroscopico  fa  riscontro  un  analogo mondo microscopico altrettanto differen- ziato fatto d’atomi e molecole. Di  pari  passo  con  il  mondo  animato, questi  enti  sono  a  tal  punto  individuali da  necessitare  di  un  nome  proprio  e una  nomenclatura  ad  hoc  per  poterli identificare. E, tuttavia, nonostante i mi- lioni di composti che la chimica identifi- ca quasi tutto quello che ci circonda non rientra in questa categoria né quello di- somogeneo a livello sensoriale, come la sabbia, né quello apparentemente omo- geneo, come il vino, l’olio ecc. Conclusioni In questo lavoro si è individuato un sub- strato culturale per la chimica e lo si è proposto,  in  un  ottica  non-riduzionista, come valore culturale per tutta la scien- za.  Infatti,  la  presenza  di  un  tale  sub- strato  rappresenta  una  ricchezza  con- cettuale  da  valorizzare  ed  evidenziare, non  per  contrapporla  alle  altre  discipli- ne  e  all’unitarietà  della  scienza,  valore da  tenere  sempre  presente,  ma  per  ri- vendicare una scienza fatta di prospet- tive diverse e d’approcci differenti: una scienza “plurale”. L’immagine del mondo materiale che ci fornisce  la  chimica  è  di  un  mondo  tu- multuoso altamente complesso che non ha niente a che vedere con il semplice mondo della fisica fatto di punti materiali e  oggetti  senza  attrito  (e  per  questo senza  nomi)  e  somiglia  molto  di  più  al mondo biologico con specie e problemi di  classificazione  e  nomenclatura.  La chimica  diventa,  quindi,  il  vero  collega- mento  tra  il  mondo  inanimato  e  quello animato,  consentendo  un  passaggio “morbido” dal “semplice” mondo della fi- sica  al  “complesso”  mondo  biologico. Inoltre,  nella  stessa  ottica  dell’autono- mia della chimica si esplicano anche le altre  autonomie  disciplinari  e,  quindi, viene a cadere la divisione assoluta del mondo in inanimato e animato (tra la fi- sica  e  la  biologia,  senza  spazio  alcuno per  discipline  intermedie),  per  essere sostituito da un mondo diviso in molti li- velli in cui possono trovare spazio e au- tonomia più discipline scientifiche. Bibliografia Le  immagini  1-4  sono  state  realizzate da Chiara Passaro [1] U.  Galimberti,  Psiche  e  techne. L’uomo nell’età della tecnica, Feltrinelli, Milano, 2002. [2] J. Schummer, Hyle, 1997, 3, 81. [3] Il termine “olismo” è stato introdotto da  J.C.  Smuts  nel  1926:  J.C.  Smuts, Holism  and  Evolution,  N.&S.,  Cape Town, 1987. [4] G.  Villani,  La  chiave  del  mondo. Dalla  filosofia  alla  scienza:  l’onnipoten- za delle molecole, CUEN, Napoli, 2001. [5] AA.VV., Scienza e realtà. Riduzioni- smo  e  antiriduzionismo  nella  scienza del  Novecento  (a  cura  di  G.  Peruzzi), Bruno Mondadori, Milano, 2000. [6] P.A.M. Dirac, Proc. Roy. Soc. (Lon- don) A,  1929, 123,  714.  Precedente 58 - La Chimica e l’Industria - 85