Riduzionismo e complessità: due opposte visioni della scienza Esistono due visioni, per molti aspetti op- poste  per  altri  complementari,  della scienza  e  del  suo  approccio  al  mondo materiale  bene  esemplificate  dallo  stu- dio,  nel  significato  più  ampio  attribuibile a questo termine, delle molteplici qualità del mondo che ci circonda e di ridurre o no questa molteplicità a semplicità e uni- tarietà.  Da  sempre,  sul  problema  delle qualità, l’uomo si è posizionato, e spesso barricato, tra due opposte visioni. Da un lato, l’idea che la varietà del mondo che noi percepiamo con i nostri sensi è solo apparente e che nel profondo, sia in sen- so fisico sia figurato, la realtà è molto più semplice di quella che appare. Gli ingre- dienti di questa visione storicamente so- no  stati  un  mondo  microscopico  senza altre qualità se non quelle dell’esistenza, dell’imperturbabilità  e  dell’eternità  e  il movimento  in  tale  mondo  come  spiega- zione del divenire del mondo macrosco- pico.  L’idea  filosofica  che  ha  presieduto a tale spiegazione del mondo e dei suoi eventi, nota con il nome di riduzionismo, è  che,  una  volta  conosciuti  gli  elementi ultimi  della  materia  e  le  leggi  che  li  go- vernano, tutto il resto, dalla materia ina- nimata  a  quell’animata,  dal  pensiero umano  a  Dio,  può  essere  spiegato  nei loro  termini  essendo  una  loro,  vicina  o lontana, conseguenza. Nella  visione  riduzionista  della  realtà  si possono  storicamente  posizionare  molti aspetti  della  filosofia  greca  (si  pensi  a Democrito, ma non solo). È, tuttavia, con Galileo e la sua “rivoluzione scientifica”, che  la  visione  riduzionista  del  mondo  è diventata il substrato unico della fisica e poi, con l’uniformarsi a questa visione di fondo  d’altre  discipline  scientifiche  (fino alle  scienze  umane),  l’unica  ed  accetta impostazione scientifica. Dall’altro lato, l’altra visione generale del- la realtà è che la complessità qualitativa del mondo macroscopico non è riducibile ad uniformità microscopica e che le qua- lità che noi vediamo nel mondo si debba- no conservare, almeno in parte, a tutti i li- velli  anche  nella  realtà  più  profonda. Quest’ottica alternativa è stata chiamata olistica o della complessità e, sebbene il termine olismo sia recente [3], esso si ri- connette  a  problematiche  da  sempre presenti nella riflessione filosofica. Io cre- do che la dizione non-riduzionista sia da preferire per marcare fin dall’inizio l’oppo- sizione  alla  visione  riduzionista.  Natural- mente di questa visione del mondo ve ne sono  molte  versioni  differenti,  secondo quali e quante qualità macroscopiche so- no  state  conservate  nel  mondo  micro- scopico.  Le  accomuna  comunque  l’idea che delle qualità del mondo macroscopi- co  se  ne  conservano  nel  mondo  micro- scopico  un  numero  tale  da  rendere  im- possibile una visione semplice della ma- teria.  Storicamente  essa  si  riallaccia  ad alcuni aspetti filosofici greci (Aristotele) e tale  visione  ha  spesso  coinciso  con  un approccio  mistico  o  magico  al  mondo. Oggigiorno l’irriducibilità di molti sistemi a quelli semplici, trattati dalla fisica, ha ac- quistato aspetti nuovi con la nascita delle cosiddette  “scienze  della  complessità” (caos,  termodinamica  di  non  equilibrio, complessità  in  economia,  in  meteorolo- gia  ecc.).  Io  ritengo  che  la  chimica  mo- derna,  quale  si  è  venuta  sviluppando  in questi ultimi due secoli dopo la rivoluzio- ne di Lavoisier, possa essere vista come la disciplina scientifica che, recependo le istanze  qualitative  del  mondo  reale,  ha saputo dare ad esse una risposta scienti- fica. È questo il substrato culturale della chimica  che  va  portato  alla  luce  ed  evi- denziato.  Per  trattare  in  dettaglio  questi aspetti  occorrerebbe  ben  altro  spazio che un articolo. Per chi fosse interessato, tale argomento è stato da me largamen- te sviluppato nel libro La chiave del mon- do.  Dalla  filosofia  alla  scienza:  l’onnipo- tenza delle molecole [4]. Va  subito  detto  che  sebbene  la  proble- matica  riduzionismo-olismo  è  chiara- mente presente nell’analisi sulla scienza, in  ambito  strettamente  scientifico  non esiste paragone tra queste due visioni e quelle  riduzionista  è  largamente  predo- minante.  Spulciando  la  letteratura,  per esempio [5], ci si rende conto che, men- tre tra i filosofi della scienza, cioè tra chi riflette sulla scienza, la visione riduzioni- sta ha esaurito in buona parte il suo fa- scino, per chi opera in ambito scientifico, oggi  come  due  secoli  fa,  l’unica  ottica possibile  è  considerata  quella  riduzioni- sta.  Fanno  eccezione  settori  minoritari, ma  emergenti,  legati  alle  cosiddette “scienze  della  complessità”.  Il  ritardo,  in ambito strettamente scientifico, di un di- battito  generale  come  questo  non  deve sorprendere. Sono tante le persone che lavorano  nell’attiva  ricerca  scientifica  a coltivare  solamente  specifici  interesse settoriali,  essenziali  ma  persi  nel  vuoto se non collegati agli altri interessi setto- riali e alle problematiche più generali. Valore culturale della chimica in un’ottica non-riduzionista Le  due  visioni  generali  della  scienza  si riconnettono  al  valore  culturale  della chimica e alla sua specificità. In un’otti- ca  riduzionista,  non  esistono  discipline scientifiche particolari se non come “re- sidui”  storici  che  il  tempo  spazzerà  via. La chimica è, quindi, uno di questi resi- dui e il suo valore culturale non sta nella sua specificità, ma nel suo essere parte integrante della scienza. Appropriata è a questo proposito la cita- zione della famosa frase di Dirac “...The underlying  physical  laws  necessary  for the  mathematical  theory  of  a  large  part of  physics  and  the  whole  of  chemistry are thus completely known and the diffi- culty is only that the exact application of these laws leads to equations much too 85 - La Chimica e l’Industria - 57  Precedente - Seguente  Inanimato, animato ed umano: tutti nella stessa “goccia” Le mani seducenti della fisica sull’atomo e di lì sulla chimica