85 - La Chimica e l’Industria - 67  Seguente L e  leggi  sulla  persecuzione  razziale  avvennero  molto  prima dell’inizio  della  soluzione  finale,  rappresentata  dal  rastrella- mento degli ebrei in tutta Europa, assieme ad altre minoranze ri- tenute da eliminare per salvaguardare la purezza della razza, av- venuto prevalentemente dal ’43 al ’45 e conclusa con la Shoah, con il sacrifico di milioni e milioni di ebrei europei. Questo atteg- giamento  della  classe  intellettuale  dell’epoca  ha  avuto  conse- guenze  anche  sugli  anni  successivi  del  dopoguerra  e  probabil- mente rimangono strascichi anche nei giorni nostri. Le fonti a cui mi sono rivolto per preparare questo intervento sono principalmente  la  mia  personale  esperienza  di  figlio  di  padre ebreo fiorentino e di madre ariana, bolognese in specifico, e pa- rente diretta di San Petronio e che quindi avrebbe dovuto essere esente  da  persecuzioni.  Fra  l’altro,  secondo  il  costume  ebraico, ebreo è solo colui che nasce da madre ebrea, ma Hitler evidente- mente  non  conosceva  questo  splendido  riconoscimento  del- l’importanza e della centralità della donna nella cultura e nella tra- dizione ebraica e sottopose tutti noi ad una egualitaria, totalizzan- te  ed  assurda  persecuzione.  Credo  che  questa  testimonianza, che  non  ha  certamente  il  rigore  di  un’indagine  scientifica,  cosa che avrei fatto o avrei dovuto fare volentieri come chimico, possa avere ugualmente valore in quanto il tempo oramai passato, sono passati più di sessant’anni da quel 1938 che segnò in Italia l’inizio ufficiale della persecuzione razziale, rende i miei ricordi personali un patrimonio, per fortuna oramai diventato raro, ma forse, anche per questo, di un certo valore e magari da tramandare in qualche modo. E mi rendo conto che i nostri studenti hanno vissuto un’in- fanzia  senza  i  problemi  drammatici  che  hanno  toccato  la  mia  e quella di molti miei coetanei e di questo ne sono felice per loro. Ma credo che la memoria di quello che è stato e rimane anche oggi un punto nero nella vita del mondo moderno, debba essere coltivata e quanto è successo non debba assolutamente essere dimenticato, ad evitare che fenomeni di questo genere possano di nuovo avere luogo. E se ci pensate recentemente nel Kosovo o  in  altre  contrade  della  vicina  ex  Iugoslavia  questi  fatti,  di  an- nientamenti  desiderati  di  etnie  indesiderate  si  verificano  senza che la civile Europa riesca in nessun modo ad impedirlo, come già successe per gli ebrei negli anni che vanno dal ’38 al ’45, per non  parlare  di  quello  che  continua  a  succedere  in  Africa  ed  è successo o succede in Cambogia ed in altri paesi dell’Estremo Oriente.  Inoltre  credo  che  l’analisi  dei  sentimenti  che  mi  ritrovo dentro nel rievocare quei fatti e quelle situazioni possano essere una chiave di lettura che permetta di capire alcuni episodi difficil- mente interpretabili in altro modo. La legge di tutela della razza Il fatto è che l’orrore non è cominciato nel ’44, l’orrore è comincia- to in Italia, ancor prima che in Germania, con la promanazione delle leggi di tutela della razza, avvenuta nel settembre del 1938. Per questa legge i professori ebrei furono allontanati dalle univer- sità, gli ebrei furono allontanati da tutte le posizioni ministeriali e statali,  perfino  l’accesso  alle  scuole  fu  negato  a  ragazzi  ebraici senza che nessuno muovesse un dito. Addirittura ci furono alcuni pseudo studiosi, come il prof. Pende, noto genetista dell’epoca, che avallarono da un punto di vista “scientifico” il famoso manife- sto sulla difesa della razza. Questo manifesto e queste leggi cad- dero come un fulmine a ciel sereno sulla comunità ebraica italia- na che era, nella maggior parte dei casi, completamente integra- ta nella società italiana e i componenti la comunità ebraica non si rendevano minimamente conto di essere in qualche modo “diver- si”  dai  loro  amici  italiani  di  razza  ariana,  con  cui  condividevano modi di vivere, di lavorare, di gioire e di costruire una società che speravano certamente più giusta e più avviata alla felicità e al be- nessere  di  quella  in  cui  avevano  fino  a  quel  momento  vissuto. Nel settembre 1938 io avevo quasi sei anni, li avrei compiuti in ottobre, e mio padre avrebbe dovuto essere chiamato alla catte- dra  di  Fisica  Sperimentale  dell’Università  di  Bologna,  cattedra che era già stata di Augusto Righi e di Quirino Majorana, zio del famoso matematico Ettore Majorana, misteriosamente scompar- so in quegli anni. Mio padre era un uomo d’ordine, aveva parteci- pato  alla  grande  guerra  e  dopo,  mentre  faceva  il  commesso  di negozio di giorno, aveva cominciato a studiare la sera, frequen- tando i corsi speciali per reduci, riuscendo a laurearsi in Fisica e rimanendo a lavorare come assistente nel glorioso Istituto di Fisi- ca  diretto  da  Augusto  Righi.  Lì,  fra  le  altre  cose  aveva  sentito parlare di un ragazzetto curioso che aveva frequentato i laborato- ri  dell’istituto  un  po’  di  anni  prima,  un  certo  Guglielmo  Marconi; poi mio padre si era dedicato a studiare con Majorana le onde di Paolo Edgardo Todesco Il mondo intellettuale e la persecuzione razziale P.E.  Todesco,  Dip.  di  Chimica  organica  “A.  Mangini”-  Università  di Bologna. todesco@ms.fci.unibo.it. Per una documentazione più com- pleta è possibile consultare il volume pubblicato dall’Università di Bo- logna “La Cattedra negata”. Mi è stato chiesto di spiegare cosa è stata la persecuzione razziale per i docenti universitari. Parlerò, senza possedere particolari competenze storiche o di analisi politica, di una parte di storia della mia famiglia per ricordare un fenomeno grave e imponente. Parlerò del modo in cui la classe intellettuale italiana ed europea accolse la persecuzione razziale, imposta fin dalla fine degli anni Trenta dal Fascismo e dal Nazismo.