Nel primo articolo di questa serie [1] è stata messa in evi-denza limportanza della miniaturizzazione di macchine econgegni artificiali e del conseguente sviluppo delle nanoscien-ze e della nanotecnologia. Mentre lapproccio dallalto alla mi-niaturizzazione, di natura fisico-ingegneristica, sta per raggiun-gere seri limiti oggettivi, lapproccio dal basso, di tipo chimico,riserva grandi promesse per il futuro. Come i chimici sanno,lapproccio dal basso molecola per molecola è lunico percor-ribile per diversi motivi. In questa seconda parte verranno illu-strati i principi della chimica dei sistemi a molti componenti(cioè la chimica supramolecolare) ed il loro impiego per la co-struzione di oggetti nanoscopici aventi forme e strutture affa-scinanti e/o funzioni predeterminate.Chimica supramolecolare (chimicadi sistemi a molti componenti)La chimica supramolecolare è un campo di ricerca altamenteinterdisciplinare che negli ultimi due decenni si è sviluppatocon una velocità sbalorditiva [2-6]. J.-M. Lehn ha sottolineato[7] che la chimica supramolecolare, in una prospettiva storica,trae origine dalle idee di Paul Ehrlich sui recettori, di AlfredWerner sulla chimica di coordinazione e di Emil Fischer sul ri-conoscimento molecolare (principio della chiave-serratura). Fuperò solo negli anni Settanta che vennero introdotti altri con-cetti fondamentali come la pre-organizzazione, lauto-assem-blaggio ecc., che permiseroalla chimica supramoleco-lare di emergere come unadisciplina molto importante.La definizione più autorevo-le e largamente accettata dichimica supramolecolare èquella proposta da J.-M.Lehn, secondo il quale que-sta disciplina deve essereintesa come la chimica ol-tre la molecola, che si inte-ressa di entità organizzatedi più alta complessità risultanti dallassociazione di due o piùspecie chimiche tenute assieme da forze intermolecolari [2,8]. Come spesso succede, però, la formulazione di una defini-zione, per le intrinseche limitazioni a cui è soggetta, fa nasce-re un certo numero di problemi di difficile risoluzione; peresempio [6j], la definizione di chimica organometallica comela chimica dei composti con legami metallo-carbonio esclu-de da questa classe di composti il complesso di Wilkinson,RhCl(PPh3)3, che è forse il più importante catalizzatore per lereazioni organometalliche.Nel caso della chimica supramolecolare, un primo problemapresentato dalla definizione classica sopra riportata riguarda ilegami metallo-leganti e, in particolare, se essi possano o nonpossano essere ritenuti forze intermolecolari. In caso affermati-vo, complessi come [Ru(bpy)3]2+ (bpy=2,2-bipiridina), cheusualmente sono considerati molecole [9], dovrebbero esseredefiniti specie supramolecolari; nel caso contrario, sistemi co-me il criptato [EuÌ bpy.bpy.bpy]3+, che sono usualmente consi-derati congegni antenna supramolecolari [10], dovrebbero es-sere definiti come molecole (Figura 1). Cè poi un problema piùgenerale. Parlando in senso lato, si può dire che la chimica su-pramolecolare ha fatto spostare linteresse dalle molecole ai si-stemi formati da svariati componenti molecolari. Secondo laChimica e Materiali85 - La Chimica e lIndustria - 61Precedente - SeguenteLapproccio dal basso (bottom up) per la costruzione di congegnie macchine molecolari si basa sui principi della chimica supramolecolare(ovvero dei sistemi multicomponente). La costruzione di congegnie macchine supramolecolari mediante auto-assemblaggio non èun compito facile, poiché i diversi componenti molecolari devono essereprogrammati in modo da dare luogo ad un sistema organizzatonon soltanto dal punto di vista strutturale, ma anche da quello funzionale.Spesso, dunque, i congegni e le macchine molecolari artificialisi ottengono sfruttando la formazione di legami covalenti tra i varicomponenti, grazie alle raffinate strategie della sintesi chimica moderna.In questo ambito è utile discutere la distinzione tra molecolegrandi e sistemi supramolecolari a molti componenti.di Vincenzo Balzani, Alberto Credi, Margherita VenturiCongegni e macchine a livello molecolareParte seconda: chimica supramolecolareV. Balzani, A. Credi, M. Venturi, Dipartimento di Chimica G. Ciamician,Università di Bologna. vbalzani@ciam.unibo.it. Larticolo è una liberatraduzione, effettuata dagli autori, della seconda parte dellarticolo TheBottom-up Approach to Molecular-Level Devices and Machines di V.Balzani, A. Credi, M. Venturi, pubblicato sulla rivista Chemistry A Euro-pean Journal, 2002, 8, 5525, a sua volta ripreso dal primo capitolo dellibro: V. Balzani, A. Credi, M. Venturi, Molecular-level Devices and Ma-chines - A Journey into the Nano World, Wiley-VCH, Weinheim, 2003.