poni silicato di sodio, diminuendo il con- tenuto di sostanze grasse, e migliorando anche  la  detergenza  e  poi  mettendo  a punto il Persil, aggiungendo al sapone il perborato  di  sodio,  come  agente  sbian- cante. Lever in Inghilterra iniziò ad utiliz- zare gli oli vegetali in alternativa ai grassi animali, per ottenere sapone, e dopo, per dare maggiore consistenza agli oli vege- tali, introdusse uno stadio di idrogenazio- ne catalitica dei doppi legami, con cata- lizzatori  a  base  di  nichel.  A  partire  da questi due primi profeti si sviluppò l’indu- stria  della  cosmetica  e  dei  prodotti  della casa,  che  sono  attualmente  fra  i  settori più importanti dell’industria chimica. Materie prime e scoperte scientifiche Verso  la  fine  dell’Ottocento  mancavano materie prime all’industria chimica per un suo sviluppo ulteriore, c’era solo il carbo- ne, che aveva portato gli aromatici e pic- cole quantità di ammoniaca, e i prodotti dela  distillazione  del  legno.  Occorreva fissare l’azoto atmosferico per sintetizza- re  ammoniaca  ed  acido  nitrico  e  non c’erano  gli  alifatici.  Verso  il  1892  Henri Moissan  in  Francia  e,  contemporanea- mente, T.L. Wilson in Canada scoprirono la sintesi del carburo di calcio, utilizzan- do  il  forno  elettrico,  che  permetteva  di realizzare reazioni chimiche ad alta tem- peratura. Moissan, prese il premio Nobel per la successiva scoperta del fluoro ele- mentare, mentre Wilson scoprì la reazio- ne  di  trasformazione  del  carburo  di  cal- cio  ad  acetilene,  mattone  dell’industria chimica fino a metà del Novecento. Successivamente  nel  1898  fu  scoperta da  Fritz  Rothe  in  Germania,  sempre  al forno elettrico, la sintesi della calcio cia- nammide,  il  primo  fertilizzante  sintetico ed il primo esempio significativo di fissa- zione dell’azoto atmosferico. Il secondo processo importante da men- zionare fu la liquefazione dell’aria ad alta efficienza, messa a punto in Francia nel 1902 da George Claude (anche Linde e Thomson  in  Inghilterra  avevano  dato  il loro contributo in precedenza). C’era ora- mai disponibilità di azoto a basso prezzo, occorreva attivarlo. Sempre nei primi del Novecento William Ostwald in Germania mise  a  punto  l’ossidazione  catalitica  di ammoniaca  ad  ossidi  azoto,  scoperta che gli valse il premio Nobel, ed una de- cina  di  anni  dopo  Fritz  Haber  scoprì  la sintesi dell’ammoniaca a partire da azoto e idrogeno, per la quale gli fu attribuito il premio  Nobel.  L’ultima  scoperta,  che contribuì  a  portare  nuove  materie  prime a basso prezzo per la chimica, fu quella degli enzimi, che consentirono di produr- re diversi alcoli a partire da sostanze na- turali.  Ricorderò  per  brevità  solo  il  tede- sco  Eduard  Buchner,  che  poi  prese  il premio  Nobel,  il  quale  scoprì  nel  1897 che  dei  fermenti,  poi  chiamati  enzimi, permettevano di trasformare idrati di car- bonio in alcool etilico ed anidride carbo- nica. Non è casuale che queste invenzio- ni,  che  portarono  al  premio  Nobel  quasi tutti i loro scopritori, siano state delle pie- tre  miliari  per  lo  sviluppo  dell’industria chimica. L’industria chimica è stata sem- pre un’industria basata sulla scienza. La chimica ha sfruttato gli scarti di altre industrie Nella  distillazione  del  carbone  per  otte- nere  coke  per  l’industria  metallurgica  si ottenevano,  idrogeno,  metano,  ammo- niaca  e  peci  oleose,  nelle  quali  erano state  identificate  grandi  quantità  di  ben- zene, toluene, xileni, antracene, naftalina e fenolo. La chimica dei coloranti nacque dietro l’esigenza di utilizzare questi scarti della  produzione  di  coke.  Fino  alla  fine della  seconda  guerra  mondiale,  gli  aro- matici  provenienti  dal  carbone,  l’acetile- ne  prodotto  dal  carbone  o  dal  metano, oltre  ai  prodotti  di  fermentazione  delle sostanze naturali, erano le materie prin- cipali per l’industria chimica. All’industria chimica mancavano gli alifa- tici a basso prezzo, che fino alla fine del- la  seconda  guerra  mondiale  venivano prodotti  in  Europa  o  via  acetilene  o  per deidratazione degli alcoli ottenuti per fer- mentazione. Questi processi erano mol- to  costosi.  Infatti  pur  essendo  stata  già scoperta  la  maggioranza  dei  polimeri, noti  attualmente,  questi  venivano  poco utilizzati, a causa dell’alto costo del mo- nomero.  Basti  pensare  che  il  polietilene veniva utilizzato solo come isolante per i radar.  I  gas  di  raffineria,  e  successiva- mente  quelli  ottenuti  dal  cracking  di  fra- zioni pesanti di petrolio per ottenere ulte- riore  benzina,  producevano  gas  C2-C4, che  all’inizio  venivano  bruciati  in  torcia. Emerse  quindi  l’occasione  di  utilizzare questi  scarti  come  materie  prime  per  la chimica. Il primo prodotto petrolchimico è stato  l’alcool  isopropilico,  ottenuto  per idratazione  del  propilene,  scoperto  in America  nel  1920.  Attualmente  solo  il 10% del petrolio va in chimica. In futuro la chimica potrebbe utilizzare le biomas- se di scarto delle attività agricole o dei ri- fiuti  urbani,  oppure  il  metanolo  a  basso prezzo,  veicolo  energetico  del  futuro, proveniente dai giacimenti remoti di me- tano, dove verrà sintetizzato per facilitar- ne il trasporto. Attualmente sono disponi- bili  le  paraffine  leggere,  presenti  come impurezze nel gas naturale e nel gas as- sociato al petrolio. Si sta cercando in tut- to il mondo di utilizzare queste paraffine, come  materie  prime  direttamente  per  la sintesi di intermedi, evitando, così, i co- stosi impianti di cracking. In Italia l’industria chimica nacque con la produzione  di  acido  solforico,  favorita dall’utilizzo  dello  zolfo  romagnolo  e  sici- liano e delle piriti provenienti da diverse parti  dell’Italia,  e  con  l’utilizzo  dell’ener- gia  elettrica  a  basso  costo  di  natura idroelettrica,  che  favorì  lo  sviluppo  di processi  elettrotermici  ed  elettrochimici, in particolare la produzione di carburo di calcio  e  calciociannamide,  e  l’elettrolisi del cloruro di sodio [4]. Dalla qualità della vita a servizio per altre industrie Se  l’industria  chimica  è  nata  per  alzare la qualità della vita delle persone, e que- sto impegno e rimasto ancora come par- te  significativa  della  sua  attività,  attual- mente la maggior parte della produzione chimica è di servizio per altre attività in- dustriali.  Occorre  qui  ricordare  che  l’in- dustria  farmaceutica,  che  chiaramente destina tutti i suoi prodotti ad elevare la qualità  delle  vita  delle  persone,  non  fa parte  dell’industria  chimica.  I  primi  pro- dotti  chimici  destinati  ad  altre  attività  in- dustriali sono stati i coloranti, poi le ver- nici  e  i  pigmenti,  ed  infine  i  polimeri.  Il primo polimero sintetico industriale è sta- to il fenolo-formaldeide (la bakelite), an- data in produzione nel 1911, e la prima fibra artificiale fu un derivato della nitro- glicerina apparsa nel 1889. Attualmente i settori  di  sbocco  più  importanti  dei  pro- dotti chimici sono quelli dei trasporti, del- l’edilizia,  della  meccanica,  del  tessile, della plastica e gomma e dell’agricoltura. Bibliografia [1] F.  Aftalion,  Histoire  de  la  chimie, Masson, Parigi, 1988. [2] B.G.  Reuben,  M.L.  Burstall,  The Chemical  Economy,  Longman,  Londra, 1973. [3] Chemical and Long Term Economic Growth,  edited  by  Ashis  Arora  Ralph Landau  Nathan  Rosenberg,  John  Wiley and Sons Inc., New York 1998. [4] G.  Trinchieri,  Industrie  chimiche  in Italia, Arvan, 2001.  Precedente 66 - La Chimica e l’Industria - 85