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4.1 L'immagine dell'Uomo/Donna in Occidente e in Oriente

 

The human body is the best picture of the human soul.
 

L.Wittgenstein, Philosophical Investigations.

 

In Occidente la rappresentazione più potente e sintetica dell'Uomo/Donna è forse quella data da Leonardo da Vinci in un suo famosissimo disegno (Figura 9).

  L'uomo di Vitruvio  

Figura 9

 

È immediato leggere nel disegno di Leonardo un insieme di caratteristiche ideali dell'Uomo/Donna: armonia, forza, austerità, consapevolezza, bellezza, controllo, dinamicità, sessualità. Lo sguardo che ci osserva dal disegno è di una persona che ritiene di essere padrona del proprio destino. Dato che sto parlando a Ravenna, un luogo importante nella grande storia dell'Occidente, non mi soffermo oltre sui tratti evocati da Leonardo. Molto diversa è l'immagine dell'Uomo/Donna che viene data nel Buddhismo, e qui ne darò due versioni, la prima riferita all'Uomo/Donna comune (Figura 10), la seconda al Risvegliato (Figura 11).

La Figura 10 riprende i primi quattro anelli del ciclo delle nascite, morti e ritorni che costituisce il destino obbligato di ogni essere senziente non liberato, non illuminato, non risvegliato. Complessivamente gli anelli sono dodici, e la loro descrizione risale direttamente all'insegnamento del Buddha storico. L'immagine nel primo anello è quella di una vecchia cieca che cammina verso un burrone: è la nostra ignoranza , l'origine di ogni dannazione. Nel secondo anello si vede un vasaio intento a formare un vaso: è la nostra attività intenzionale (samkhara) mentre incessantemente dà forma alle nostre azioni, e al nostro futuro. La scimmia della terza figura è vinnana, l'irrequietissima nostra coscienza. Vinnana si annida nell'embrione al momento del concepimento, condizionata dai samkhara residui della vita precedente, ma è anche la coscienza che risorge ad ogni istante della nostra esistenza, condizionata dai samkhara formatisi nell'istante precedente. Infine i due omini del quarto anello sono nama-rupa il nostro corpo e le nostre attività mentali, sempre trascinati nel flusso continuo degli eventi. Il 'ritratto' dovrebbe essere completato con gli altri otto anelli, ma questi sono già sufficienti a chiarire quanto poco sia consapevole della propria condizione l'Uomo/Donna non risvegliato. Ben diversa la situazione rappresentata in Figura 11.


  I primi quattro anelli del samsara

Figura 10 I primi quattro anelli della ruota della vita  

Samantabhadra e la sua compagna  

Figura 11 Samantabhadra e Samantabhadri

 
L'Uomo e la Donna avvinti nell'unione sessuale sono ignudi, privi di ogni segno e di ogni qualifica. Sono appunto Uomo/Donna, e basta. Infatti 'basterebbe' essere completi, ricomposti, senza segno per essere avviati verso il risveglio alla realtà, nostra e della miriade di cose. Certamente il contrasto tra l'Occidente di Leonardo (Figura 9) e l'Oriente di Samantabhadra e della sua compagna Samantabhadri (Figura 11) è radicale. In entrambi casi abbiamo a che fare con eroi nudi, ma nel primo caso la nudità è sfida, nel secondo è compimento.

 4.2 L'assenza di un 'io'

Al termine di questa  parte dedicata al corpo umano si impone una precisazione a proposito di un punto cruciale dell'insegnamento del Buddha. Unica fra tutte le grandi religioni il Buddhismo nega l'esistenza di un 'io'. L'espressione più precisa e radicale di questa posizione si ha nel Dhammapada, uno dei testi sacri più antichi e venerati della tradizione buddhista: Nel Capitolo della Via si legge:

La parola che Martinelli traduce con 'elementi' è dhamma, un termine pali la cui estensione semantica è vastissima, e che in questo contesto potrebbe essere tradotto con minor poesia e maggiore incisività con 'cose', 'enti', 'entità': tutte le entità esistenti sono prive di un sé (sabbe dhamma anatta). È evidente che siamo qui davanti ad una affermazione che separa la tradizione buddhista da qualsiasi corrente filosofica o religiosa dell'Occidente. D'altra parte non sarebbe corretto negare che molti buddhisti occidentali, compresi alcuni monaci regolarmente ordinati, coltivano ancora il pensiero falsamente consolatorio di 'possedere' un io. A me pare che quanto visto sul funzionamento statistico dell'intero corpo umano confermi come la base stessa, materiale, della nostra esistenza sia fuori del nostro controllo. L'autocoscienza di chi sta scrivendo queste righe altro non è che l'affioramento ultimo di una struttura neurale di (quasi) indicibile complessità. Per maggiore chiarezza riprendo ancora l'insegnamento di Buddhaghosa:

I 'cinque' aggregati sono ciò che ho già definito con nama-rupa, il corpo e le attività mentali. La 'mia' autocoscienza è uno dei modi con cui si esprime la rete neurale attiva nel 'mio' corpo. Sempre nel Visuddhimagga Buddhaghosa ha scritto:

La permanenza dell'io è un'illusione anagrafica, dovuta alla continuità nel funzionamento del corpo, una continuità indipendente dalla discontinuità della mente e basata su una coerenza statistica dei processi fisiologici. Quando questa coerenza viene a mancare, per vecchiaia, incidente o malattia, sopravviene la morte e nama-rupa si dissolve. Del 'titolare' precedente, in quanto 'persona', non rimane traccia.
 

Segue