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4. Il nostro corpo
 

4.0 Il corpo e la cellula

Ancora prima dell'intuizione profonda ottenibile nella pratica di meditazione la conoscenza scientifica è sorgente copiosa e ininterrotta di meraviglia. In questa sezione richiamerò un certo numero di nozioni elementari sulla cellula animale e sulla sintesi delle proteine, nozioni quali si trovano in qualsiasi testo di biologia per la scuola secondaria e che troppo spesso 'transitano' sotto gli occhi dei nostri allievi senza che essi ne avvertano il significato esistenziale (per le loro esistenze).


  Cellula eucariota

Figura 8

Rappresentazione tridimensionale di una cellula animale

 
In Figura 8 ho ripreso una tipica rappresentazione tridimensionale di una cellula animale. Lo scopo didascalico dell'illustrazione è di porre in relazione reciproca, e con l'insieme della cellula, le strutture e gli organelli che costituiscono il complesso mondo cellulare. Nella Figura non sono date le dimensioni reali della cellula tipo, che negli animali superiori ha un diametro di 20-30 m m. Quindi fra le dimensioni del nostro corpo e quella di una nostra cellula vi sono cinque ordini di grandezza! Se si volesse rendere più concreta questa differenza di dimensioni si potrebbe fare questo paragone: una cellula si colloca 'lungo' il corpo umano come un uomo o una donna si collocano 'lungo' i 135 kilometri che separano Ravenna da Firenze. Ma questo paragone non rende ancora giustizia alla complessità cellulare del corpo umano, infatti nel nostro organismo conteggiamo qualcosa come 100.000 miliardi di cellule, una cifra inconcepibile, che però si può cercare di apprezzare. Ricordiamo innanzi tutto che ciascuna dei 100.000 miliardi di cellule è in contatto remoto con tutte le altre, attraverso il tessuto cui appartiene e il flusso sanguigno, che deve pur far giungere a ciascuna di esse ossigeno vitale e nutrimento. Elaboriamo ora una di quelle similitudini che andavano così di moda a metà dell'Ottocento, per invitare a riflettere sulle dimensioni del mondo microscopico. Stipiamo tre persone in un metro quadrato; pensiamo poi ad una folla, altrettanto fitta, di 100.000 miliardi di persone: essa ricoprirebbe l'intera Africa, che come sappiamo ha una superficie di 30 milioni di km2 (il contorno dell'Africa si coglie perfettamente in Figura 1). Si tratterebbe di una folla da giudizio universale. Nella situazione evocata dalla similitudine ciascuna dei 100.000 miliardi di persone farebbe parte di un organismo, ossia sarebbe in contatto mediato con tutte le altre. Quando nel Buddhismo si parla del proprio corpo come dono prezioso certamente non si esagera.

Torniamo ora alla Figura 8, e consideriamo in particolare i mitocondri, un tipo di organelli presenti in ogni cellula eucariota. Essi svolgono una funzione essenziale, in quanto realizzano il processo di respirazione cellulare e forniscono l'energia chimica necessaria alla vita della cellula. Più la cellula è metabolicamente attiva e più risulterà ricca di mitocondri. Anche in Figura 8 si intravede che i mitocondri hanno a loro volta una struttura complessa, organizzata non pieghe (creste) particolari, che dividono lo spazio interno in compartimenti in cui si trova una soluzione di acqua, enzimi, coenzimi, fosfati e molte altre molecole. Vi sono almeno quattro aspetti della storia e del funzionamento dei mitocondri che devono essere tenuti presenti. Riteniamo che essi siano il risultato di una relazione simbiotica tra un procariota e una cellula eucariota primitiva: la cellula ospite forniva (fornisce) le sostanze alimentari e i mitocondri hanno reso (rendono) più efficiente il processo di respirazione cellulare. Si assume come prova irrefutabile di questa lontanissima relazione simbiotica il fatto che i mitocondri non sopravvivono senza il proprio DNA, e quindi sintetizzano in proprio le proteine loro necessarie. D'altra parte i mitocondri si 'riproducono' per i fatti loro, all'interno della cellula ospite Questi organelli aggiungono alle tue caratteristiche singolarissime appena citate una terza: il DNA dei mitocondri si trasmette solo per via materna. I mitocondri che 'abitano' le cellule del padre non danno alcun contributo al patrimonio genetico della prole perché la 'testa' dello spermatozoo è pressoché nuda, cioè non contiene citoplasma (con il DNA citoplasmatico). La 'testa' è costituita da un involucro proteico che ha una funzione enzimatica (la 'testa' deve 'penetrare' attraverso la membrana dell'uovo femminile), e che non contiene altro che il DNA del maschio. L'uovo femminile ha conservato per milioni di anni ciò che lo spermatozoo, nella sua caccia frenetica, ha da sempre lasciato dietro di sé. Verrebbe da dire che certi caratteri, considerati stereotipi della 'femmina' e del 'maschio', siano effettivamente presenti fin dall'origine cellulare dell'essere vivente.

La vita della singola cellula ha ancora molto da insegnare a chi - ad esempio - volesse porre nette separazioni fra animato e inanimato. Il mondo interno alla cellula comunica con l’esterno mediante proteine. Alcune di queste 'sporgono' come bitorzoli molecolari dalla membrana cellulare, e svolgono numerose funzioni di riconoscimento e comunicazione. Altre proteine passano da parte a parte la membrana, e servono da canali per gli scambi di materia; esse possiedono parti mobili che aprono e chiudono i canali a seconda delle 'necessità' della cellula. Se le membrane cellulari avessero dimensioni macroscopiche esse dovrebbero essere segnalate da cartelli con su scritto "Attenzione! Pericolo di morte!". Infatti attraverso la membrana cellulare vi è una differenza di potenziale di 10.000 V/cm.

Infine le cellule (tutte le cellule) hanno un ricchissimo metabolismo interno che, agli occhi di un buddhista, è una vera celebrazione materialista della filosofia Hua Yen. Mi riferisco al processo di sintesi delle proteine, per la cui descrizione dettagliata rinvio con qualche rimpianto ai libri di testo. Infatti la sua complessità è veramente strabiliante, e solo l'atonia della cultura rispetto alla scienza fa sì che la sua conoscenza sia relegata a 'fatto tecnico', da manuale appunto. Qui posso solo elencare alcuni dei principali protagonisti del processo, le molecole di RNA. Il 'montaggio' delle catene proteiche è realizzato da coppie di r-RNA, di cui esistono 2 tipi diversi per cellula. Essi in associazione con particolari proteine costituiscono i ribosomi, le 'fabbriche' delle proteine (si veda ancora la Figura 8). I diversi radicali di amminoacidi necessari per costituire le nuove catene proteiche sono trasportati dai t-RNA, di cui esistono 50-60 tipi diversi per cellula. Una parte della molecola del t-RNA, l’anticodone, segnala la natura dell’amminoacido trasportato. Infine vi sono gli m-RNA. Essi sono formati da una lunga catena di codoni, ciascuno dei quali corrisponde ad un particolare amminoacido (e ad un anticodone). Di questi m-RNA ne esistono da 1.000 a 10.000 tipi diversi per cellula, a seconda della funzione fisiologica della cellula stessa. Come dice il loro nome, gli m-RNA portano con sé il codice di una particolare sequenza di amminoacidi come 'messaggio' dal DNA, che risiede nel nucleo, ai ribosomi, che operano nel citoplasma. In quanto appena accennato vi sono almeno tre punti di grande interesse.

Innanzi tutto ci stupisce la varietà estrema delle specie molecolari (complesse!) all'interno delle cellule: a livello umano occorrerebbe un laboratorio immenso per rendere disponibili in ogni momento quantità opportune di 10.000 sostanze diverse. In secondo luogo colpisce il fatto che queste 1.000-10.000 molecole diverse sono 'montate' in luoghi a cui gli amminoacidi arrivano in modo puramente casuale. È questo il fatto cruciale, essenziale per la comprensione profonda del meccanismo di sintesi di cui sto parlando. Il mondo cellulare è un mondo meramente statistico, in cui ogni singolo t-RNA vaga in un fluido denso - urto dopo urto - fin quando il suo codone viene a combaciare con un anticodone. Solo a questo punto si innesca il montaggio da parte dei ribosomi nella nuova catena proteica. Altrettanto statistico è un fatto ancora più nascosto, ed è il meccanismo secondo cui all'interno del nucleo sono prodotti gli m-RNA in quantità e di qualità opportune per il funzionamento ottimale della cellula a cui appartiene il nucleo. Nella cellula non vi sono centri direzionali.

Ci si può chiedere se sia possibile che nella pratica di meditazione si comprenda veramente, in profondità, cosa sia una cellula. Come può un essere costituito da miliardi di cellule, in meditazione, identificarsi con un’unica cellula? Un praticante zen può trovare una via di accesso se segue l'indicazione data da uno dei più grandi Risvegliati che hanno vissuto fra noi. Dogen Zenji (1200-1253) visse in Giappone negli stessi anni in cui in Italia viveva e predicava San Francesco d'Assisi (1181-1226). Il suo preciso incoraggiamento è in un passo, tanto breve quanto significativo.

Quando il sé si fa avanti e conferma la miriade di cose, ciò è detto illusione.

Quando la miriade di cose si fa avanti e conferma il sé, ciò è detto illuminazione

Dogen ci insegna che è illusione il voler imprigionare la moltitudine di cose-eventi che costituisce il mondo in una specie di 'conferma' burocratica, che classifica, divide, irreggimenta. Il risveglio si ha solo quando si lascia entrare la miriade di cose-eventi nella propria esistenza, fattuale, mentale, psichica.

Lo scenario di riferimento per la meditazione è quello su accennato. Al di là dei dettagli della biochimica, si devono immaginare le 1.000 - 10.000 proteine come dei grovigli ordinati, degli oggetti molecolari, ciascuno dei quali ha una sua identità. Questa identità molecolare è fisiologicamente fondamentale, perché se c’è qualcosa che non funziona in questa identità, la cellula muore, e se la molecola è particolarmente importante, muore anche l’individuo complessivo (di qui il significato esistenziale, stricto sensu, del meccanismo di sintesi delle proteine). La meditazione deve ripercorrere i processi di sintesi, avendo sempre presente che queste molecole sono riprodotte all’interno delle cellule da meccanismi assolutamente automatici. Le proteine vengono montate all’interno delle cellule da altre molecole, che mettono insieme queste lunghe catene, prima nella sequenza giusta e poi nella forma giusta, e le proteine risultanti sono dell’ordine di migliaia di individui differenti. Tutto questo non si realizza in modo ordinato: le molecole si muovono nel caos, rimbalzano, scivolano, slittano l’una sull’altra. Dal punto di vista filosofico ed estetico è una specie di meraviglia di complessità (li shih wu ai) e di armonia (shih shih wu ai). Tutto ciò avviene milioni di volte al minuto! Noi non abbiamo la possibilità, pur coinvolgendo mille laboratori, di riprodurre con la stessa facilità e semplicità tutte le molecole diverse che abbiamo dentro il nostro corpo!

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