Buddhismo zen e pratica scientifica

Un approccio sostenibile al dialogo fra religione e scienza

 

Luigi Cerruti

 

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4. Siparietto epistemologico, con un'applicazione al Boeing 747 di Hoyle

Il tema della nostra giornata di studio mette in evidenza la pluralità delle esperienze religiose (religioni), ma fa altrettanto con le discipline scientifiche e invita a discutere di scienze. Avendo per molti anni insegnato chimica agli studenti di fisica, ed avendo interagito con fisici e storici della fisica (in particolare storici che sono fisici di formazione), posso affermare con una certa tranquillità che la chimica rimane una disciplina misteriosa non solo per i ragazzi ma anche per la quasi totalità dei ricercatori e degli storici non-chimici.

Il dominio ideologico dell'astratto rispetto al concreto è talmente radicato nella nostra cultura che non si può parlare di 'teoria' se non ci si veste dei paludamenti sacerdotali dei riduzionisti, e si controlla l'idoneità epistemologica delle aspiranti teorie. A dispetto di tutte le epistemologie normative ogni grande disciplina è caratterizzata da procedure conoscitive specifiche, che si evolvono nel tempo e che contestualmente mettono in luce la inesauribilità dei temi disciplinari. Il fatto che la chimica non abbia 'leggi generali' di tipo newtoniano, o proprie modalità di calcolo formale, non deve diminuire in alcun modo il valore conoscitivo e la potenza predittiva della teorie chimiche. Parlo di teorie chimiche al plurale, o, se si preferisce, di frammenti di teoria. Per spiegarmi è opportuno avere sotto gli occhi lo schema più semplice del modo di lavorare dei chimici:

sistema di reagenti ® (eventi nel mondo microscopico) ® sistema di prodotti

Ciò che è messo tra parentesi è in realtà proprio ciò che permette la transizione da uno stato del mondo macroscopico (i reagenti) ad un altro stato del mondo macroscopico (i prodotti).[1] Ebbene, centinaia e centinaia di reazioni sono state codificate e battezzate con un nome prima che si avesse una qualche nozione degli eventi microscopici coinvolti in quelle reazioni. I protocolli che descrivono la fattibilità in laboratorio delle reazioni (di Cannizzaro, di Diels-Alder, di diazotazione, ...) descrivono accuratamente il sistema dei reagenti (composizione, temperatura, catalizzatori, ecc.) e ci si può aspettare il protocollo sia valido per un amplissimo numero di composti, diversi tra di loro ma con le specifiche caratteristiche strutturali richieste dal protocollo. Il carattere predittivo di questi protocolli è palese, ed essi funzionano rispetto ai sistemi che descrivono né più né meno di una 'legge'. Per un fisico à la page e per un epistemologo ancien régime può essere sconvolgente che esistano migliaia di leggi - in barba al rasoio di Occam -, ma le sostanze non si trasformano seguendo regole filosofiche.

La stessa moltitudine di reazioni studiate (dell'ordine di 104) e di strutture molecolari note (dell'ordine di 106) indica che atomi e molecole interagiscono fra di loro in modo combinatorio e affatto arbitrario. Non vi è nulla di arbitrario, di casuale, in una reazione chimica. Così risulta essere una solenne sciocchezza quanto ha scritto Fred Hoyle nel 1983, per dare una 'idea' di quanto fosse assurda la formazione casuale di 2000 diverse proteine di 200 amminoacidi ciascuna:

 

Nel cortile di un ferrivecchi vi sono tutti i pezzi e le parti di un Boeing-747, smembrato e disastrato. Capita che un turbine passi attraverso il cortile. Quale è la probabilità che dopo il suo passaggio possa essere trovato un 747 completamente montato, pronto a volare? [2]

 

Il paragone di Hoyle non regge per diversi motivi. Il primo è che al livello macroscopico scelto da Hoyle non agiscono forze mirate come quelle attive nel mondo microscopico (attrazioni e repulsioni elettrostatiche, interazioni quantistiche fra distribuzioni elettroniche). Un bullone non si avviterà mai spontaneamente nella sua sede, mentre formaldeide (CH2O) e idrossilammina (NH2OH) possono reagire spontaneamente per dare l'amminoacido glicina (C2H5NO2) e acqua (H2O). Il secondo errore di Hoyle e dei suoi seguaci è di trascurare i processi di autoorganizzazione, cooperazione e trasporto presenti nel mondo microscopico (si pensi proprio alla sintesi delle proteine all'interno di ogni cellula).

Poi, ovviamente, c'è la questione del tempo durante il quale si è sviluppata l'evoluzione pre-biotica, ma qui voglio parlare del tempo in riferimento al tono di sfida con cui qualche creazionista denuncia che la vita non è ancora stata prodotta in laboratorio. Appena un paio di secoli il chimico inglese John Dalton cominciò a parlare di atomi in modo quantitativo. Attualmente i risultati migliori sull'autoorganizzazione e autoreplicazione sono quelli ottenuti dal gruppo di Reza Ghadiri (Scripps Research Institute), che ha sintetizzato un replicatore costituito da 32 residui di amminoacidi. Il replicatore di Ghadiri  amplifica in modo efficiente prodotti omochiralici da una mistura racemica di frammenti peptidici, ed  agisce mediante un ciclo autocatalitico chiroselettivo.[3] I tempi delle religioni sono millenari, perché non avere un atteggiamento altrettanto paziente nei confronti delle scienze?

 



[1] Tralascio per semplicità il fatto che nei sistemi di reazione si stabilisce spesso un equilibrio fra quantità macroscopiche di reagenti e di prodotti.

[2] "A junkyard contains all the bits and pieces of a Boeing-747, dismembered and in disarray. A whirlwind happens to blow through the yard. What is the chance that after its passage a fully assembled 747, ready to fly, will be found standing there?" Hoyle F. 1983, 19, op. cit. Sul dibattito a proposito del Boeing di Hoyle si veda: G. Korthof, "A memorable misunderstanding.Fred Hoyle's Boeing-story in the Evolution/Creation literature", URL: http://home.wxs.nl/~gkorthof/kortho46a.htm.

[3] Per il contesto di queste ricerche rinvio a Cerruti L. 2005, op. cit.

 


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