Buddhismo zen e pratica scientifica
Un approccio sostenibile al dialogo fra religione e
scienza
Luigi
Cerruti[1]
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< Indice di Scienza e Buddhismo >
Il presente saggio è stato presentato con qualche variante ad un seminario tenuto a Latina, dal titolo:
1. Introduzione
2. I caratteri originari del Buddhismo
3. La pratica del Dharma come religione
4. Siparietto epistemologico, con un'applicazione al Boeing 747 di Hoyle
5. Huayanjing, 華嚴經, il Sutra della ghirlanda
7. Conclusioni
Riassunto
Sono
discussi alcuni aspetti del Buddhismo e della tradizione chan/zen
particolarmente interessanti per un dialogo proficuo fra scienza e religione. Testi
di riferimento sono il Dhammapada, il Kesamutti Sutta, e scritti di
Chengguan e Dogen.
Some features of
Buddhism and Chan/Zen are particularly useful for a dialogue between science
and religion. Reference is made to the Dhammapada,
the Kesamutti Sutta, and to texts by
Chengguan and Dogen.
Come buddhista nato e vissuto in un contesto cattolico
non posso certamente far finta di stupirmi che il rapporto fra scienza e
religione si ponga come problema, secondo quanto afferma l'invito al nostro
incontro: “Scienza-Religione: che tipo di soluzione ci si aspetta?”. Eppure lo
stupore potrebbe essere condiviso anche dai praticanti di altre religioni se le
loro tradizioni testuali ed istituzionali non avessero fatto interferire in mille modi insegnamento
e guida religiosa con il libero esercizio della ricerca - di qualsiasi natura,
da quella spirituale a quella scientifica. L’insegnamento del Buddha[2], il Dharma,[3] è giunto inerme nei paesi che
sono stati all’origine del movimento scientifico moderno, e finora vi è vissuto
rimanendo privo di qualsiasi connotazione di potere. Non si è potuta perciò
costituire l’arena stessa del conflitto, inevitabile quando scienza e religione
sono i portati sociali di potenti comunità poco avvezze ad ammettere una
molteplicità di vie verso la conoscenza. A mio parere al contrasto si è
arrivati anche per motivi più profondi del semplice conflitto di potere, motivi
che forse si possono far risalire anche alla rigidità del canone in cui è
racchiusa la Rivelazione.
In questo mio intervento tratterò alcuni insegnamenti
fondamentali del Dharma, così come è nato in India, e successivamente radicato
in Cina e in Giappone. Cercherò inoltre di collegare questi elementi del Dharma
con qualche aspetto storico o epistemologico delle scienze sperimentali.
[1] Università di Torino, e-mail: luigi.cerruti@unito.it;
http://www.minerva.unito.it.
[2] La parola |Buddha| è un appellativo; deriva da budh-
radice del verbo sanscrito/pā²i
che significa 'risvegliarsi', più il suffisso -ta che indica il
participio passato.
[3] In questa relazione indicherò con |Dharma|
l'insegnamento contenuto nei testi buddhisti al di là del fatto storico che
questi testi riportino le parole del Risvegliato o di altri Maestri giunti a
vedere la realtà così com'è. La parola Dharma è ormai attestata nella lingua
italiana. Dharma è in origine parola sancrita, il temine corrispondente
in pā²i è dhamma, in cinese
è fa 法, in giapponese hō 法 (con lo stesso carattere) oppure datsuma タツマ. È evidente che i segni
delle diverse lingue rimandano anche ad intrecci semantici propri delle
tradizioni religiose e filosofiche che si sono espresse in quelle stesse
lingue. Il lettore perdonerà se spesso farò delle scelte semantiche implicite;
posso offrire i risultati di una ermeneutica personale, non una ricerca
erudita.
Consigli di lettura
| Premi Nobel per la Chimica | Chimica, Epistemologia, Etica | La chimica di Primo Levi |