
Bollettino
della Divisione di Didattica Chimica
Numero 15 Ottobre 2002
Attenzione: La pubblicazione del Bollettino è cessata
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Direttore: prof. Luigi Cerruti Past-President della Divisione di Didattica della Società
Chimica Italiana |
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Redazione |
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prof. ErminioMostacci erminio.mostacci@tin.it
ITIS "Luigi Casale", Torino |
prof. Silvia Treves cs@arpnet.it SMS "L. Pirandello", Torino |
dr. Francesca Turco francesca.turco@unito.it Dip. di Chimica Generale ed Organica Applicata, Università di
Torino |
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Fondino |
M.
Vittoria Massidda, Il gusto di formare e informare. Un
bilancio della III Conferenza Nazionale sull'Insegnamento della Chimica |
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Contributi alla didattica |
E. Aquilini,
Il ruolo del linguaggio nella formazione scientifica |
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G.Bentivenga, M.D'Auria, A.De Bona, G.
Mauriello, Caratterizazione di oli lucani. Area di progetto a.s. 2001-2002 |
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V.
Devoto, M. L. Dessì, G.Corda, M. Sannia, "Cosa
mangi a merenda?". Progetto interdisciplinare
di educazione alimentare integrata nei curricoli di scienze naturali e
chimica |
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E. Scano, La chimica e lo sviluppo delle nuove
tecnologie alimentari |
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R. Ambrosetti, Perché le molecole stanno insieme? |
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Attività della Divisione |
G. Costa, Indirizzo
di apertura della Conferenza Nazionale sull’insegnamento della
Chimica |
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Oltreconfine |
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L.Cerruti, Qualche
riflessione sull'etica |
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Informazioni redazionali |
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Il gusto di formare e informare.
Un bilancio della III Conferenza Nazionale
sull'Insegnamento della Chimica
M.
Vittoria Massidda
Consiglio Direttivo della Divisione di Didattica della Società Chimica
Italiana
Presidente del Comitato Organizzatore
Il 24 ottobre si è aperta a
Cagliari la III Conferenza Nazionale sull’Insegnamento della Chimica.
Organizzata dalla Divisione Didattica e dalla sezione Sardegna della Società
Chimica Italiana, in collaborazione con l’Università degli Studi di Cagliari e
l’Istituto Tecnico Industriale “Michele Giua” di Cagliari. La Conferenza era
rivolta ai docenti dei vari ordini scolastici e dell’Università e a tutti
coloro che si occupano di formazione in ambito chimico, e ha visto la presenza
attiva di un centinaio di insegnanti, in gran parte della scuola secondaria,
che hanno seguito i lavori con una attenzione e una partecipazione tali da
premiare gli oratori e – gli organizzatori.
La
Conferenza ha rappresentato un’occasione di incontro a carattere nazionale per
sostenere l’insegnamento della chimica e per discutere di argomenti di massima
attualità nell’ambito della formazione quali: la riforma del Sistema
Scolastico, la didattica della Chimica nella Scuola di base e nella Scuola
secondaria, la funzione della formazione chimica per il progresso della
società, il ruolo della chimica a tutela della salute e dell’ambiente, i
sistemi integrati di Istruzione e Formazione, le collaborazioni tra Scuola, Università,
Imprese: stage e tirocinio, la formazione degli Insegnanti per la qualità
dell’istruzione.
I lavori
sono stati aperti da una sessione inaugurale, a cui hanno portato un
sostanzioso contributo Rosarina Carpignano, che ha ricordato al luminosa figura
di Michele Giua, e Giorgio Nebbia, che ha argomentato con profondità
impareggiabile il tema "La chimica come economia della natura". Le
relazioni e comunicazioni successive sono state ben 21, costituendo nel
complesso un vero patrimonio di conoscenze e di esperienze, che rende urgente
la pubblicazione degli Atti. Molti contributi, portati dai più diversi punti di
vista, hanno ripreso un tema ricorrente: come la chimica sia un’importante
componente formativa di base per i giovani di oggi, e come esista un “sapere
chimico” che riesce a dare "gusto" e "piacere" alla
scoperta e alla percezione del mondo attraverso l’esperienza cognitiva.
Le
riflessioni sul “sapere chimico” ci vengono imposte dallo sviluppo scientifico,
tecnologico ed economico della società che con rapidi e profondi mutamenti
investe il mondo della scuola. I diversi oratori si sono chiesti come proporre
le conoscenze chimiche ai giovani studenti per dare un senso alla
formazione di una cultura chimica di base e di una cultura tecnica adatte alle
esigenze della società e del mondo del lavoro, come sviluppare competenze
che possano essere utilizzate per risolvere problemi concreti. Ma non ci si è
'limitati' ai compiti più immediati della didattica. Sia nei contributi, sia
nella vivace discussione pubblica, sia ancora nelle appassionate 'chiacchiere'
nei corridoi dell'Istituto, tutti i convenuti hanno posto con forza, come
riferimento fondamentale del loro compito di educatori i bisogni personali,
sociali, culturali ed economici a cui deve rispondere il sapere chimico. Di
più ancora: nessuno ha dimenticato i bisogni estetici ed etici che
accompagnano la crescita dei giovani. Crediamo che la Conferenza Nazionale
abbia concorso a trovare risposte adeguate ai molti interrogativi, attraverso i
risultati della ricerca didattica, delle migliori esperienze delle scuole e di
quei “laboratori didattici” in cui si progetta, si fa ricerca, si sviluppa la creatività
dei giovani.
Nella
Conferenza vi sono stati momenti intensi di riflessione sulle caratteristiche
del progresso scientifico, sulla formazione degli insegnanti, sul ruolo
dell’indagine storico-epistemologica nella didattica della chimica, sui
linguaggi usati per comunicare la scienza a confronto con l’uso e l’abuso del
lessico scientifico. Sulla formazione iniziale degli insegnanti, in
particolare, si è tenuta una tavola rotonda che ha messo a fuoco i numerosi
problemi posti dal funzionamento delle Scuole di Specializzazione per la
formazione degli Insegnanti della Scuola Secondaria. Alla tavola hanno partecipato Sergio Torrazza, Direttori
della sezione di Cagliari della SSIS Sardegna; Ferdinando Arzarello, Direttore
della SSIS Piemonte-Val d'Aosta; Roberto Crnjar, Preside della Facoltà di
Scienze M.F.N. di Cagliari e Giuseppe Mezzorani, del Dipartimento di Fisica
della stessa Università; Tiziano Pera, dell'ITIS Cobianchi di Verbania e
docente della SSIS di Torino; Rossana Quidacciolu, dell'ITIS Angioy di Sassari,
supervisore di tirocinio della SSIS Sardegna; Sandro Torroni dell'Università di
Bologna, in qualità di Presidente della Conferenza dei Consiglio di Corso di
Studi in Chimica. Ho ripreso interamente l'elenco dei partecipanti alla tavola
rotonda perché l'ampiezza delle loro qualifiche professionali e dei ruoli
istituzionali convalida fortemente le conclusioni della tavola rotonda: la
chiusura delle SSIS, o la loro trasformazione in corsi di specializzazione
affidati alle singole Facoltà sarebbe una iattura per il sistema scolastico
italiano, in quanto reciderebbe quel rapporto fra Università e scuola
secondaria che i quattro anni di attività delle SSIS sono riusciti a
consolidare.
Infine,
per un insegnamento della chimica che motivi realmente gli studenti, ma anche i
docenti, sono state proposte relazioni riguardanti argomenti di attualità per i
giovani e la società, su problematiche di carattere interdisciplinare come
quelle legate alla salute, all'alimentazione, all'ambiente, alla conservazione
dei beni culturali.
Questo
numero di Didi è interamente dedicato a
riprendere i lavori della Conferenza. Nei Contributi alla didattica sono
stati collocati cinque brevi scritti, che altro non sono se non i semplici
riassunti dei contributi sviluppati dinanzi al pubblico della Conferenza. Per
loro natura concisi, questi testi testimoniano in quattro casi l'ampiezza del
fronte di ricerca didattica su cui operano i membri della Divisione che
insegnano nei più diversi tipi di scuola secondaria. Eleonora Aquilini, dell'
ITC "C.Cattaneo" di S. Miniato (Pisa) ha svolto una relazione su
"Il ruolo del linguaggio
nella formazione scientifica"; un gruppo di docenti dell'ITIS
A. Einstein di Corleto P. (Potenza) e dell'Università degli Studi della
Basilicata ha presentato un lavoro svolto all'interno dell'area di progetto
sulla "Caratterizazione di
oli lucani"; un altro gruppo di docenti dell' I.T.C.G.
"E. Mattei" di Decimomannu (Cagliari) ha illustrato un "Progetto
interdisciplinare di educazione alimentare integrata nei curricoli di scienze
naturali e chimica"; Efisio Scano, infine, dell' Istituto
Comprensivo di Samassi (Cagliari), ha collegato l'andamento tecnologico
dell'industria alimentare con la didattica interna alle scuole e gli stages
possibili nelle strutture di ricerca e sperimentazione del Parco Scientifico e
Tecnologico dell'Isola ("La chimica e lo
sviluppo delle nuove tecnologie alimentari"). Il quinto contributo
sulla didattica della chimica proviene da un Istituto del CNR, da cui Roberto
Ambrosetti ha inviato un interessante lavoro sul rapporto fra trattazione
quantistica e approccio VSEPR nella risposta al quesito
Perché le molecole stanno insieme?. Nella
rubrica di Didi dedicata all'Attività
della Divisione è riportato l'"Indirizzo di apertura" svolto alla
Conferenza da Giacomo Costa, Presidente della Divisione. Secondo le parole del
Presidente l' "Indirizzo" è in realtà "una
'istantanea' sul panorama delle azioni della Divisione di Didattica Chimica
della Società Chimica Italiana nelle situazioni concrete che essa deve
affrontare". In particolare il discorso del Presidente Costa rinvia agli
intensi contatti con le altre associazioni degli insegnanti, l'AIF e l'ANISN, e
ai complessi rapporti con il MIUR. Infine la rubrica Oltreconfine
pubblica un estratto della relazione tenuta alla Conferenza da Luigi Cerruti,
il Direttore di Didi. Il tema scelto da Cerruti è
stato "Etica dell'ambiente. Una ricerca sulla violabilità della
natura", e l'estratto riguarda il punto centrale della relazione, in cui
il relatore ha sviluppato "Qualche riflessione
sull'etica". A proposito di questi riassunti ed estratti ricordiamo ai
lettori di Didi che ogni Autore o gruppo di Autori
è raggiungibile mediante posta elettronica, e ognuno di loro sarà lieto di
completare le informazioni che qui diamo in forma compatta.
Nel
complesso la III Conferenza Nazionale per l'Insegnamento della Chimica ha
dimostrato non solo che l'attività della Divisione di Didattica della SCI è 'in
crescita' qualitativa e quantitativa, ma anche che esistono le forze culturali
per articolare un movimento nella scuola pubblica, un movimento in grado di
resistere ad ogni tentativo di smantellamento dell'unica struttura dello Stato
espressamente delegata alla formazione di cittadini consapevoli.
IL RUOLO DEL LINGUAGGIO NELLA FORMAZIONE SCIENTIFICA
ITC
"C.Cattaneo" di S. Miniato – Pisa, Vicepresidente DD-SCI
II
linguaggio è centrale nella formazione dell'uomo perché in primo luogo rende
possibile l'accesso ai significati di ordine superiore, quelli non collegati
direttamente all'istinto e agli aspetti più primitivi del nostro essere.
Possiamo apprendere dalla nostra esperienza e da quella degli altri,
perché riusciamo a trasformare ; segni in simboli. In altre
parole riusciamo a creare un doppio dell'oggetto naturale, la parola, che diventa
un simbolo, quando si arricchisce di un significato . "I segni diventano
simboli, quando scopriamo la loro possibilità di essere quello che non sono.
Non ci consentono di possedere ma ci orientano, perché indicano e, come dice
l'antico giuoco semantico, attraverso i nomina possiamo ritrovare i numina"
(1)
Sul legame
esistente fra la parola e il pensiero è fondamentale il contributo di Vygotskij
che in "Pensiero e linguaggio" (2) ha analizzato il ruolo del
linguaggio nello sviluppo dei concetti e per la loro acquisizione. L'analisi
che viene fatta in questo libro comprende gli stadi che portano ad una sempre
migliore organizzazione dei contenuti percettivi fino alla formazione dei
concetti. La strutturazione di questi passaggi avviene appunto attraverso un
uso della parola che assume via un significato sempre più astratto, diventa
cioè un concetto. Questo è un meccanismo di "generalizzazione" che ci
aiuta a comprendere la distinzione fra le concezione di senso comune e i
concetti scientifici veri e propri. Prima che emerga il concetto vero e
proprio, il concetto scientifico, si formano dei concetti spontanei o
quotidiani che sono carichi di esperienza e orientano costituendo
degli schemi mentali. Il concetto si forma secondo Vygotskij, quando le
caratteristiche concrete nella loro totalità vengono astratte e poi
sintetizzate di nuovo. Un esempio di concetto scientifico è quello di fiore che
costituisce una generalizzazione rispetto a rosa.
Tuttavia parlando di linguaggio
scientifico è necessario distinguere fra i diversi tipi di concetti
scientifici, ossia fra quelli specialistici delle varie discipline e i
concetti scientifici elementari, come quello da fiore, Vygotskij ignora
questa distinzione che noi consideriamo fondamentale. Il problema dell'insegnamento
scientifico è proprio l'accesso ai significati dei concetti scientifici
disciplinari che hanno bisogno di un'organizzazione adatta che tenga conto
anche delle concezioni di senso comune.
Vygotskij attribuisce una funzione essenziale al ruolo dell'adulto
nell'educazione dei bambini, non solo nella fase di apprendimento iniziale
della lingua, ma anche nella fase successiva. Si attribuisce all'insegnamento
la funzione di essere parte integrante dello sviluppo, in quanto è l'istruzione
formale che trasmette i contenuti (concetti) ed insegna a riflettere su di
essi. In tutti i livelli scolari è molto diffusa una attiva interpretazione di
queste idee, la loro banalizzazione, che consiste nel ritenere che si può
insegnare tutto a tutti, basta trovare il modo giusto. Però si ignora,
ragionando in questo modo, che per Vygotskij ci deve essere interazione fra
esperienza concreta e astrazione, cioè fra concetti spontanei e concetti
scientifici.
Se non c'è l'interazione
necessaria, le parole vengono sganciate dai fatti, non costituiscono e
strutturano il significato stesso dei fenomeni, ma vengono a rappresentare un
"verbalismo", che si traduce in un vuoto conoscitivo.
Il ruolo delle discipline
scientifiche è molto importante nella formazione, deve però essere analizzata
la struttura della disciplina prima di essere oggetto di apprendimento.
Ogni disciplina scientifica si
definisce con lo studio di fenomeni, le leggi macroscopiche, le leggi
microscopiche, il linguaggio. La comprensione di questi termini necessita
della conoscenza dei loro fondamenti epistemologie!, della loro storia. Il
linguaggio della disciplina, in particolare, rispecchia e contiene tutto
questo. Prendere in considerazione il linguaggio scientifico significa allora
prendere in esame contemporaneamente l'organizzazione dei concetti
disciplinari (quelli che ne costituiscono l'attuale statuto), poiché considerare
i due aspetti separatamente vorrebbe dire contribuire a quella scissione di
significati che è purtroppo in atto nella scuola italiana da molto tempo.
Spesso nell'insegnamento
scientifico usuale invece il linguaggio domina sugli altri fattori che
costituiscono la disciplina e sembra assumere vita propria dai contenuti. Il
linguaggio caratterizzato dalla complessità delle parole da specialisti e una
costruzione della frase tipica della disciplina, viene propinato agli alunni di
tutte le età, come se fosse una lingua straniera da imparare, prima o poi, a
forza di sentirla. L'accesso ai significati è invece "innaturale" e
richiede analisi disciplinare, tempi lunghi e consapevolezza della
stratificazione dei concetti. Qual è l'effetto del modo consueto di insegnare
sugli alunni alle varie età?
A livello di scuola media
superiore allora la chimica viene recepita come una serie di nomi di composti,
di cui spesso si ignora tutto dal punto di vista del comportamento chimico;
ogni parola è scollegata dal suo significato reale e imparare la nomenclatura è
una specie di gioco in cui contano regole verbali, "grammaticali" (la
conoscenza concreta della reattività dei composti che da un senso ai loro nomi
spesso è totalmente ignorata). Il linguaggio, è uno dei fattori fondamentali
della disciplina, ma nell'insegnamento dovrebbe essere sempre espressione di
contenuti chiari, compresi, assimilati perché se ne conosce la storia, il
contesto in cui sono nati, la loro eventuale osservabilità o riproducibilità
sperimentale.
Ci sono parole usate nel
linguaggio scientifico che comprendono significati complessi, come la parola
acido che esprime uno dei concetti fondamentali della chimica. Il concetto di
acido richiede una "costruzione" lenta che parte dalla definizione
di senso comune, va dalla definizione operativa adatta alla scuola media, alle
definizioni teoriche di Broensted o di Lewis della scuola media superiore. Il
termine acido andrà acquisendo significati sempre più elaborati e il tutto si
tradurrà in consapevolezza che passa anche attraverso la lingua.
Conseguentemente l'organizzazione dei concetti deve, a nostro avviso, essere
diversa nella scuola di base e nella scuola media superiore . Anche se
l'argomento di studio è sempre quello dei fenomeni naturali, nella scuola di
base essi devono essere scelti fra quelli "non troppo carichi di
teoria". Il metodo sarà fondamentalmente diverso in questi due ordini di
scuola: nella scuola di base le attività principali saranno quelle di osservare,
descrivere, confrontare (3), nella scuola media superiore le leggi
macroscopiche dovrebbero essere studiate grazie alla contestualizzazione
storica insieme ad una riflessione sulle modalità d'indagine della scienza.
Nella scuola di base ha una grande importanza l'utilizzo del linguaggio
scritto, grazie al quale le parole usate per descrivere un cero fenomeno
osservato, acquistano, per così dire, peso e importanza. Nella scuola di base e
nella scuola media superiore il linguaggio dovrebbe essere utilizzato per
riempire di significati le parole, per dare senso alle strutturazioni
linguistiche delle frasi, per passare dai segni ai simboli.
BIBLIOGRAFIA
1) A. Lorenzini, Simbologia del cielo,Roma,
Edizioni Mediterranee, 1995,p.ll.
2) L.S.
Vygotskij,Pensiero e linguaggio, Firenze, Giunti -Barbera, 1969.
3) C.
Fiorentini, "Quali condizioni per il rinnovamento del curricolo?", in
F. Cambi (a cura di), L'arcipelago dei saperi progettazione curricolare e
percorsi didattici nella scuola dell'Autonomia, Le Monnier, Firenze,
2000, p.275-290.
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