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Bollettino della Divisione di Didattica Chimica        Usate il motore di ricerca!

Attenzione: La pubblicazione del Bollettino è cessata


Numero 12                             Febbraio 2002


Direttore: prof. Luigi Cerruti

luigi.cerruti@unito.it

Past-President della Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana

Redazione

 prof. ErminioMostacci  erminio.mostacci@tin.it  

I.P.S: "Ada Gobetti Marchesini", Torino

prof. Silvia Treves cs@arpnet.it

SMS"L. Pirandello", Torino

dr. Francesca Turco francesca.turco@unito.it         Dip. di Chimica Generale ed Organica Applicata, Università di Torino

 
 


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Sommario

 

Fondino Compleanno
Contributi alla didattica G.Villani, Introduzione alla filosofia della chimica
P.Fetto, Sulla cultura della sicurezza: il comportamento degli studenti in laboratorio
F. Pecchio, Energia da fonti rinnovabili. La nuova Direttiva europea
Sommersi e salvati  F.Turco, I motori di ricerca
Informazioni redazionali Un sito per Didi
Come ricevere Didi
Come collaborare al Bollettino

 

 

Compleanno

Luigi Cerruti

Dipartimento di Chimica Generale ed Organica applicata, Università di Torino

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Due anni fa, nel febbraio 2000, la Divisione di Didattica della SCI si cimentava con l'editoria elettronica inviando a 4000 scuole italiane il numero zero di Didi, un foglio elettronico che il primo 'fondino' indicava come "uno strumento al servizio degli insegnanti". Nei due anni trascorsi l'editoria elettronica non ha smesso di appassionare chi scrive – e l'intera Redazione – anche perché aveva come sbocco due strumenti di comunicazione diversi e in un certo senso sinergici, il Bollettino, appunto, e un sito dedicato non solo alla storia, epistemologia e didattica della chimica ma anche ai temi più generali della cultura delle scienze. L'una e l'altra iniziativa sono cresciute insieme, superando la totale mancanza di un supporto finanziario con il lavoro volontario dei redattori.

A dire il vero non è mancato solo il supporto finanziario, prima promesso e poi per ora accantonato, della Federchimica, ma anche la struttura universitaria torinese deputata alla gestione della Rete ci ha messo del suo. Qualche settimana fa è stato deciso di 'accecare' tutti gli indirizzi di rete dei Dipartimenti chimici, nel senso di non permettere in alcun modo l'accesso a loro dall'esterno del 'dominio dei chimici'. Non annoio sulle cause di questa decisione incredibile, che denuncia l'incapacità e la mancanza di professionalità di chi dovrebbe tutelare la sicurezza della Rete, e contestualmente, la sua massima efficienza. Rimane il fatto che il sito 'Minerva', che era al primo posto quando si interrogavano i motori di ricerca con le parole chiave 'didattica chimica', è stato azzerato d'ufficio in una graduatoria in cui si può comprendere quanto sia assai attiva la 'concorrenza'. Va da sé che ho trasferito il sito ad un altro indirizzo, che segnalo ai lettori:

http://www.minerva.unito.it

ma rimane un'amarezza, ai limiti del rancore, perché i Colleghi deputati al 'Centro Rete' non hanno nemmeno ottemperato alla mia richiesta minima di mettere una pagina al vecchio indirizzo, una pagina che dirottasse i lettori e i motori di ricerca sul nuovo indirizzo. Per dirla tutta, una Collega si era addirittura lamentata con i Direttori dei Dipartimenti perché diversi calcolatori dei chimici venivano contatti molte volte al giorno, quasi che la Rete fosse stata inventata per rimanere isolati! Certo che se questa concezione della Rete prevale fra gli informatici accademici possiamo facilmente ritenere che altrove le cose potrebbero essere ancora più difficili. Magra consolazione.

Ma se la redazione di Didi rimane impegnata a fondo nello sviluppo dell'editoria elettronica è perché vere e non ironiche 'consolazioni' ci giungono dalla stima dei Colleghi della Divisione di Didattica, e da quanti si sono 'abbonati' a Didi, richiedendone l'invio nella casella di posta personale. Nei due anni di vita di Didi (che è una bimba, quindi) abbiamo ricevuto molti feed-back, facilitati dall'uso informale della posta elettronica, che ci hanno permesso di valutare meglio il percorso da seguire nel cercare di informare al meglio gli insegnanti delle discipline scientifiche su temi cruciali della cultura delle scienze e della professionalità. Questo numero ospita quattro 'pezzi' che intendono essere coerenti con il nostro duplice interesse: cultura e professionalità. Essi vanno dall'invito alla filosofia della chimica di Villani alle 'istruzioni' assai concrete di Fetto e Turco sui laboratori reali e sui 'motori' virtuali. Completa il numero un contributo di Pecchio sulla difficile affermazione in ambito europeo delle fonti di energia rinnovabili per quanto riguarda la produzione di energia elettrica.

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Presentiamo qui una scelta redazionale di passi dell'Introduzione che il prof. Giovanni Villani ha scritto per il suo interessantissimo volume sulla filosofia della chimica dal titolo: "La chiave del mondo" (Napoli: CUEN, 2001). Ci ripromettiamo di recensire ampiamente questa opera, che veramente appare unica per ampiezza e profondità nel panorama internazionale dell'analisi epistemologica della chimica.

Introduzione alla filosofia della chimica

 

Giovanni Villani

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Dalla notte dei tempi culturali, sul problema delle qualità, l'uomo si è posto, e spesso barricato, tra due opposte visioni. Da un lato, l'idea ehe la varietä del mondo che noi percepiamo con i nostri sensi è solo apparente e che nel profondo, sia in senso fisico sia figurato, la realtà è molto piü semplice di quella che appare. Gli ingredienti di questa visione storicamente sono stati un mondo microscopico senza altre qualità che non quelle dell'esistenza, dell'imperturbabilitä e dell'eternità e il movimento in tale mondo come spiegazione del divenire del mondo macroscopico. L'idea filosofica che ha presieduto a tale spiegazione del mondo e dei suoi eventi, nota con il nome di riduzionismo, è che, una volta conosciuti gli elementi ultimi della materia e le leggi che li govemano, tutto il resto, dalla materia inanimata a quella animata, dal pensiero umano a Dio, può essere spiegato nei loro termini essendo una loro, vicina o lontana, conseguenza. In quest'ultimo secolo, la fisica ha imboccato la strada della "smaterializzazione" del mondo ed ha sostituito il concetto di campo e loro accoppiamento alle particelle ultime e loro interazioni, concentrandosi nello Studio delle simmetrie fondamentali, spostandosi cosi ancora di più verso un mondo "ridotto".

Questa visione ha avuto dei grossi meriti storici, il principale dei quali è stato quello di permettere di modellizzare e matematizzare le poche proprietà, ritenute fondamentali. Dall'altro lato, la visione generale della realtà è che la complessità qualitativa del mondo macroscopico non è riducibile ad uniformità microscopica e che le qualità che noi vediamo nel mondo si debbano conservare, almeno in parte, anche nella realtà profonda. Naturalmente di questa visione del mondo ve ne sono molte versioni differenti, secondo quali e quante qualità macroscopiche sono state conservate nel mondo microscopico. Le accomuna comunque l'idea che delle qualità del mondo macroscopico se ne conservano, nel mondo microscopico, un numero tale da rendere impossibile una visione semplice della materia.

Io ritengo che la chimica moderna, quale si è venuta sviluppando in questi ultimi due secoli dopo la rivoluzione di Lavoisier, possa essere vista come la disciplina scientifica che, recependo le istanze qualitative del mondo reale, ha saputo dare ad esse una risposta scientifica. Tutto il libro sarà l'esplicitazione di come la nascita del concetto di molecola, della sua struttura e della sua dinamica, ha permesso di inglobare le qualità degli oggetti macroscopici nel mondo microscopico, facendole diventare parte di una visione scientifica e razionale "della natura. Compito del libro sarà anche quello di proporre l'idea che la molecola è un sistema "complesso", e quindi non riducibile ad un aggregato d'atomi, creando, di fatto, un collegamento tra una vecchia disciplina scientifica, la chimica appunto, e le nuove discipline scientifiche emergenti. La chimica, come tutte le discipline scientifiche, ha una sua storia contorta fatta di problemi epistemologici, sociologici, economici, tecnologici ed umani, diffìcilmente districabili in astratto. Tuttavia il suo filo conduttore, quello che l'ha sempre caratterizzata e differenziata dalle altre discipline scientifiche, può essere trovato proprio nella sua attenzione alle qualità e quindi, di fatto, nella sua opposizione alla filosofia riduzionista. Ciò ha comportato un tipo di spiegazione concentrata sugli enti in gioco, atomi e molecole nel piano microscopico ed elementi e composti in quello macroscopico, invece che una ricerca di leggi generali, tipico della tradizione fìsica. Tale tipo di spiegazione per enti è utilizzato in molti campi scientifici, ma è largamente applicabile anche alle scienze umane, come la storia o la sociologia, come cercheremo di mostrare in seguito.

Mostrare l'importanza della strutturazione della materia a livello molecolare è uno dei compiti principali di questo libro. Essa è la fonte della ricchezza, sia qualitativa sia quantitativa, della realtà; essa crea numerosi enti a tal punto differenti da meritare nomi propri e da divenire soggetti individuali d'azione.

Nel trattare il mondo molecolare viene in evidenza un altro punto fondamentale che qui va chiarito. È quello che chiamo la visione gerarchicamente corpuscolare dell'universo, dove "gerarchica" non ha nessun connotato di valore e dove corpuscolare è sinonimo di ente, con caratteristiche proprie ed individuali. Dizione pomposa per un concetto semplice, ma mai portato alle estreme conseguenze. Io credo che la natura corpuscolare dell'universo non è stata mai sufficientemente e completamente evidenziata a livello filosofìco. Partendo dal microscopico e procedendo verso il macroscopico, abbiamo che la realtà è corpuscolare a livello dei quark e delle altre particelle elementari, delle particelle subatomiche (quali protoni, neutroni ecc.), degli atomi, delle molecole, degli oggetti o delle cellule, dei tessuti, degli organi, degli individui. Procedendo oltre, e considerando le categorie concettuali umane e sociologiche, enti sono i gruppi sociali, le classi, i popoli, le nazioni. Proseguendo invece tra gli oggetti inanimati, ed entrando in ambito astronomico, enti sono i pianeti, le stelle, le galassie. Tutti gli enti, materiali e concettuali che costituiscono il nostro universo, formano insiemi di differenti complessità: quello delle particelle elementari, quello atomico, quello molecolare, quello cellulare, quello concettuale, ecc.

È evidente che non tutti gli enti all' intemo di un piano di complessità hanno uguali caratteristiche e presentano gli stessi problemi. Per esempio, all'intemo del piano della complessità molecolare rientrano tanto la molecola biatomica (per esempio CO) quanto molecole con centinaia o migliala di atomi. È ovvio che i problemi non possono essere uguali e, a volte, neppure simili. Tuttavia la gradualità nel complicarsi delle proprietà che si riscontra all'intemo di un livello di complessità è interrotta da una netta cesura, concettuale oltre che reale, nel passaggio da un livello all'altro. La differenza che esiste tra un atomo ed una molecola o tra quest'ultima ed una cellula è qualitativamente diversa da quella che esiste tra gli atomi, tra le molecole o tra differenti cellule. Una caratteristica importante di tali livelli di complessità è che essi possono essere ordinati, uti lizzando la dimensione fisica per gli oggetti materiali e la complessità logica per quelli concettuali, ottenendo un mondo gerarchicamente disposto.

Sebbene la chimica non nasca con 1' ipotesi atomica/molecolare, ma con l'individuazione delle proprietà e delle trasformazioni di sostanze macroscopiche pure, oggi essa spiega gli eventi del mondo macroscopico con il ricorso a ciò che accade nel piano microscopico. Possiamo quindi affermare che i due livelli microscopici, atomico e molecolare, e il livello macroscopico delle sostanze pure costituiscono e determinano la disciplina scientifica detta chimica.

Ovviamente i vari livelli di realtà sono interconnessi. Di sicuro i livelli a più alta complessità, presuppongono quelli più semplici. È chiaro che le molecole presuppongono gli atomi e questi le particel-le elementari, com'è altrettanto evidente che le nazioni presuppon gono gli individui, ecc. Tuttavia le proprietà degli enti di un determinato grado di complessità non possono essere completamente predette senza che gli enti di un piano d'inferiore complessità si uniscano, divenendo parti di un insieme più ampio, e generino le specifiche proprietà dei sistemi globali. In pratica le molecole sono senz'altro costituite d'atomi, ma alcune loro proprietà, come la fondamentale struttura molecolare che vedremo in seguito, emergono solo a livello della molecola globale.

Che cosa ha il mondo molecolare di tanto importante da meritare una trattazione fìlosofica e scientifica? A tutti è nota la teoria atomica della materia e, seppure a grandi linee, la sua controparte filo-sofìca. Molto meno studiata, per non dire completamente negletta, è invece la teoria molecolare della materia. La sua controparte fìlosofica poi è tutta da scoprire. Scopo di questo libro è di mostrare l'importanza scientifica e filosofìca della teoria molecolare della materia. Il livello di complessità delle molecole poi presenta sue peculiarità. Nella lista, non esaustiva, precedentemente data dei livelli di complessità della realtà il livello molecolare, anche a prima vista, è immediatamente precedente alla biforcazione tra il mondo inanimato e quello animato. Rispetto al mondo vivente, le molecole sono il livello di studio immediatamente precedente e sono quindi fondamentali nel suo studio, come la biochimica sta ad evidenziare. Esso è, tuttavia, anche il livello immediatamente precedente degli oggetti inanimati macroscopici che ci circondano e, anche per loro, il mondo molecolare diventa il referente di spiegazione.

Non è tuttavia solo questa la peculiarità del mondo molecolare. Esso è un mondo ricco qualitativamente, cioè i suoi enti, milioni, sono tutti diversi gli uni dagli altri a tal punto da meritare un nome individuale. È questa sua caratteristica che lo rende atto a spiegare tanto il complesso mondo macroscopico, fatto di tanti oggetti diversi sotto molti punti di vista, quanto, l'ancora più complesso, mondo vivente. Questa sua varietà è una diretta conseguenza della struttura molecolare, e su questo concetto scientifico fondamentale per la chimica, e la scienza tutta, ci soffermeremo a lungo.

Un approccio scientifico-epistemologico al mondo molecolare crea un collegamento tra la scienza che studia le molecole (la chimica) e la filosofìa, collegamento sostanzialmente interrotto nel XX secolo, rispetto alla ricchezza e all'intensità del passato. È importante chiedersi qual è stata la causa della crisi del rapporto tra la chimica e la filosofìa in quest'ultimo secolo. Accanto ad una crisi complessiva del rapporto tra le discipline scientifiche e le visioni più generali del mondo, e il pragmatismo scientifico n'è la logica conseguenza, la crisi tra la chimica e la filosofia ha una sua motivazione specifica. Fino all'Ottocento la chimica era sicura di avere un suo substrato fìlosofìco e filosofi della natura si facevano chiamare i chimici di allora. L'atomo chimico del XIX secolo era un patrimonio culturale d'indubbio valore. Con l'espropriazione dell'atomo da parte dei fisici, i chimici si sono sentiti privati della loro base culturale e si sono chiusi sempre di più nei laboratori, nelle applicazioni industriali e nelle loro astrazioni specialistiche. Il paradosso di ciò è che la chimica, che più della fìsica plasma il mondo quotidiano, è diventata, a livello culturale, una cenerentola, una disciplina senza aspetti generali, una branca di fìsica applicata. Io credo che solo quando sarà evidente, anche tra i chimici, che la loro disciplina ha una valenza generale, ed è specifica e diversa dalla fisica, solo allora questo rapporto si potrà ristabilire. Il concetto di struttura molecolare è a mio avviso il punto di forza che permette una solida differenziazione della chimica dalla fisica e, per le sue fondamentali implicazioni, tale da non essere un concetto solamente tecnico, ma anche squisitamente filosofìco. Quindi il ristabilirsi di un fecondo rapporto tra chimica e filosofìa deve e può avvenire intomo al concetto di realtà strutturata (le molecole), cioè sul terreno di quegli approcci scientifici recenti chiamati "scienze della complessità", riproiettando la chimica tra le avanguardie culturali. È un posto che essa merita, e al quale può ambire, se i suoi operatori si scuotono e, senza abbandonare i tecnicismi, essenziali nella scienza moderna, pongano uguale attenzione agli aspetti più generali e concettuali, vorrei dire filosofici, della loro disciplina.

 


Sulla cultura della sicurezza: il comportamento degli studenti

Pasquale Fetto

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"Cultura della sicurezza" significa coerenza e credibilità che sono chiaramente raggiungibili se le raccomandazioni che verranno fatte agli studenti in riferimento al comportamento trovano riscontro nel comportamento del docente.
Riportiamo alcune raccomandazioni a cui lo studente, che si appresta a svolgere l'attività in un laboratorio chimico, deve prendere in seria considerazione. Seguire le raccomandazioni significa, in definitiva, ridurre le cause di infortunio che nei laboratori sono più frequenti di quanto si possa immaginare e contribuire a lavorare "in sicurezza".

Ventinove raccomandazioni, più una

 

-localizzare la posizione degli estintori, delle uscite di sicurezza, degli armadietti  porta medicinali, e i bagni oculari;
-leggere le norme di pronto intervento (sempre disponibili e poste in evidenza nel laboratorio);
-indossare sempre gli occhiali di sicurezza (l’obbligo è esteso anche a coloro che utilizzano lenti a contatto);
-indossare il camice;
-leggere attentamente le schede di sicurezza relative ai composti che verranno usati durante l’esercitazione prima di  iniziare la fase sperimentale;
-sul banco deve essere presente solo l’attrezzatura necessaria allo svolgimento dell’esperimento;
-tenere pulito ed in ordine il proprio posto di lavoro;
-avvertire immediatamente il docente o il tecnico in caso di dispersione nell’ambiente di sostanze chimiche di qualsiasi natura;
-identificare qualsiasi recipiente contenente sostanze chimiche e riportare con chiarezza su un’etichetta il nome del composto e la formula;
-usare sempre le propipette (palle di Peleo) per prelevare con le pipette i liquidi: non aspirare con la bocca;
-manipolare sempre sotto cappa aspirante le sostanze corrosive e tossiche;
-nel montare apparecchiature, non inserire tubi di vetro in tappi forati o in tubi di gomma senza l’uso di appositi guanti;
-per ottenere soluzioni diluite aggiungere cautamente basi o acidi concentrati all’acqua agitando continuamente;
-non aggiungere mai  l’acqua a basi o acidi concentrati;
-non dirigere l’apertura delle provette, durante il riscaldamento, verso la persona vicina;
-non prendere in alcun modo iniziative personali in alternativa a quanto prevede l’esperimento
-non scaldare liquidi infiammabili su fiamma libera (alcoli, solventi organici e infiammabili in genere);
-non scaldare su fiamma diretta recipienti graduati e vetreria a pareti spesse;
-usare con attenzione la vetreria calda (utilizzare appositi guanti);
-non abbandonare mai il posto di lavoro quando è in corso l’esperimento, soprattutto quando si scaldano liquidi;
-non tenere in tasca forbici, tubi di vetro o altri oggetti taglienti o appuntiti;
-non toccare o assaggiare prodotti chimici;
-non odorare direttamente i prodotti chimici, nel caso si debba fare ciò convogliare verso il naso i vapori con la mano;
-non appoggiare recipienti, bottiglie o apparecchi vicino al bordo del banco;
-non gettare nei lavandini o nei rifiuti i residui dei prodotti chimici (consultare il docente o il tecnico);
-non toccare con le mani bagnate gli apparecchi elettrici sotto tensione;
-non fumare o mangiare in laboratorio;
-non usare vetreria di laboratorio (becher) per bere;
-non tenere i capelli sciolti, evitare di portare anelli, bracciali, ecc.
 
E’ buona norma fornire allo studente una planimetria dettagliata del laboratorio.

PROFESSIONALITA'

Risulta chiaro, da quanto esposto finora, che le problematiche connesse al laboratorio di chimica (e non solo) risultano complicate dalla diversificazione delle attività e dalla tipologia delle sostanze e processi impiegati e richiedono quindi una spiccata professionalità calata non solo nell'ambito tecnico scientifico, ma anche nell'individuazione dei rischi e delle relative misure di sicurezza in relazione alle varie esercitazioni da eseguire in laboratorio.

La professionalità dei docenti è essenziale affinché si trasferiscano agli studenti e agli addetti ai laboratori didattici le corrette modalità operative. E’ in sede di programmazione didattica che la "Cultura della Sicurezza" e la Professionalità si dimostrano indispensabili nella scelta di sperimentazioni sicure, evitando l’utilizzo di sostanze potenzialmente pericolose o quanto meno utilizzandole in quantità ridotte e saltuariamente.

La professionalità del chimico è anche diffusione della cultura chimica, che passa attraverso l'immagine che si riesce a dare della chimica.

Quale migliore opportunità potevamo sperare di avere se non l'occasione di dimostrare che la chimica è una scienza che si preoccupa della sicurezza dell'uomo e dell'ambiente; opportunità che ci viene offerta dall'insegnamento della sicurezza e prevenzione dei rischi intrinseci in una disciplina sperimentale quale è la chimica.

La tutela degli allievi spesso non è considerata come un'occasione per migliorare la professionalità, ma solo un lavoro gravoso che va a scapito della possibilità di completare i programmi scolastici.
Questi atteggiamenti portano a sviluppare negli allievi la consapevolezza che importanti elementi (qualificanti e arricchenti dell'offerta formativa) che potrebbero favorire la loro maturazione civica e professionale, derivanti dalle competenze scientifiche, giuridiche, operative e relazioni inerenti la prevenzione infortuni e l'igiene del lavoro, siano del tutto estranei (o di ostacolo) alla loro preparazione scolastica in quanto considerati valori non riconosciuti dai docenti e dalle istituzioni.
 

FORMAZIONE  CONTRO  SOCIALIZZAZIONE

Il principale cambiamento rispetto al passato appare il passaggio dalla prevalente funzione di socializzazione, intesa come adeguamento morale e culturale delle giovani generazioni alle norme generali che costituiscono il fondamento della società, a quella più aperta e moderna di formazione, come educazione all'autorealizzazione, alla capacità di darsi un senso, di perseguire delle mete individuali sulla base di scelte personali. La formazione risponde molto più della socializzazione alle esigenze attuali degli allievi. La loro richiesta non è quella di essere omologati ad un pacchetto di scelte precostituite, ma di acquisire attraverso la scuola, una "identità personale" che permetta a ciascuno di adottare tra le opzioni culturali e produttive esistenti, quella che più risponde ai propri bisogni e alle proprie aspirazioni, o che consenta al limite, di crearsi un proprio modello culturale o di indagare campi nuovi di attività, quando risulti problematico l'inserimento all'interno del mondo del lavoro esistente.
Compito prioritario della scuola è quello di fornire agli studenti quel bagaglio di conoscenze e competenze che li metta in grado di indagarlo ed affrontarlo e di identificare all'interno di esso il senso possibile delle proprie scelte.
La nuova "missione" di una scuola, in una società post-industriale, è quella di assolvere alla preparazione dei giovani affinché essi possano operare scelte autonome e consapevoli.
 

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Energia da fonti rinnovabili. La nuova Direttiva europea

 

Franco Pecchio*

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Il Parlamento Europeo ha finalmente pubblicato il testo della Direttiva sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità.

 

La nuova direttiva ha avuto un lungo periodo di "gestazione" per i problemi che la materia ha sollevato all'interno delle nuove norme che i diversi stati membri stanno elaborando per la liberalizzazione dei mercati elettrici. Quindi sono stati elaborati diversi emendamenti che hanno avuto lunghi tempi tecnici di recepimento da parte della Commissione Europea. L’Unione Europea e i singoli stati membri hanno riconosciuto il ruolo dell'energia da fonti rinnovabili (FER di seguito nel testo) come fondamentale per limitare le emissioni di CO2 e per contenere i cambiamenti climatici. Nelle premesse agli articoli della direttiva si riconosce che esiste un potenziale non sfruttato nelle FER in Europa e che è necessario garantire un migliore sfruttamento di queste risorse: esse possono infatti contribuire anche al conseguimento degli obiettivi espressi nei precedenti documenti di politica energetica europea (sicurezza degli approvvigionamenti) come pure alla creazione di lavoro locale e coesione sociale intorno a una maggiore sensibilità ambientale. La direttiva è, in certa misura, il "ponte" necessario per una normativa ed una politica energetica comune in Europa nel rispetto dei vincoli del protocollo di Kyoto e della direttiva europea sul mercato comune elettrico [2]. In quest'ottica la direttiva propone numerosi momenti di reporting con verifica dello stato attuativo della stessa nei diversi paesi. La Commissione deve valutare i progressi dei singoli paesi membri e proporre, ove del caso, proposte e possibili obbiettivi vincolanti per i paesi che non abbiano rispettato gli obiettivi posti. I singoli paesi membri, conformemente ai principi espressi nel Libro Bianco europeo sulle fonti rinnovabili [3], si sono posti dei precisi obiettivi di contributo percentuale di energia da FER rispetto alla previsione di consumo lordo di elettricità nel 2010, cioè si vuole arrivare ad un contributo del 12% sul consumo lordo di energia previsto in tutta l'Unione. È importante ricordare come lo sviluppo delle FER sia legato agli incentivi che i paesi membri sapranno mettere in atto per promuovere lo sfruttamento di risorse la cui energia non avrebbe un mercato visto il prezzo unitario maggiore dell'energia prodotta. Il sostegno è compatibile con la disciplina degli aiuti di stato per la tutela dell'ambiente e tiene conto dell'internalizzazione dei costi esterni della produzione elettrica, cioè della necessità di conteggiare i benefici ambientali connessi allo sfruttamento delle fonti rinnovabili rispetto ai danni ambientali della produzione elettrica da sorgenti fossili. La Direttiva prende atto che le misure di incentivo siano differenti per i diversi paesi ed ancora non sufficientemente studiate e si pone come obiettivo, a medio termine, di verificare i regimi di ciascun paese per presentare una proposta di quadro unitario per il sostegno all'elettricità da FER.

Nel terzo articolo la Direttiva pone particolare enfasi alle misure di reporting del raggiungimento dei risultati con una relazione biennale (27 ottobre 2003 è la data di consegna della prima) ed al continuo aggiornamento degli obbiettivi posti con una quinquennale con le previsioni per il decennio successivo. Le relazioni sono la base di valutazione delle politiche nazionali da parte della Commissione che può promuovere anche proposte ed obiettivi vincolanti per il singolo paese al fine del raggiungimento del 12% di energia del consumo lordo interno nell'Unione. La relazione deve riferirsi ai progressi effettuati nella riflessione dei costi esterni dell’elettricità prodotta da fonti non rinnovabili e dell’impatto dei regimi di sostegno alle FER. Questo sistema comporta un monitoraggio dei singoli paesi e la possibilità di modulare l'azione della Commissione in base ai risultati ottenuti, tuttavia non esiste un riferimento ad un principio di compensazione (certificati verdi transfrontalieri, tasse ambientali unificate) o ad una bozza di linea guida per la creazione di un meccanismo comune di sostegno alle FER dei diversi paesi membri. Un meccanismo siffatto avrebbe potuto diventare un mezzo per cominciare ad uniformare le politiche di sostegno alle FER dei singoli paesi e premiare quelle vincenti. Tale processo di unificazione viene altresì previsto nel futuro a medio termine e verrà costruito dalle proposte della Commissione sulla scorta delle singole relazioni quinquennali nazionali.

Tuttavia la prudenza dell’atteggiamento è giustificabile alla luce della misura delle prestazioni sulle politiche nazionali di sostegno alle FER ritenute attualmente ancora non sufficientemente "mature" e non sperimentate per un numero sufficiente di anni. In un altro articolo della Direttiva viene infatti indicato un periodo di transizione di sette anni per il passaggio da un regime di sostegno ad un altro (in Italia, ad esempio, si sta passando dal prezzo incentivato dal CIP6 al regime dei Certificati Verdi con quote di FER a produttori da fonte non rinnovabile e creazione di un mercato parallelo).

La Direttiva precisa che i regimi di sostegno devono anche essere formulati considerando le differenze tecnologiche esistenti tra le differenti tecnologie per lo sfruttamento delle FER e del luogo geografico di produzione dell’elettricità, la valutazione degli stessi sarà effettuata anche in base al criterio del costo-efficacia. La valutazione della prestazione del regime di sostegno da parte dell’Unione Europea permette anche la proposta, da parte della Commissione, del rispetto di obiettivi nazionali di energia prodotta da FER eventualmente in misura vincolante e non solo tendenziale. Il mancato passo nella direzione dell’unificazione dei regimi di sostegno del mercato transfrontaliero dell’energia "verde" viene in parte compensato mediante l’istituzione di una garanzia di origine dell’elettricità prodotta da FER che deve essere attivata entro il 27 ottobre 2003. La garanzia di origine non deve essere confusa con il certificato verde, in pratica essa è uno strumento che consente di dimostrare al produttore di energia da FER che l’elettricità venduta proviene effettivamente da FER. Le garanzie devono essere reciprocamente riconosciute dai paesi membri; nel caso in cui un paese rifiuti il riconoscimento, la Commissione può obbligare la parte a farlo; viene così istituita una base comune europea di valutazione in previsione del mercato unico dell’elettricità. Sul fronte amministrativo la Direttiva impone la semplificazione amministrativa e il coordinamento tra i diversi organismi preposti alla ricezione e al trattamento delle domande di autorizzazione.

Questo è da intendersi come un incentivo all'adozione di uno sportello unico per le procedure amministrative di concessione che è uno dei problemi maggiori in alcuni paesi (solo per l’Italia, ad esempio, per la costruzione di un impianto idroelettrico di piccola taglia si contano più di 20 diversi nulla osta!). La direttiva ipotizza anche iter procedurali agevolati e velocizzati per i produttori di elettricità da FER con la designazione di un'unica autorità per la mediazione di controversie. Anche questo snellimento valutativo viene valutato dalla Commissione in base alla prassi consolidata ed al rapporto biennale dei singoli stati. L’ultimo argomento preso in considerazione è la priorità di dispacciamento dell’elettricità da FER sulla rete di trasmissione e la corretta valorizzazione della stessa (cioè la non penalizzazione). In particolare la Direttiva indica come prioritario l’accesso alla rete da parte dei produttori di FER compatibilmente al funzionamento della rete, e consente l’istituzione di gare di appalto per la costruzione della linea dall’impianto alla rete (in alcuni paesi dell’Unione è prassi che il gestore della rete costruisca la connessione e addebiti il costo, intero o in parte, al produttore da FER). L’accesso prioritario alla rete di trasmissione deve essere attuato senza la penalizzazione dell'energia da FER con costi di trasmissione e di distribuzione aggiuntivi, in particolare la tariffazione deve essere indipendente dalla distanza dell’impianto di produzione; infatti, spesso, gli impianti che sfruttano le FER sono posti in zone lontane dal luogo di consumo dell’energia prodotta. Oltre a ciò la tariffazione deve tener conto dei vantaggi, in termini di costi, realizzabili grazie all’allacciamento dell’impianto alla rete. Queste imposizioni al gestore della rete ed, in ultima analisi, al legislatore portano ad un progresso nella considerazione delle FER sia perché ne viene ulteriormente sottolineata la strategicità, sia perché viene incentivata la soluzione di alcuni dei vincoli tecnici che hanno finora afflitto molti impianti: il problema della diseconomicità dell’allacciamento alla rete e la penalizzazione dell’energia da FER è stato per molto tempo uno dei maggiori ostacoli ad un maggiore sfruttamento delle risorse rinnovabili.

In conclusione la nuova Direttiva propone una serie di articoli che ben impostano la materia dello sfruttamento delle FER in previsione dell'armonizzazione dei mercati elettrici europei. Tuttavia uno dei punti che suscita perplessità è l'inclusione nelle FER delle biomasse da rifiuto separato e di alcuni sottoprodotti dei rifiuti come il biogas ed il gas di discarica. Il cedimento su questo punto e l'introduzione di una parte del "mondo" rifiuti può diventare una buona occasione per la selezione della frazione biodegradabile del rifiuto ma allo stesso tempo premia chi è già avanti in questa direzione (Germania, Austria e paesi del Nord).

°Articolo tratto da Inquinamento, e ripreso all’indirizzo: http://212.90.13.11/inquinamento/

[1] Direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 settembre 2001 sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità (pubblicato sulla GUCE serie L n. 283 pag. 33 del 27.10.2001.)


[2] Direttiva 1996/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 dicembre 1996, concernente norme comuni per il mercato dell'energia elettrica (pubblicato sulla GUCE serie L n. 27 pag. 20 del 30.01.1997).


[3] Il Libro Bianco sulle fonti energetiche rinnovabili, Commission's White Paper for a Community Strategy and Action Plan, COM(97) 599 finale (pubblicato sulla GUCE serie C n. 198 pag. 1 del 24.06.1998).

 

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I sommersi e i salvati

Suggerimenti per un uso critico della Rete

Questa rubrica è dedicata a riflessioni di carattere generale sulla Rete, integrate da consigli specifici sui siti che meritano una visita e su quelli che sono invece assolutamente da evitare. Come sempre saranno ben accetti suggerimenti e osservazioni da parte dei lettori.

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I motori di ricerca

Francesca Turco

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Il sistema di funzionamento dei motori di ricerca è, piuttosto grossolanamente, il seguente: vengono "lanciati" in rete i cosiddetti spider (o crawler), programmi che periodicamente esaminano i siti in cui si imbattono partendo da un indirizzo prefissato e proseguendo con tutti i collegamenti (link) presenti nel sito di partenza e così di seguito. Ogni volta che uno spider esamina un sito lo indicizza, crea cioè un database di parole contenute nel sito, oppure (e qui le pretese dei programmatori paiono un po' eccessive) di concetti. Quando un utente interroga il motore di ricerca questo controlla nel proprio database i siti che soddisfano le richieste immesse e fornisce la risposta. È pacificamente accettato che nessun motore di ricerca esamini tutti i siti presenti nel Web, non si sa neanche quanti siano in totale, diverse fonti forniscono le informazioni più disparate (dal centinaio di milioni alle centinaia di miliardi), ma anche questo esame parziale fornisce un numero di risposte quasi sempre spaventoso. Chiunque abbia mai utilizzato un motore per una ricerca sa perfettamente come sia quasi sempre impensabile esaminare tutte le segnalazioni ottenute, e come la questione da risolvere non sia quindi tanto quella di reperire materiale, quanto di ottenerlo il più possibile vagliato. Vediamo quindi nel dettaglio alcuni motori che permettono di raffinare la ricerca.

Altavista

Altavista (http://www.altavista.com) è considerato il motore che censisce la maggior porzione di rete, ma il motivo per cui qui lo propongo per primo è che ha sicuramente il sistema di ricerca avanzata più versatile e quindi utile. È già possibile porre una serie complessa di vincoli con l'immissione della stringa di parole da cercare: racchiudendo il testo digitato tra virgolette verranno cercati i vocaboli richiesti nella successione esatta con cui sono stati immessi, troncando una parola e completandola con l’asterisco verranno segnalate tutte le variazioni grammaticali di quella particolare radice (ad es. con scienz* sì avranno scienza, scienze, scienziati, ecc.). Come molti altri motori Altavista prevede l’uso degli operatori booleani per cercare particolari combinazioni di termini, ma oltre alle classiche, e piuttosto diffuse, opzioni and, or e and not prevede la possibilità di utilizzare l’operatore near, utilissimo perché segnala un sito solo se i due termini, o i due gruppi di termini, immessi sono "vicini" (da varie prove effettuate suppongo che "vicini" possa voler dire presenti nella stessa pagina e non dispersi in due diverse pagine del sito). Altre restrizioni possono essere poste effettuando una ricerca complessa (selezionare 'Advanced'; si noti che d'ora in avanti i termini racchiusi fra apici singoli segnaleranno il comando che è possibile cliccare per accedere all'opzione segnalata). In questa pagina è possibile decidere la lingua alla quale si deve limitare la ricerca (opzione piuttosto inutile, la lingua nella quale si immettono i termini da cercare è quasi sempre sufficiente ad effettuare questa selezione), oppure è possibile selezionare il paese o il dominio a cui si vuole che la ricerca sia limitata. Si ricordi che i dominii sono parti di indirizzo che permettono di identificare la collocazione di un sito nella rete. Il dominio principale, cosiddetto di primo livello, è la "coda" dell'indirizzo URL. Può indicare il tipo di struttura che propone il sito (ad esempio ".edu" o ".org", rispettivamente per "educational" e "organization"), oppure la nazionalità (ad esempio ".it"). Oltre alle opzioni citate, un po' ripetitive, è presente un comando ('Date') che pochi motori offrono e che risulta molto utile in realazione alla formazione permanente: la possibilità di discriminare le segnalazioni in base al fattore temporale, limitando la ricerca ai siti creati o aggiornati nell’intervallo di tempo desiderato, permettendo quindi di ottenere le segnalazioni esclusivamente del materiale recente. Questo per quanto riguarda la modalità principale di ricerca, allargata a tutto il Web. Come tutto in rete anche le opzioni di ricerca che i vari motori propongono sono in continuo mutamento. Le descrizioni qui presentate si riferiscono ad un ultimo controllo effettuato il 25 febbraio 2002. Recentemente sono state introdotte nuove possibilità di ricerca, una di queste riguarda il materiale fotografico. È raggiungibile facilmente dalla home page selezionando 'Image', e ha anch'essa alcune opzioni di ricerca avanzata (solo immagini, o grafici o bianco e nero, ecc...).

Google

Google è senz’altro il motore di ricerca più veloce nel fornire le risposte, ma questo punto è ormai poco rilevante, essendo quasi tutti i motori veloci a sufficienza. Personalmente trovo particolarmente gradevole la home page scarna ed essenziale, dalla quale è già possibile decidere se cercare in tutto il Web o limitare la ricerca ai siti italiani, anche se il comando, come detto sopra, non è particolarmente utile. Anche Google ha un ottimo sistema di 'ricerca avanzata', sono permesse varie combinazioni di termini (tutti, almeno uno, in successione esatta, escluso uno o più termini; n.b: La descrizione si riferisce alla versione italiana del motore di ricerca, http://www.google.it/). Non è presente il comando near, ma l'ordine con cui vengono presentate le risposte privilegia le pagine in cui i termini immessi sono vicini. È anche possibile cercare solo determinati tipi di file oppure solo siti appartenenti ad un certo dominio o, anche se in maniera leggermente meno versatile di quanto conceda altavista, effettuare una selezione temporale. Il punto di forza di google è però senz’altro il comando copia cache, che compare di fianco ad ogni risposta fornita in seguito ad una ricerca. Il comando permette di evidenziare tramite colori, nella pagina segnalata, i termini immessi; in questo modo ci si rende immediatamente conto dell’eventuale utilità/inutilità del sito esaminato senza dover cercare il punto in cui compaiono le parole d’interesse. Da qualche mese Google permette la ricerca, oltre che di siti, anche di immagini (per questo tipo di ricerca è probabilmente la migliore risorsa della rete), di directory e di gruppi di discussione (che verranno trattati in una delle future puntate). Un'altra novità è la pagina 'strumenti per le lingue', nella quale è possibile effettuare la traduzione di un brano o di un intero sito. In realtà quest'ultima è una ripetizione di un comando esistente già da tempo: di fianco a ogni segnalazione di un sito redatto in una qualsiasi lingua che non sia l'italiano è presente il comando 'traduci questa pagina'. Da qualsiasi strada si passi la traduzione è quanto meno comica, ma, nel caso di lingue totalmente sconosciute all'utente, permette per lo meno di capire di cosa si tratta. Il celebre babel fish di altavista, con caratteristiche e prestazioni simili, è raggiungibile dalla home page selezionando 'Translate'.

Scirus

Per ultimo un motore specialistico e sconosciuto ma particolarmente utile: Scirus, for scientific information only, il motore di ricerca per le scienze della Elsevier. Già nella home page (http://www.scirus.com/) è possibile effettuare una ricerca semplice decidendo se utilizzare scirus cercando in tutto il Web (verranno segnalati siti universitari, societari, di compagnie private, "pagine di scienziati", congressi, brevetti, pre-prints) o limitare la ricerca agli articoli scientifici. Con questa seconda opzione si trova una ricchissima selezione di segnalazioni di articoli (degli ultimi 12 mesi) della casa editrice. È possibile visualizzare gratuitamente tutti gli abstracts, per la maggior parte delle testate è però necessario essere abbonati per ottenere il full text, per altre è sufficiente un'iscrizione gratuita on line. In ogni caso ottenere, in una frazione di secondo, l'indicazione del materiale esistente pare una comodità considerevole. Sempre e a patto di essere abbonati (o di appartenere a un'istituzione scientifica di uno dei 70 Paesi in via di sviluppo per i quali l'accesso completo ai testi è gratuito), il sistema di ricerca avanzata di scirus è la risposta alle preghiere di ogni ricercatore dell’area scientifica. Innanzi tutto è possibile selezionare una o più discipline d’interesse, dopo di che si può decidere che tipo di siti si desidera vengano segnalati fra quelli elencati sopra e in che intervallo di tempo devono ricadere queste fonti (il periodo disponibile parte dal 1973). Anche l'immissione della stringa è versatile, si possono scegliere combinazioni di termini, escluderne altri, cercare frasi esatte, il tutto in un punto generico del documento, nel titolo dell'articolo, come nome dell'autore, istituzione di appartenenza, indirizzo URL o codice ISSN.

Ancora un suggerimento

Naturalmente quelli descritti sono solo una piccolissima frazione dei motori di ricerca esistenti. Ne sono stati tralasciati molti altri perchè non particolarmente adatti a ricerche di tipo scientifico (ad esempio northernlight che sta rapidamente conquistando ampie fette di mercato dell'information business) o perché ripetizioni, ma meno ricche, di quelli visti. Una rassegna più ampia, con varie informazioni interessanti (e, per una volta, in italiano), si trova al sito http://www.motoridiricerca.it, che contiene anche una serie di suggerimenti sul come effettuare una ricerca. Come consiglio personale aggiungo solo che, se entro un intervallo di tempo accettabile non si è trovato quello che si sta cercando conviene cambiare l'ordine o la combinazione di termini immessi, il motore utilizzato o cambiare completamente sistema di ricerca.

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Un sito per Didi

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La Divisione di Didattica cura un sito all'indirizzo http://minerva.unito.it. Il sito è in prospettiva dedicato essenzialmente alla storia e all'epistemologia della chimica, ospita inoltre i diversi numeri di Didi, opportunamente indicizzati. Una rubrica - già abbastanza ricca - che ospita le 'tesine' di storia ed epistemologia della scienza prodotte dagli allievi del corso omonimo della SISS di Torino. È stata aperta una seconda rubrica riferita alla SISS di Torino dedicata all'attività di un laboratorio ipertestuale (Iperlab) di storia e epistemologia della scienza. Le informazioni contenute nel sito sono facilmente accessibili per la presenza di un motore di ricerca interno.

Anche in questo caso, come per i contenuti di Didi, il sito denominato "Minerva" potrà ssere arricchito a piacere, con l'unico costo del lavoro dei suoi amministratori. Qualunque collaborazione qualificata è benvenuta.

Come ricevere Didi                                                                                                         

I colleghi che fossero interessati a ricevere presso il loro indirizzo personale di posta elettronica il bollettino  della Divisione di Didattica della Chimica, possono inviare una semplice richiesta via E-mail agli indirizzi riportati nella prima pagina di presentazione e cioè:

Prof. Luigi Cerruti        luigi.cerruti@unito.it
Prof. Erminio Mostacci        erminio.mostacci@tin.it

Come collaborare al Bollettino                                                                                    

I colleghi che volessero collaborare con la redazione del bollettino della Divisione di Didattica della Chimica, possono mettersi in contatto con la redazione per proporre i loro lavori, le problematiche e le loro soluzioni; in particolare siamo interessati al racconto delle esperienze di didattica reale, vissuta nelle classi, a contatto con gli allievi.
Contiamo su una collaborazione estesa e partecipe, sia per migliorare la qualità del servizio offerto, sia per poter affrontare i vari aspetti connessi con l'attività didattica, con lo studio dei problemi e delle difficoltà nell'insegnamento, l'elaborazione di prove e test, sia strutturati, sia aperti, etc.
In particolare si indicano alcuni argomenti che possono risultare di ampio interesse nelle classi di Scuola Media Secondaria superiore:

- Segnalazione di articoli, pubblicazioni, interventi, seminari, etc.
- Segnalazione di siti WEB, di software e di altre risorse reperibili in rete.
- Prodotti chimici puri e prodotti commerciali.
- Normativa di sicurezza degli ambienti di lavoro (D.Lgs. 626-242, etc.).
- Etichettatura dei prodotti.
- Inquinanti ed impatto ambientale.

Ringraziando fin da ora quanti volessero collaborare, la redazione dá tutta la propria disponibilità per la diffusione dei materiali a tutti i colleghi delle varie scuole ed anche per aprire un tavolo di dibattito comune utilizzabile per lo svolgimento e, se possibile il continuo miglioramento degli interventi educativi

INFO: Erminio Mostacci, erminio.mostacci@tin.it