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Bollettino della Divisione di Didattica Chimica

Attenzione: La pubblicazione del Bollettino è cessata


Speciale Ipertesti                  Settembre 2001



 

Direttore: prof. Luigi Cerruti

lcerruti@ch.unito.it Past-President della Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana

Redazione

 prof. ErminioMostacci  erminio.mostacci@tin.it   ITIS "Luigi Casale", Torino

prof. Silvia Treves cs@arpnet.it SMS "L. Pirandello", Torino

dr. Francesca Turco turco@ch.unito.it Dip. di Chimica Generale ed Organica Applicata, Università di Torino

 


Sommario

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Fondino

Tutti apprendisti

Contributi alla didattica

L.Cerruti, E.Mostacci, Iperlab. Un laboratorio ipertestuale di storia ed epistemologia della scienza

Pietro Araldo, Si scoprono strade misteriose e inesplorate, ma anche pericolose

Santina Buonomo, Costruire nuovi significati

Paola Causone, Creatività e scetticismo di fondo

Elena Graciotti, Gli obiettivi di sinteticità e di contestualizzazione del problema

Laura Guandalini, Una struttura 'rizomatica'

Silvia Lamon, Mantenere viva l’attenzione del visitatore e facilitarne la navigazione

Stefania Silvestri, Coinvolgente, creativo, stimolante

Elisabetta Toscano, Un atteggiamento esplorativo, ludico e le difficoltà di lettura

Vilma Osella, In due dimensioni: dalla struttura della molecola di clorofilla allo sviluppo storico della scoperta

Informazioni redazionali Un sito per Didi
Come ricevere Didi
Come collaborare al Bollettino

 

 

Tutti apprendisti

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Nello scorso anno accademico, presso la Scuola Interateneo di Specializzazione per la formazione degli insegnanti della scuola secondaria (SISS) a Torino, si è tenuto un Laboratorio ipertestuale di storia ed epistemologia della scienza, chiamato nel gergo locale 'Iperlab'. Questo numero speciale di Didi è interamente dedicato agli esiti di Iperlab, in particolare dal punto di vista della consapevolezza dei problemi didattico-educativi acquisita dai nostri futuri Colleghi (ma molti di essi lo sono già). La struttura e l'andamento effettivo di Iperlab sono qui di seguito descritti in una breve nota, che precede una serie di nove interventi, costituiti da parte degli elaborati ('tesine') che ciascun allievo doveva fornire insieme all'ipertesto vero e proprio. L'ipertesto era il risultato del lavoro di gruppo, dentro e fuori Iperlab; la tesina era invece un contributo personale, articolato più o meno in tre punti: opinioni sul rapporto ipertesto-didattica, descrizione della propria esperienza di authoring, autovalutazione del lavoro svolto.

La scelta di pubblicare su Didi una parte delle tesine degli specializzandi ha avuto diverse motivazioni, tra cui preminente quella di comunicare alle 4000 scuole a cui Didi è distribuito che le SISS esistono, sono attive e producono conoscenza. Sembra impossibile, ma vi sono Dirigenti scolastici che ignorano - o fanno finta di ignorare - l'esistenza di Scuole di specializzazione per i futuri insegnanti. Un collega ha portato al suo 'Dirigente' il contratto con cui gli veniva conferito un incarico di insegnamento alla SISS piemontese, e come reazione preliminare il 'Dirigente' ha chiesto al collega cosa fosse la Scuola in questione. Ma al di là delle ragioni editoriali, ho un motivo personale di soddisfazione per la preparazione di questo 'speciale'. Ho riletto i testi che ritenevo pubblicabili, e man mano che mi innoltravo nella lettura, e confrontavo fra di loro le diverse soluzioni date dai miei allievi ai molti problemi dell'authoring, mi sono accorto che il mio cambiamento di ruolo, da docente a editore, aveva cambiato il mio modo di leggere e apprezzare le 'tesine'. Cessato il dovere fiscale, mi si sono aperte nuove possibilità, di accesso all'esperienza di Iperlab e di condivisione dei risultati ottenuti dai miei (ex-)allievi.

In molti elaborati si è appuntata l'attenzione sul rapporto fra ipertesto e allievi della secondaria, sia nella modalità di reading sia in quella di authoring. A questo proposito sono molto interessanti le osservazioni di Causone, e anche i suoi dubbi. Gli allievi di Iperlab sono usciti da questa esperienza nutrendo nei confronti degli ipertesti 'sentimenti' assai diversi, che vanno dalle riflessioni 'dolenti' di Araldo, all'accettazione completa di Lamon e Silvestri, attraverso un punto di equillibrio critico espresso bene, e in modo creativo, da Graciotti. Altri ancora hanno assunto un atteggiamento attento ai problemi didattici, ma 'riservato' sulla propria esperienza; è il caso di Guandalini.

Un aspetto critico della costruzione di ipertesti - segnalato da tutti gli specializzandi - è la 'tendenza espansiva' che assume il processo stesso di scrittura e strutturazione. Una questione cruciale a questo proposito è quella del constesto conoscitivo, e cioè di quanto è noto al lettore. Causone ha scritto che "Non si può, infatti, parlare di una qualsiasi proteina senza sapere che cos’è e a cosa serve". Ritengo che invece sia impossibile non assumere delle conoscenze pregresse. Nessun storico pubblicherebbe qualcosa sull'insulina se non presupponesse che il suo lettore sappia, ad esempio, cosa è e dove si trova il pancreas. Dei problemi di 'appetibilità' dell'ipertesto, posto in competizione sulla Rete, ha parlato in particolare Lamon, indicando necessità dell'utente ("il collegamento costa") e accorgimenti pratici che non sempre si tengono presenti. Sempre sul piano di una 'praticità' da vera apprendista Silvestri segnala i dettagli delle procedure di costruzione degli ipertesti - e come si possano migliorare. Quasi per contrasto l'atteggiamento di Araldo, estremamente riflessivo e auto-riflessivo, porta a mettere in evidenza le molte difficoltà legate all'uso di ipertesti (rispetto ai testi tradizionali), al ricorso a informazioni reperite in Rete, allo stesso processo di studio del documento. Personalmente credo che se lo storico si ponesse - sul serio - tutte le (giuste) domande poste da Araldo non arriverebbe a scrivere un solo rigo. Tuttavia ciascuno risponde al proprio temperamento, e quando si comincia a discutere di stili di ricerca ci si trova già ad un livello notevole. La parte di autovalutazione è stata spesso la più interessante, e gratificante per il 'corpo docente'. Gli specializzandi si sono divertiti, e talvolta si sono dimostrati estremamente soddisfatti del loro prodotto - è il caso di Buonomo, Causone, Osella. Ancora Bonomo e Causone hanno insistito sugli aspetti contenutistici, cioè storici, del loro lavoro, mentre - si è già detto - altri hanno preferito insistere sugli aspetti più 'costruttivi' di Iperlab. Non sempre la questione della ricerca in Rete ha trovato spazio nelle tesine, è tuttavia è una delle attività fondamentali di Iperlab, come ha sottolineato Osella, senza però cedere alle lusinghe di Internet, come confessa spudoratamente Causone. Infine, a indicare quanto sia vasto il campo di ricerca didattica che si apre con l'impiego di ipertesti, Toscano ha riportato più volte il suo discorso sul problema fondamentale della lettura, così diversa a seconda dei media con cui si ha a che fare.

In diversi casi i testi prodotti dagli allievi di Iperlab sono stati 'tagliati' prima della pubblicazione su Didi, in genere perché troppo lunghi. Qualche volta il taglio è stato fatto per non dare ombra di ufficialità ad errori banali, dovuti ad una revisione insufficiente o troppo affrettata. I titoli dei testi degli specializzandi sono redazionali, e forse rispecchiano più una valutazione esterna che il pensiero dell'autrice o dell'autore. Tutti gli autori sono rintracciabili attraverso il loro indirizzo di posta elettronica, e penso che saranno felici di poter fornire a chi li chiedesse testi e ipertesti completi. Su un piano più generale, e tipicamente da 'maestro', va detto che gli esercizi di scrittura sono utili comunque, testuali o ipertestuali che siano. In diversi elaborati degli allievi di Iperlab si trovano quelli che una volta sarebbero stati definiti 'errori di grammatica'. Pubblicando brani che propongono a tratti un italiano claudicante abbiamo semplicemente registrato un fatto, e cioè che anche persone colte e motivate hanno perso la consuetudine con la lingua scritta. Vorrei mettere sull'avviso i lettori di Didi. Ascoltate i nostri giornalisti in televisione, ma ascoltate con attenzione: nessuno di loro è più in grado di rispettare le concordanze grammaticali più semplici, maschile vs. femminile, plurale vs. singolare. Accerchiati da personaggi ignoranti e incuranti, impastati nell'inespressività del discorso pubblico, anche per la grammatica dobbiamo tornare tutti apprendisti.


 Iperlab.

Un laboratorio ipertestuale di storia ed epistemologia della scienza per la SISS del Piemonte

  

Luigi Cerruti

lcerruti@ch.unito.it

Erminio Mostacci

erminio.mostacci@tin.it

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Iperlab è il nome che è stato dato ad un Laboratorio del secondo anno della SISS, la Scuola di specializzazione per i futuri insegnnti della scuola secondaria, a cui collaborano l'Università di Torino, il Politecnico di Torino, e l'Università del Piemonte orientale. Il progetto di questo laboratorio è nato da una scelta culturale e da due esperienze pratiche. La scelta culturale privilegia l'uso degli ipertesti, tenendo conto sia degli aspetti tecnici, didattici ed epistemologici degli ipertesti (IT), sia della funzionalità degli IT per la decostruzione e comprensione della storia ed epistemologia della scienza. Alcune finalità educative di questa scelta si estrinsecano meglio attraverso l'authoring per insegnanti ed allievi, in quanto così si 'vive' la funzione/finalità cooperativa e cumulativa degli IT. Rispetto alle finalità didattiche gli IT devono avere estensione praticabile, profondità ridotta, equilibrio grafico. Le due esperienze di riferimento (locale) sono state condotte alla SISS piemontese e all' ITIS "Luigi Casale" di Torino. Nel caso della SISS, a conclusione di un Corso di storia ed epistemologia della scienza del primo anno, si è assegnata agli allievi una tesina da elaborare in forma ipertestuale su un tema pertinente alla scienza del XX secolo. Nel caso del "Casale", si sono tenute con due classi delle sessioni di uso della Rete per il reperimento di materiale di storia della chimica, con particolare riferimento a Mendeleev. Iperlab è stato concepito per fornire agli specializzandi una certa 'padronanza', didattica ed educativa, degli IT. Materiali relativi ad entrambe le esperienze sono consultabili al sito http://minerva.ch.unito.it.

Il laboratorio aveva a disposizione 10 calcolatori in Rete. Per la pratica specifica di Iperlab sono stati installati due programmi. PlanBee è un programma che permette di tenere un diario per ogni navigazione in Rete, con la possibilità di allegare ad un indirizzo proprie annotazioni, e qualsiasi materiale pertinente, sia scaricato dalla rete, sia residente. VqServer è un vero gioiello: installa automaticamente su ogni calcolatore connesso alla Rete un server flessibile e ricco di funzioni. I programmi sono gratuiti per uso non commerciale. Possono essere scaricati agli indirizzi:

http://www.zdnet.com/downloads/stories/info/0,,001C25,.html, (Planbee™);

http://www.zdnet.com/downloads/stories/info/0,,000GTS,.html (vqServer™)

Ogni gruppo di lavoro è stato formato da due o tre allievi. La scelta di formare gruppi di tre è stata fatta dagli allievi, così che alcune postazioni sono rimaste inutilizzate.

Il programma del Laboratorio è stato sviluppato in cinque sessioni settimanali, di quattro ore ciascuna. Per una introduzione generale all'uso degli ipertesti in didattica si è assegnata la lettura di due articoli di L. Cerruti ("Ipertesti e insegnamento delle scienze) e di F. Mozzi ("Ipertesto e processi cognitivi"). Anche questi articoli sono reperibili su http://minerva.ch.unito.it. I contenuti del corso sono stati i seguenti:

Proprio per l'interesse degli elaborati personali, riflessivi e autovalutativi, si è ritenuto utile fornire ai lettori di Didi una parte del materiale prodotto dagli allievi di Iperlab.

 


Si scoprono strade misteriose e inesplorate, ma anche pericolose

Pietro Araldo

piero.araldo@tin.it

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1 - Premessa

In un passo degli Essais, Montagne descrive la condizione del lettore come è stata idealizzata nella tradizione dell’erudizione occidentale:

Vedo sotto di me il giardino, la corte, il cortile e quasi tutte le parti della mia casa. Qui sfoglio ora un libro, ora un altro, senz’ordine e senza programma, come capita; ora fantastico, ora annoto e detto, passeggiando, queste mie idee.

Il lettore è un navigatore nel mare di testi; l’erudito è colui che non considera il libro una realtà isolata, ma chi riesce a vedere un testo come il nodo di una grande Rete, come un frammento della Biblioteca, dove ogni parola significativa è l’estremità di un filo che rimanda ad altri libri già scritti.

[...]

2 - Ipertesto: una definizione

Jeff Conklin in A Survey on Hypertext del 1987 definisce così l’ipertesto:

"Le connessioni supportate dalla macchina sono la caratteristica essenziale dei sistemi a ipertesto, ed è la capacità di gestire connessioni che permette un’organizzazione non lineare del testo"

In tale impostazione sembra prevalere la considerazione che l’ipertesto è un prodotto che va oltre i limiti della tecnologia della stampa, e quindi modifica radicalmente il significato del messaggio, veicolato da quella stessa tecnologia attraverso il suo supporto principale, il libro.

Possiamo individuare due direttrici della definizione: la sequenzialità non lineare, più vicina alla capacità associativa della mente umana rispetto a quella lineare; e la considerazione che gli oggetti on – line non sempre sono corrispondenti alle dichiarazioni di intenti degli autori, e quindi il loro uso non produce davvero quegli effetti e quelle conseguenze previste, ad esempio in ambito storico. Pensiamo al controllo delle fonti nella metodologia storica. Difficilmente, secondo me, lo storico riesce a costruire in rete un rapporto diacronico rigoroso tra il documento e un determinato fatto storico. Pensiamo anche all’interattività, che permette a chiunque di intervenire su un documento allo stesso modo dei monaci benedettini quando curavano un manoscritto antico.

La prima direzione porta inevitabilmente alla seconda. Essa riguarda il superamento del libro e della forma di comunicazione scritta ivi connessa, fino alla messa in discussione della struttura fondamentale che lo caratterizza: il modello lineare di lettura e, di conseguenza, la struttura profonda della scrittura, la sequenza logico – lineare. L’ipertesto organizza connessioni, relazioni, e quindi significati e non soltanto allinea, mette in fila dei contenuti: perciò produce un "testo" non lineare. La possibilità di costruire un "testo" non lineare ha come presupposto che il fondamento del testo è la gerarchia di significati, basata sulla sequenza.

E’ possibile utilizzare la categoria "testo" separandola dalla sua organizzazione lineare? Possono esistere testi e insiemi di significati, comunicabili ad esseri umani, senza che il messaggio sia codificato secondo un codice testuale? La sostituzione di un supporto cartaceo con uno immateriale, come quello elettronico, non produce inevitabilmente una modificazione della natura del messaggio tale da impedire l’uso della categoria "testo"? Non siamo nemmeno più sicuri di rivolgerci ancora ad utenti alfabetizzati, ossia educati a leggere e a scrivere secondo il modello tradizionale. La categoria "testo" si rifà alla tradizionale distinzione tra homo scribens (i cui attributi tradizionali sono l’essere individuo, intellettuale, pensatore e capace di invenzione) e homo faber (i cui attributi sono le abilità manualità, l’essere esecutore e produttore di utensili e di oggetti materiali) così da risultare inscindibile dalla struttura a sequenza lineare della scrittura e dal supporto libro. La categoria "testo" applicata anche per gli ipertesti rimarrebbe solo in termini di metafora, una categoria debole, significativa di una parentela, di un passato, ma limitativa nella rappresentazione di un processo in atto così radicalmente diverso, tale da modificare anche i due attori fondamentali della comunicazione letteraria, l’autore e il lettore, e i loro ruoli storicamente distinti.

Inoltre, l’epistemologia di un ipertesto è un pretesto intellettuale per riflettere a tutto campo sul rapporto storico e materiale tra supporto e scrittura, proponendo l’esigenza di un approfondimento di riflessione sui modi della presentazione materiale, e quindi sulle forme di comunicazione, compresa quella scritta, che il genere umano si dà per realizzare e divulgare il proprio pensiero. Il possibile universo artificiale dei prodotti di questa tecnologia mette in ombra, e forse sottovaluta, la tradizione culturale in cui si radica ed è immerso un testo, e in particolare il contesto e il codice attraverso cui il testo viene trasmesso nello spazio e nel tempo, ma soprattutto trascura la funzione ermeneutica, di comprensione, di critica, di manipolazione che la tradizione assume. Salvare un testo non significa solo conservare e trasmettere, ma soprattutto renderlo significativo e dotarlo di senso. Definirlo, renderlo un unicum, è storicamente il modo di significarlo, di evidenziarne la singolarità dell’hic et nunc che lo individua e lo differenzia da tutti gli altri al fine di "storicizzare" un testo trasformandolo in un documento: una fonte di fatti storici.

[...]

6 - Riflessioni sul progetto ipertestuale

[...]

La rete, forse proprio perché così democratica, non permette di qualificare opportunamente la fonte documentaria. Non sono nemmeno sicuro che ciò che appartenga alla Rete siano documenti, nell’accezione più rigorosa del termine. La definizione più tradizionale di documento appartiene alle discipline umanistiche. Personalmente, intendo come "documento" un supporto di segni organizzati all’interno di un significato collocabile nel tempo e nello spazio, e quindi definibile nella propria singolarità.

Nel preparare questo lavoro intitolato "storia della cromatografia e dell’elettroforesi" eravamo vincolati nella duplice scelta dell’oggetto e dei mezzi. Ciò, almeno in parte, ci ha favoriti: è necessario infatti assicurare il più alto grado di indipendenza reciproca tra mezzi e oggetto. Nella speranza che lo stile della ricerca sia compatibile con il suo oggetto, non è meno desiderabile che tra noi stessi e ciò che aspiriamo a conoscere meglio, tra il nostro "discorso" e l’oggetto, il divario e la differenza siano fissati con la massima cura. Una dualità di questo genere è strettamente necessaria. Non c’è incontro che a condizione di una distanza antecedente; non c’è adesione mediante la conoscenza se non a prezzo di una dualità dapprima provata, e poi superata. Ogni debolezza, ogni cedimento nel rapporto differenziale tra la nostra identità e quella dell’oggetto studiato, tra le nostre risorse strumentali e la configurazione "oggettiva" dell’opera, avrà come conseguenza un indebolimento del risultato, una diminuzione di energia e di piacere nell’esplorazione e nella scoperta.

La nostra preoccupazione più forte è stata garantire all’oggetto la sua massima presenza e la maggiore indipendenza possibile isolandola dalla rete e costruendo delle "mura" al labirinto, come accade nel labirintico mondo di una biblioteca. Tecnicamente, ciò è stato fatto eliminando quasi tutti i bottons originali dai documenti. Questa scelta ha consolidato l’esistenza dell’ipertesto che si è offerto noi con i caratteri dell’autonomia; opponendoci tutte le sue differenze e le sue distanze. I metodi cosiddetti oggettivi rafforzano e accrescono gli aspetti materiali dell’oggetto, gli danno una configurazione più netta, un rilievo più preciso, lo ancorano a oggetti contigui nello spazio e nel tempo. Per cercare di guardare l’oggetto da una certa distanza abbiamo preferito far affluire all’ipertesto documenti riguardanti la tecnica cromatografica, con riferimento ai principi generali, alle tecnologie, a tecniche differenti ma contigue, ad esempio, per meccanismo di funzionamento. Successivamente, l’afflusso di documentario ha accorciato le distanze, proprio attraverso ciò che talvolta sembra essere una scelta esteriore, poco pertinente, inessenziale rispetto al testo principale. Si è aggiunto a tutto ciò che dal di dentro conferisse all’ipertesto una precisa personalità; la volontà di conoscenza deve cominciare a farsi complice dell’oggetto nel potere che ha di resisterci. Prima di ogni spiegazione, prima di ogni interpretazione comprensiva, il documento deve essere riconosciuto nella sua singolarità di significato, ossia ciò che lo sottrae da un’illusoria annessione. Per una sorta di paradosso, è a furia di arricchimenti oggettivi che l’opera studiata ci può opporre una resistenza analoga a quella che può essere incontrata di fronte a una soggettività estranea, che sfugge a ogni tentativo che non sia disposto a pagare il prezzo per attraversare lo spazio frapposto. E’ per questo motivo che abbiamo continuato ad annettere documenti che possono anche apparire poco pertinenti. E’ stato per ridurre la distanza conoscitiva che ci separava dai documenti più significativi e per tentare di risolvere una dialettica, che la rete tende a lasciare incompiuta. Si desiderava la prossimità, e l’argomento ci ha lasciato a distanza: non sappiamo ancora adesso se le parole che abbiamo letto ci hanno parlato veramente di ciò che avremmo voluto conoscere meglio. La loquacità della Rete forma una barriera: dietro di essa non si scorge nient’altro che un fantasma nebuloso.

7 - Conclusioni (autovalutazione finale)

[...]

Il nostro ipertesto è una mera raccolta di testi che così organizzati permettono di riprodurre senza errore le relazioni che abbiamo trovato tra le informazioni. Le informazioni appartengono alla Rete, le relazioni sono nostre. Da queste relazioni e dalla scelta degli argomenti si può avere un’idea della nostra capacità di intuire il contesto storico - disciplinare e la qualità delle nostre concezioni iniziali. La possibilità di fare errori nella creazione di connessioni di un ipertesto può essere utilizzata didatticamente per innescare un apprendimento significativo.

[...]

In definitiva, la funzione dell’ipertesto è stata quella di simulare la costruzione di una biblioteca o la progettazione di un museo nei quali, lasciando la libertà di percorrere il testo secondo la propria sensibilità, l’apprendimento per scoperta diventa la norma. Il mito del labirinto si adatta ad una biblioteca come alla costruzione di un ipertesto. Dentro questi prodotti si scoprono strade misteriose e inesplorate, ma anche pericolose. Si può perdere l’orientamento andando "fuori tema". Navigando, infatti, si può ricostruire una storia immaginaria. In Rete, la stranezza prevale sulla quotidianità, l’avvenimento sulla vita reale. Nel nostro ipertesto, ad esempio, è presente un testo che riguarda l’elettroforesi capillare che, dopo aver spiegato tutte le applicazioni della tecnica in campo clinico, termina affermando che questa tecnica è poco usata ma promettente. Come posso io sapere se questa tecnica è attualmente di routine negli ospedali in quanto il testo risale a vent’anni fa? In ogni caso, la Rete dà grande spazio all’elettroforesi capillare, una tecnica che nel corso di "cromatografia" del 1986 non era mai stata citata. Allora come si qualificano le fonti tratte dalla Rete?


Costruire nuovi significati

Santina Buonomo

esercito@tiscalinet.it

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Ipertesti e didattica

Il termine "ipertesto" compare per la prima volta negli anni ’60 ad opera di T.H..Nelson, informatico, filosofo e designer che realizzò un software mediante il quale poter interconnettere documenti seguendo criteri non sequenziali ma reticolari.

Secondo al definizione fornita da Nelson nel suo saggio "Literary machine 90.1" un ipertesto è "scrittura non sequenziale, testo che si dirama e consente al lettore di scegliere qualcosa che si fruisce a meglio davanti a uno schermo interattivo non più limitato alla sola sequenza …possiamo creare nuove forme di scrittura che riflettano al struttura di ciò di cui scriviamo e i lettori possono scegliere percorsi diversi a seconda delle loro attitudini o del corso dei loro pensieri".

L’idea fondamentale dell’ipertesto è quella di porsi come analogia del modo di pensare umano, che è tipicamente non lineare, dove le idee non nascono in forma definita ma derivano da una graduale elaborazione .

La novità dell’ipertesto sembra, inoltre, consistere nell’apertura alla creatività: non solo "creatività" dell’autore dell’ipertesto che, costruisce il prodotto secondo i propri schemi mentali ma anche "creatività" di chi "legge" l’ipertesto, navigando nell’insieme di informazioni predisposte, seguendo itinerari non necessariamente coincidenti con quelli dell’autore, interagendo con il prodotto e con i significati che da esso può trarre.

Ci si può chiedere in quanti modi possibili è consentito a un "lettore" realizzare percorsi sempre nuovi a partire da un solo prodotto ipertestuale. A mio parere la varietà di percorsi conoscitivi dipende dalla molteplicità dei modi con i quali le informazioni sono associate con i significati attribuiti, di volta in volta, dal "lettore".

L’ipertesto può essere definito come un insieme di dati collegati in uno schema libero. La struttura ipertestuale è costituita da "nodi testuali"collegati tra loro, in base a nessi logicamente significativi (links).

Ciò che rende il "lettore" di un ipertesto un "fruitore" capace di collegare le informazioni ,contenute nei "nodi",a seconda delle proprie esigenze, è la presenza di "interfacce" (GUI : graphical user inteface), oggetti grafici che indicano la corrispondenza a uno o più nodi (unità di significato).

Le interfacce permettono al "lettore" di esplicitare (e prenderne consapevolezza) il funzionamento della mente, il suo "procedere per associazioni di idee" seguendo le reti di significati: in questo processo sembra avverarsi la "profezia" di Nelson per cui l’ipertesto avrebbe aiutato l’uomo a pensare e comunicare proprio grazie allo schema "a rete" caratteristico dell’ipertesto.

Se queste potenzialità sono attribuibili all’ipertesto, è facile immaginare quali possano essere quelle attribuibili all’utilizzo di testi multimediali, dove al linguaggio scritto (linguaggio naturale) e quello visivo (rappresentato da immagini e dalla loro semantica) si interconnettono effetti sonori, simulazioni, animazioni.

I collegamenti che il "lettore" attua, i percorsi che crea e segue nel testo multimediale, lo mettono in grado di interagire con aspetti diversi della realtà (anche se "virtuale"), di mettere in "funzione" aree cerebrali diversificate e usare schemi di significati per interpretare altri linguaggi.

[...]

E’ più formativo "leggere" un ipertesto o procedere alla sua costruzione?

A mio parere l’esplorazione di ipertesti precostituiti richiede agli insegnanti di provvedere a un percorso educativo sulle "strategie di esplorazione". In altre parole le potenzialità dell’ipertesto dovrebbero essere esplicitate, delineate agli allievi, attraverso la mediazione dell’insegnante che, dal canto suo, dovrebbe riflettere sulle modalità di utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica e sul "valore aggiunto" ad esse attribuibile.

[...]

A mio parere, così come non si può pretendere che gli allievi riescano autonomamente a costruire reti di concetti ed elaborare le conoscenze senza che l’insegnante abbia provveduto ad un "ambiente di apprendimento" dove realizzare questi processi, allo stesso modo non si può pretendere che gli allievi giungano, da soli, a considerare gli ipertesti come parte di una dimensione culturale.

.L’utilizzo di ipertesti nelle attività didattiche può comportare alcuni vantaggi:

· Azione su interesse e curiosità: sebbene la scuola non abbia il compito di "intrattenere" gli allievi, rendere più piacevole il momento dell’apprendimento può essere il primo passo per stimolare nuovi interessi,far scoprire loro risorse cognitive "nascoste" o non adeguatamente prese in considerazione per affrontare le tradizionali lezioni (ad esempio la capacità di orientarsi tra i nodi ipertestuali con velocità comparabili a quelle utilizzate per districarsi tra le scene dei videogiochi)

· Gli ipertesti possono fornire occasioni dove permettere agli studenti di confrontarsi su strategie di esplorazione e selezione delle informazioni.

· L’allievo può diventare e percepirsi protagonista del processo di apprendimento e mettere in gioco il pensiero critico, la propria creatività e le abilità di autoregolazione, grazie alla possibilità, offerta dalla rete di collegamenti tra i nodi testuali, di "ritornare sui propri passi" agendo sulle interfacce ipertestuali (GUI)

· Consente di familiarizzare, comparare, utilizzare linguaggi diversificati (naturale, visivo, simbolico) e saperi procurando vantaggi alla versatilità intellettiva di ciascun allievo e stimolando la capacità di "guardare la realtà secondo punti di vista diversificati"

[...]

"Navigare" in un ipertesto (o in testi multimediali), soprattutto quando viene effettuato con gli allievi, dovrebbe condurre a riflettere anche sulla seguente domanda: chi e come costruisce un ipertesto?

La progettazione e realizzazione di ipertesti può essere affidata sia agli insegnanti sia agli stessi alunni, sotto la supervisione dei docenti.

In quest’ultimo l’attività permette di predisporre un "ambiente" che possa favorire competenze come:

· Saper lavorare secondo un piano prestabilito

· Analizzare testi di diversa tipologia, sviluppando l’abitudine alla lettura non sequenziale

· Individuare e stabilire collegamenti semantici, saper selezionare le informazioni, vagliarne l’esattezza

· Saper utilizzare più linguaggi

L’elenco non è certamente esauriente. Ad esso occorre aggiungere i vantaggi "motivazionali"apportati dall’affidare la costruzione di ipertesti agli allievi : permettere agli allievi di scoprirsi capaci di realizzare un prodotto "tangibile"nel quale riconoscere il proprio personale contributo.

Commenti all’ipertesto realizzato durante il laboratorio

[N.R. Si tratta di un ipertesto dal titolo "La scoperta dell’insulina", realizzato da Santina Buonomo, Paola Causone, Renata Vai]

[...]

Le prime esplorazioni sul sito ufficiale della Commissione del premio Nobel hanno guidato la scelta tra i possibili argomenti.

La mappa dei nodi concettuali e la tipologia dei "nuclei di informazione" con i quali strutturare l’ipertesto, la sua "forma organizzativa", sono state appena delineate in fase di progettazione. Fin dall’inizio abbiamo deciso di 1) dare un’impronta storica preponderante al prodotto finale, 2) di dedicare l’ipertesto a un’utenza non necessariamente esperta in argomenti e lessico specialistico chimico-biologico

Per soddisfare quest’ultimo punto abbiamo fatto precedere la sezione "storica" da una serie di riferimenti relativi alla struttura delle proteine e in particolare dell’insulina e al ruolo di quest’ormone nel metabolismo del glucosio. Abbiamo voluto fornire un breve quadro di riferimento che potesse essere di aiuto per la comprensione dei nodi testuali successivi.

Come è già stato accennato, la scoperta dell’insulina è stata essenzialmente trattata dal punto di vista storico: seguendo tale approccio non è stato possibile fare a meno di dedicare una parte dell’ipertesto (riconducibile all’"Introduzione") al diabete, patologia presente sin dall’antichità, e alle implicazioni che la ricerca per la cura di tale patologia ha avuto nella scoperta dell’insulina.

In questa sezione abbiamo voluto fornire un esame diacronico delle metodologie di diagnosi (dall’urina dolce ai primi "cofanetti per il controllo casalingo della glicemia")e delle cure del diabete.

Su questa "storia del diabete" (che rappresenta anche il "diabete nella storia") abbiamo innestato i nodi riguardanti la scoperta dell’insulina.

Come nel caso di molte scoperte scientifiche, anche quella dell’insulina è frutto del contributo di numerose ricerche, di risultati più o meno "stupefacenti", di fallimenti, idee e miglioramenti tecnici (si veda ad esempio il metodo per il dosaggio del glucosio ematico).

[...]

Esistono , senza dubbio, delle disomogeneità nella ricchezza delle informazioni biografiche. La biografia di Banting risulta la più ricca di riferimenti alla vita privata e alla personalità dello scienziato: le informazioni riscontrate in rete sembrano indicare in Banting il modello di scienziato dal carattere schivo, in parte defraudato dei suoi meriti dal suo superiore (Macleod) e in parte oppresso dalla fama tanto da risultare incapace di replicare i successi ottenuti nelle ricerche.

La diatriba circa il primato della scoperta dell’insulina e, di conseguenza, quella sull’assegnazione del Nobel al gruppo di Banting e Macleod richiederebbe un ampliamento. Le informazioni reperite in rete non sono sufficienti (troppo sintetiche o poco contestualizzate) per comprendere le dinamiche della questione del merito della scoperta: per poter elaborare almeno un nodo testuale su quest’argomento abbiamo trovato aiuto nella lettura della monografia di M.Bliss "The discovery of insulin".

Sarebbe stato interessante approfondire la dinamica del ricorso avanzato da C. Paulesco nei confronti del conferimento del Nobel ai ricercatori canadesi, ma la maggior parte delle informazioni riscontrate a tal riguardo in rete presentano il difetto di essere in lingua rumena.

La sezione che nell’indice è stata intitolata "curiosità" rappresenta una selezione delle numerose informazioni su diabete e sull’insulina riscontrate nel corso della realizzazione dell’ipertesto. Consapevoli di dover operare una selezione delle informazioni acquisite, abbiamo deciso di fornire una piccola rassegna di spunti su tutto un "mondo" che più o meno direttamente è legato al diabete e all’insulina: abbiamo, pertanto, citato personaggi celebri affetti da tale patologia, poesie e alcune note sulle cure omeopatiche.

Durante la realizzazione dell’ipertesto ci siamo ben presto rese conto che ogni ricerca apportava nuovi spunti per l’ideazione di collegamenti e la realizzazione di nodi di testo: l’ipertesto sembrava ampliarsi ed estendersi ben oltre il caposaldo della "dimensione storica".

Uno dei difetti più appariscenti del prodotto finale consiste, a mio parere, nell’aver realizzato testi troppo lunghi. In alcuni casi non abbiamo inserito interfacce che consentissero di ritornare all’indice o alle pagine iniziali di ogni sezione. La possibilità di "ritornare sui propri passi" può risultare, in qualche caso, difficile da realizzare e può rendere l’ipertesto più simile a un classico testo cartaceo.

Le immagini sono state inserite con l’intenzione di non attribuire loro un ruolo puramente "decorativo"(fatta eccezione per quelle contenute nella sezione "curiosità"): era nostra intenzione fornire attraverso le immagini informazioni complementari a quelle presenti nel testo tali da poter aiutare il "lettore" a costruire nuovi significati.

L’ipertesto realizzato in occasione del laboratorio ipertestuale di epistemologie è stata la mia prima esperienza di progettazione e costruzione di un prodotto multimediale.

Nonostante il prodotto pecchi di sintesi e nell’organizzazione dei nodi e delle connessioni (quella ottenuta potrebbe esser definita "ad albero mal potato") e possa essere migliorato in più punti, compresa la veste grafica, credo di potermi ritenere orgogliosa di questa prima opera.


Creatività e scetticismo di fondo

Paola Causone

paola.causone@tiscalinet.it

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L’ipertesto

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L’ipertesto e didattica della storia della scienza

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Solo se il sapere è significativo, allora, può innestarsi nello sviluppo cognitivo del discente e modificare la sua rete di concetti, raggiungendo degli obiettivi non più di tipo contenutistico ma cognitivo. Il computer, ormai "compagno" di tutti gli studenti, da loro conosciuto e usato, potrebbe essere un valido strumento per agganciare il sapere costruito a scuola con quanto già conoscono e potrebbe diventare oltre che compagno di giochi anche di studio. Essendo uno strumento conosciuto potrebbe già rendere più facile e più interessante l’impatto con argomenti nuovi anche perché offre la possibilità di usare linguaggi visivi o sonori che catturano immediatamente l’attenzione dell’allievo, sicuramente di più di un testo scritto e permetterebbe di sfruttare al massimo la creatività anche in contesti disciplinari dove molto spesso ad essa non viene permesso di emergere. Il linguaggio multimediale, e, quindi, l’uso dell’ipertesto nella didattica, potrebbe essere da questo punto di vista realmente utile. Sicuramente leggere la vita di uno scienziato in un ipertesto oppure riuscire a vedere in azione, tramite delle animazioni, esperienze fatte da illustri luminari della scienza è sicuramente più invitante e coinvolgente che non studiare su un "noioso" libro di testo. Inoltre con un ipertesto si diventa più partecipi alla lettura stessa scegliendo tra possibili cammini offerti. Ma se lo scopo ultimo è l’acquisizione di competenze e la costruzione da parte dell’allievo di un suo sapere, in modo attivo, allora non basta solo cambiare il mezzo didattico, ossia passare dal libro di testo all’ipertesto, ma bisogna includere un cambiamento radicale nel modo di usare e concepire l’ipertesto dal punto di vista didattico. Se, infatti, l’ipertesto rappresenta solo un modo alternativo per fare memorizzare agli allievi dei concetti oppure per seguire dei percorsi forzati tra i tanti possibili, allora perde di significatività didattica. Se invece viene strutturato come un modo per stimolare la riflessione, la curiosità, lo spirito critico dei ragazzi, ossia per produrre competenze, allora può diventare un potente strumento didattico. Infatti già per il modo stesso in cui è strutturato, come insieme di più parti unite da una fitta rete di connessioni e legami, potrebbe rendere più facile fare abbandonare agli allievi quella visione a "compartimenti stagni" tra le varie discipline o addirittura tra argomenti diversi nella stessa disciplina. Esso, infatti, permetterebbe senza alcuno sforzo di comprendere la complessità ologrammatica del sapere e del mondo che ci circonda e di imparare a districarsi in una fitta rete di connessioni, cercando quanto utile per risolvere i problemi. Questa potrebbe essere già una competenza importante. La scelta dei possibili cammini può, infatti, sviluppare spirito critico negli allievi. Molto interessante, per comprendere la struttura mentale di un allievo, sarebbe fare costruire a lui un ipertesto relativo a qualche argomento della storia delle scienze. La modalità di strutturare tutte le parti e di connetterle tra di loro potrebbe già darci un’idea delle sue modalità di ragionamento e di connessione tra i vari concetti e aiutarci a trovare la strada migliore per modificare la sua mappa concettuale in modo da innestare il nuovo sul suo noto. La scelta dei possibili percorsi e del materiale necessario alla costruzione di un ipertesto aiuterebbe a sviluppare spirito critico e analitico. In questo modo si potrebbe anche permettere all’allievo di esprimere la propria creatività e certamente di tentare di risolvere il nodo problematico nell’insegnamento delle discipline scientifiche: rendere argomenti molto astratti interessanti e coinvolgenti. Questo con l’uso dell’ipertesto sarebbe possibile grazie anche alla sua varietà di linguaggi comunicativi, permettendo l’avvicinarsi degli allievi a più linguaggi di comunicazione diversi contemporaneamente che vanno dal semplice linguaggio scritto a quello visivo fino ad arrivare a quello simbolico e sonoro, una possibilità che può venire offerta solo dai mezzi multimediali. La costruzione e l’uso di ipertesti nella didattica della storia della scienza, come in qualsiasi altra disciplina, può essere utile anche per incrementare le conoscenze nell’ambito del mondo informatico dal quale più nessuno oramai si può esimere.

Pur di fronte a tutti i vantaggi che possono derivare dall’uso del computer e dell’ipertesto nella didattica, rimane un certo scetticismo di fondo sul suo vero valore pedagogico. Infatti l’aspetto principale del processo educativo è rappresentato dalla relazione esistente tra allievo e docente e la crescita e lo sviluppo della mente e della personalità dell’allievo sono possibili solo all’interno di essa. Un uso massiccio di una didattica multimediale potrebbe rischiare di inaridire l’apporto pedagogico derivante da questa relazione che si fonda sulla comunicazione verbale e non verbale tra l’insegnante e l’allievo. Un altro problema legato all’uso dell’ipertesto potrebbe essere quello di staccare maggiormente gli allievi dell’ambiente che li circonda, per immergersi in un mondo virtuale che difficilmente può dare lezioni di vita. Non sempre, inoltre, la capacità dei singoli allievi di utilizzare gli strumenti informatici è uguale e la necessità di doverli usare anche in ambiti disciplinari diversi rischierebbe di incrementare eventuali differenze già esistenti a livello di apprendimento nelle discipline in cui si adotta una didattica multimediale. Inoltre resta il fatto che, come già evidenziato, se l’ipertesto è costruito per scopi didattici che portino alla costruzione di competenze, dovrà essere costruito secondo una certa logica e si dovrà prevedere la possibilità che i suoi fruitori sappiano usufruirne a livelli diversi e sappiano utilizzare gli strumenti informatici in modo diverso. Questo rende la costruzione e l’utilizzo dei mezzi multimediali nella didattica molto più complessa di quanto possa sembrare.

Certamente resta il fatto che, essendo un compito della scuola quello di integrarsi ai cambiamenti repentini e rivoluzionari della società in cui si trova ad operare, non può chiudersi all’utilizzo nella didattica delle nuove tecnologie che rappresentano e hanno rappresentato un punto di svolta e di rivoluzione in ogni ambito della vita umana. Il fatto di saperle usare rappresenta un’abilità necessaria richiesta in ogni settore di lavoro che determina per ogni individuo il fatto di essere "in" o "out" nella società moderna.

Costruzione del nostro ipertesto

L’ipertesto costruito è relativo ad una scoperta del 1900: la scoperta dell’insulina. Nel costruire l’ipertesto si è cercato di dare fin all’inizio una forte impronta storica, concentrandosi soprattutto sulla scoperta della proteina e sugli studi successivi condotti. Ma il discorso relativo alla sua scoperta non poteva esimere dalle implicazioni che essa ha avuto e tuttora ha nella cura del diabete. Si sono, pertanto, fatti riferimenti e collegamenti storici, inevitabili per dare una visione completa della forte rivoluzione che questa scoperta ha prodotto in campo medico, agli innumerevoli studi che fin dall’antichità hanno impegnato gli studiosi nella ricerca di rimedi per curare i diabetici.

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La parte biografica relativa a Banting è stata ampliata rispetto a quella degli altri ricercatori sia perché siamo riuscite a reperire maggiori informazioni in merito sia per la particolarità della sua vita di scienziato. Egli, infatti, è il simbolo dello scienziato famoso, oppresso dalla sua stessa fama, che cerca rifugio dalla vita quotidiana, divenuta troppo pesante per lui, a causa anche del suo carattere schivo, nell’arte. Questo è un aspetto che andava sottolineato e, quindi, approfondito nell’ipertesto. Come ci è sembrato giusto approfondire il problema dell’assegnazione del Nobel relativo alla scoperta della proteina e le varie controversie che sono sorte e che hanno costellato la stampa dell’epoca. Questa parte dell’ipertesto è stata forse la parte più difficile da organizzare e in cui districarsi. Infatti gli scienziati che fecero studi, a cavallo degli anni ‘20, sull’insulina e che successivamente si attribuirono il primato della sua scoperta, furono molteplici e il premio Nobel assegnato a Macleod, Banting, Collip e Best per la loro scoperta fu oggetto di molte diatribe anche interne tra gli stessi protagonisti. Inoltre negli stessi anni in cui gli scienziati Canadesi lavoravano sull’insulina un altro scienziato dell’est europeo, Costantin Paulescu, stava lavorando sulla secrezione della proteina da parte del pancreas e forse arrivava alla sua scoperta prima di loro e dopo l’assegnazione del Nobel iniziava una campagna di rivendicazione del premio. Sarebbe stato, quindi, molto interessante riuscire ad approfondire maggiormente la vita di Paulescu ma purtroppo tutti i siti trovati in merito erano scritti in rumeno. Questa carenza di informazioni può essere un punto debole del lavoro.

Ma affrontare la parte storica di una scoperta non esclude dei riferimenti necessari per inquadrare il soggetto del lavoro. Prima di affrontare la storia dell’insulina si sono, quindi, introdotte delle parti relative alla struttura delle proteine, dell’insulina e alla sua funzione regolatrice nel metabolismo dei carboidrati, facendo, quindi, riferimento alla patologia del diabete Non si può, infatti, parlare di una qualsiasi proteina senza sapere che cos’è e a cosa serve.

Siamo, quindi, partiti da una idea embrionale, ossia lo sviluppo della storia della scoperta dell’insulina ma andando avanti i possibili collegamenti che si potevano fare aumentavano e aumentavano anche le idee di possibili argomenti da inserire come informazioni relative a argomenti connessi con l’insulina. Procedendo con la ricerca in Internet ogni volta si arrivava a ottenere nuove informazioni legate al diabete e all’insulina e nascevano nuove curiosità che facevano partire una nuova ricerca e ci portavano ad aggiungere nuove parti al progetto iniziale di lavoro. L’ipertesto, rispetto al progetto iniziale è, quindi, stato ampliato. Si sono introdotte, ad esempio, curiosità legate al diabete e all’insulina, come opere letterarie che citano la malattia del diabete e la sua cura per mezzo dell’insulina, oppure particolari piante che possiedono proprietà curative verso forme lievi di diabete. L’aggiunta di queste parti a nostro parere avrebbe sicuramente reso più interessante il lavoro, più curioso e forse anche più coinvolgente. Inoltre ha permesso di introdurre nuove parti all’ipertesto ricche di linguaggio visivo che sicuramente lo hanno reso più snello. Infatti nella sua costruzione si è cercato sempre di alleggerire, nei limiti del possibile, senza eliminare delle informazioni importanti, la parte puramente scritta, inserendo in molte parti un linguaggio visivo e utilizzando in alcune parti anche degli sfondi con dei colori appropriati che rendessero più invitante la sua lettura e che catturassero l’attenzione del lettore. Uno dei pregi fondamentali dell’ipertesto, infatti, è proprio quello di permetterci un college tra linguaggi diversi che permettano una sua lettura più agile e coinvolgente ed inoltre esso si appresta ad essere continuamente ampliato e a diventare un qualcosa di veramente grande.

L’ipertesto da noi strutturato è stato organizzato con dei collegamenti sia a cascata tra pagine successive, sia a rete, con rimandi a più pagine non in sequenza. Il fatto di essere in presenza di una rete di connessioni può rendere più complicata la lettura, perché rischia forse di far perdere al lettore il filo logico, ma nello stesso tempo può anche renderla più interessante e soprattutto può stimolare maggiormente la curiosità del lettore nel districarsi all’interno della rete. La maggior parte del materiale utilizzato per la costruzione dell’ipertesto è stato reperito con notevole facilità grazie all’esistenza di alcuni siti relativi al diabete come quello del Museo del Diabete di Torino e quello relativo al Museo, nato nella casa natale di Banting, che raccoglie notevoli informazioni sulla sua vita e sulla scoperta dell’insulina. Una parte del materiale è stata anche reperita da libri e riportata nell’ipertesto. Nella costruzione dell’ipertesto vi è stato anche un notevole lavoro di traduzione , dal momento che tutti i testi ritrovati in inglese non sono stati riportati tali e quali ma sono stati tradotti.

Se facciamo un’analisi critica del nostro lavoro fondamentalmente l’ipertesto sembra completo e esauriente, considerando che parti mancanti o non inserite, che magari si sarebbero potute aggiungere, sono state determinate da una scelta accurata di fondo di tutto il materiale reperito, indispensabile per evitare di trasformare il lavoro in qualcosa di troppo corposo e poco gestibile.

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Gli obiettivi di sinteticità e di contestualizzazione del problema

Eliana Graciotti

e_graciotti@yahoo.it

 

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Ipertesti e didattica nella storia delle scienze

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Uno dei problemi centrali dell’insegnamento è sempre stato quello di assicurare allo studente le condizioni ottimali per apprendere. L’allievo non può essere lasciato solo nel compito di elaborare e organizzare le conoscenze che l’insegnante gli ha trasmesso ma è necessario creare ambienti di apprendimento dove lo studente possa creare collegamenti tra quanto egli conosce attraverso l’esperienza ed i concetti scientificamente provati. A tale proposito è possibile inserire l’utilizzo didattico dell’ipertesto tenendo comunque ben presente non solo i vantaggi che esso porta ma anche gli svantaggi che possono derivare da un uso non corretto e non controllato dall’insegnante.

Vantaggi degli ipertesti

Di seguito sono indicate alcune delle caratteristiche a mio avviso ritenute "vantaggiose" delle strutture ipertestuali nei confronti dell’utilizzo dei testi scolastici tradizionali:

L'utente ha la possibilità di fare scelte di percorso sulla base delle proprie caratteristiche personali: curiosità, cultura pregressa, interessi, modalità di approccio ai problemi. Il vantaggio consiste cioè nella possibilità di creare un percorso individuale.

Anche riguardo ai tempi di consultazione e di apprendimento, l'utente ha la libertà temporale: può programmare la sua consultazione in base alle sue esigenze, alle sue caratteristiche formative, ai suoi tempi di apprendimento.

L'utilizzo individuale toglie la sensazione di controllo e giudizio da parte dell'insegnante. L'approccio interattivo ha un effetto gratificante sull'utente poiché gli dà l'impressione di crearsi autonomamente una propria rete di conoscenze.

Di solito un ipertesto prevede diverse modalità di accesso ai contenuti: indice sequenziale, parole chiave, mappe concettuali, videosequenze ecc. Questo permette una scelta per l'utente adeguata alle sue preferenze: c'è chi preferisce andare direttamente al punto, chi vedere immagini sull'argomento, chi sentire un esperto che parla...

Inoltre è possibile programmare la possibilità che lo studente compia una autovalutazione del proprio livello di apprendimento e delle eventuali carenze. Ciò ha il vantaggio di ridurre la sensazione di essere giudicato.

L’ipertesto permette la consultazione anche fuori dall'ambiente scolastico.

Svantaggi degli ipertesti

Gli ipertesti presentano però anche alcuni svantaggi o comunque pericoli nella loro gestione didattica che vanno tenuti in considerazione da parte dell’insegnante al fine da ottimizzare al meglio l’utilizzo di tale supporto didattico.

L'utente può "perdere la bussola", facendosi affascinare dagli approfondimenti o link e dimenticando dove si trovava prima.

Ancora più facile per l'utente è di non toccare tutti i punti previsti nella navigazione, di trascurare cioè qualche nodo concettuale essenziale;

Può sorgere il rischio di una netta riduzione dei rapporti sociali dell'utente (implicita nell'uso individuale del mezzo informatico) che può venire ridotta dall'insegnante o mediante lavoro a coppie o organizzando dei momenti di discussione collettiva.

Un pericolo, individuale peraltro, è quello che l'utente creda fermamente in una sua presunta autosufficienza nell'apprendimento: sta all'insegnante far capire che l'apprendimento di un tema non è che una parte della formazione.

Costruzione dell’ipertesto sul DNA

L’ipertesto creato durante il laboratorio Iperlab ha come oggetto la molecola del DNA. Data la vastità dell’argomento, è stato scelto di costruire l’ipertesto basandosi sulla ricerca principalmente delle informazioni inerenti alla struttura della molecola e ripercorrendo le fasi storiche e i personaggi che hanno portato a definirne la conformazione a doppia elica. Tale scelta è stata dettata dal fatto che diversamente si sarebbe trattato di un lavoro enorme, non compatibile con il tempo a disposizione.

Il lavoro si articola in due parti: in una viene ricostruito il percorso storico che ha portato, a seguito di risultati scientifici già ottenuti e divulgati alla comunità scientifica, in questa sede non presi in considerazione, alla costruzione tridimensionale dell’acido nucleico. Nella seconda parte viene proposta una analisi strutturale della molecola. La scelta di suddividere le due sezioni è dovuta in parte alla concomitanza del laboratorio di Strumenti informatici nella didattica della chimica, in parte per scindere ma nello stesso tempo collegare gli studi effettuati e i risultati ottenuti.

Il materiale utilizzato è stato facilmente reperibile su Internet; si è trattato più che altro di scremare la grande quantità di informazioni disponibili al fine di ovviare al problema del possibile disorientamento di un ipotetico lettore che per la prima volta approcci un ipertesto inerente ad un argomento così vasto. Il rischio a mio avviso era quello di creare numerosissimi links che avrebbero potuto far "perdere la bussola" (vedere la sezione relativa agli svantaggi degli ipertesti) ed esulare dall’obiettivo che ci si era prefissi e cioè l’analisi del percorso che ha portato alla nascita del modello tridimensionale del DNA.

Autovalutazione dell’ipertesto

Dovendo esprimere un giudizio sul lavoro svolto, ritengo di aver rispettato, come già trattato precedentemente, gli obiettivi di sinteticità e di contestualizzazione del problema.

L’authoring di un ipertesto mi ha permesso di imparare a pianificare (cosa so, cosa voglio sapere? ) ed a sviluppare capacità di scelta (quali informazioni sono indispensabili e quali altre servono per aumentare la chiarezza complessiva?) e capacità logiche (come le presento le informazioni perché abbiano senso, come le collego perché siano significative ?).

Riguardo ad eventuali miglioramenti ritengo che un supporto sonoro al testo sarebbe stato utile soprattutto nella parte inerente alla descrizione della struttura della molecola. Una voce che descriva ciò che è rappresentato graficamente crea una situazione più proficua all’apprendimento che non il dover leggere e ricercare quanto letto nello schema, rischiando di creare delle concezioni errate dovute ad una mal interpretazione. Invece un sonoro supportato da una grafica che mette in risalto la parte della molecola che si sta descrivendo porta, a mio avviso, ad una miglior comprensione del concetto da parte dell’utente.

Per fare ciò sono necessarie competenze specifiche che mi piacerebbe acquisire perché, come già trattato, ritengo l’utilizzo dell’ipertesto in ambito didattico uno strumento indispensabile per l’attuazione di un metodo di insegnamento costruttivo che non veda gli allievi porsi passivamente nel processo di apprendimento ma in modo attivo.

 

Una struttura 'rizomatica'

Laura Guandalini

g.laura@infinito.it

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Il termine ipertesto è un adattamento dell'inglese "hypertext". La parola, coniata da Theodor Holm Nelson 1 negli anni Sessanta, si compone di due elementi: il prefisso "hyper" deriva dal greco hyper, "sopra", e di solito serve a connotare un termine di una qualità particolare, di un grado superiore al normale o eccessivo. Il secondo elemento della parola è "text", "testo", ripreso dal latino textum o textus, ovvero "intreccio", "trama", derivato a sua volta dal verbo texére, "tessere", ed indica, come cita lo Zingarelli, "l'insieme delle parole che, nella loro forma, dicitura, interpunzione, sono contenute in uno scritto, un documento, uno stampato".

Un’appropriata definizione di ipertesto viene fornita dallo stesso Theodor Holm Nelson: "Con ‘ipertesto’ intendo scrittura non sequenziale, testo che si dirama e consente al lettore di scegliere; qualcosa che si fruisce al meglio davanti a uno schermo interattivo. […] Non più limitati alla sola sequenza, con un ipertesto possiamo creare nuove forme di scrittura che riflettano la struttura di ciò di cui scriviamo; e i lettori possono scegliere percorsi diversi a seconda delle loro attitudini, o del corso dei loro pensieri, in un modo finora ritenuto impossibile".2

Un ipertesto, dunque, può essere considerato un testo "tridimensionale"; più esattamente, è un insieme di blocchi o frammenti testuali (nodi) collegati elettronicamente fra loro secondo una rete di interconnessioni semantiche non sequenziali; per queste ragioni, gli elementi assolutamente necessari della struttura ipertestuale sono i nodi, le interconnessioni (link elettronici) e l'architettura reticolare e multisequenziale che ne consegue.

Per sfruttare la struttura reticolare che li denota, gli ipertesti digitali sono provvisti di un sistema di interfaccia particolare; infatti, per informare il fruitore della presenza di un collegamento o link, alcune parole o intere frasi sono evidenziate con artifici grafici, in modo da rendere visibile la presenza di una zona attiva (bottone), agendo sulla quale è possibile aprire un altro frammento testuale.

L’organizzazione dell’informazione contenuta in un ipertesto è multipuntiforme, multilineare, reticolare, trasversale, non conosce un’unica sequenza prestabilita, come il testo inteso in senso classico, ma una potenziale infinità di sequenze differenti legate alle scelte del fruitore. L’ipertesto digitale abbandona la logica lineare del testo tradizionale stampato per una struttura "rizomatica", disaggregata, destrutturata, parallela, che si presta a modalità di lettura trasversali ed in cui è impossibile delineare un inizio, un centro, una fine.

La costruzione dei nodi andrebbe organizzata in base ad una rete di blocchi d’informazione completi ed indipendenti; ogni nodo dovrebbe essere pensato come un’unità di significato autonoma dalle altre, questo perché ogni blocco di testo è potenzialmente raggiungibile attraverso un’infinità di percorsi differenti.

La struttura ipertestuale, basata sulle interconnessioni, i nodi ed i link, sfrutta un principio di ergonomia cognitiva, in quanto rispecchia il funzionamento della mente umana, la quale "opera per associazione. Con una sola informazione in suo possesso, essa scatta immediatamente alla prossima che viene suggerita per associazione di idee, conformemente ad una intricata rete di percorsi sostenuta dalle cellule del cervello".3

1. Theodor Holm Nelson fu un personaggio "poliedrico", filosofo, informatico, designer, che alla metà degli anni Sessanta, quando i computer erano ancora degli armadi ingombranti, ebbe il merito di parlare per primo della possibilità di realizzare un software in grado di interconnettere elettronicamente documenti e testi seguendo un criterio di organizzazione ipertestuale, non sequenziale, reticolare. In un articolo del 1967 Nelson così definisce l'ipertesto: "l'ipertesto è la combinazione di un testo in linguaggio naturale con la capacità del computer di seguire interattivamente, visualizzandole in modo dinamico, le diverse ramificazioni di un testo non lineare, che non può essere stampato convenientemente con un’impaginazione tradizionale". Ritorna al testo

2. Nelson T. H., "Literary Machines 90.1", Swarthmore, 1990, trad. it. di Scaravelli V. e Tannini W., "Literary Machines 90.1", Padova, Muzzio, 1992. Ritorna al testo

3. Bush V., "As We May Think", in The Atlantic Monthly, 176, Luglio, 1945, trad. it. "Come possiamo pensare", in Nelson T.H., "Literary Machines 90.1", Padova, Muzzio, 1992.

 

 

Mantenere viva l’attenzione del visitatore e facilitarne la navigazione

Silvia Lamon

slamon@libero.it

 

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L’ipertesto è tra gli esempi migliori di ambiente di apprendimento costruttivista, e come tale dovrebbe essere utilizzato in ambito didattico.

A mio giudizio, sono diversi gli aspetti che caratterizzano il documento ipertestuale e lo rendono un ottimo supporto per la realizzazione di un apprendimento significativo nei ragazzi. Innanzi tutto, l’ipertesto è caratterizzato dall’interattività, ossia dalla capacità di rispondere allo studente sulla base delle sue richieste. Le interconnessioni definiscono la sua struttura, per cui il contenuto non sviluppa il pensiero lineare, ma il pensiero reticolare.

Il documento ipertestuale promuove l’autonomia dell’allievo: egli infatti può selezionare i materiali ed i percorsi che più gli interessano e decidere di approfondire l’esplorazione secondo le sue necessità. Il suo impiego abitua a procedere per connessioni logiche tra i contenuti e favorisce l’interdisciplinarità. In generale, rappresenta uno stimolo all’attività di ricerca perché, per sua natura, spinge ad articolare il materiale ed a connetterlo.

È uno strumento metacognitivo che aiuta a riflettere sull’apprendimento e sulle logiche di connessione dei progressivi blocchi di sapere; consente, inoltre, una facile archiviazione del materiale per una successiva rapida consultazione.

Un aspetto molto importante che lo identifica è legato al fatto che integra la parola scritta con altri codici, primo fra tutti quello iconico; in questo modo, consente un incremento delle capacità di comprensione e di memorizzazione dello studente, grazie all’integrazione di più linguaggi e quindi di più modalità percettive.

L’apprendimento si realizza senza la costrizione di alcuna sequenza logica prefissata, e perciò con una libertà di associazione che il libro non può consentire, con una libera "navigazione" nel mondo delle conoscenze.

Alla luce degli aspetti appena esposti, appaiono evidenti le implicazioni positive correlate all’impostazione di una didattica multimediale in ogni ambito disciplinare. La validità di tale supporto didattico è intrinseca nella sua natura e non è assolutamente condizionata dall’area di appartenenza della disciplina. Con l'ipertesto, il mondo delle conoscenze dei tecnici informatici e dei progettisti di software si incontra con il mondo delle conoscenze dei teorici della letteratura, della storia, delle scienze umane e naturali.

[...]

Il presupposto da cui il gruppo di lavoro è partito è rappresentato dalla consapevolezza che gli ipertesti devono avere dei requisiti tecnici, ossia devono essere strutturalmente corretti, così come deve essere corretta la sintassi del codice HTML. Devono, inoltre, essere graficamente piacevoli, ossia devono rispettare una serie di requisiti estetici.

La prima fase del lavoro è stata caratterizzata dalla progettazione. Un documento ipertestuale non può essere improvvisato: deve essere progettato. In generale, la progettazione deve riguardare sia la struttura dell'informazione che la veste grafica che vogliamo dargli. Nel progettare, abbiamo tenuto conto di alcune importanti variabili.

Per prima cosa, considerando la consegna del lavoro che ci apprestavamo a realizzare, abbiamo definito i destinatari, i nostri ipotetici "lettori", che abbiamo individuato, in modo molto generale, negli utenti di internet.

Il passaggio successivo è stata la definizione del livello di concettualizzazione dell’ipertesto stesso, sulla base dei destinatari; visto che il potenziale pubblico che abbiamo ipotizzato non apparteneva a nessuna categoria specifica/tecnica, abbiamo deciso di produrre un documento con intenti divulgativi rivolto ad un’utenza allargata.

La decisione di partire da una pagina iniziale caratterizzata da uno specifico titolo ("L’emoglobina") e da un sommario, presentato sotto forma di elenco puntato, ci è sembrata una soluzione ottimale per fornire all’utente chiare indicazioni circa il contenuto complessivo dell’ipertesto ma, al contempo, ha condizionato la struttura dell’ipertesto stesso; la tipologia ipertestuale impostata è risultata essere ad albero, ossia caratterizzata dalla presenza di un riferimento, uno stabile punto di partenza da cui si diramano una serie di snodi ramificati.

Passando ad analizzare gli elementi costitutivi dell’ipertesto, vorrei precisare che le immagini inserite sono state prelevate dalla "rete", mentre i testi scritti sono il frutto dell’integrazione di informazioni relative all’argomento oggetto dell’ipertesto, ricavate da diversi libri delle scuole superiori.

Nel momento in cui abbiamo iniziato materialmente ad impostare il documento ipertestuale, ci siamo rese conto che, scrivere per la rete, significa misurarsi anche con specifici aspetti tecnici e grafici che si discostano dalle problematicità associate alla redazione di un normale testo scritto. Bisogna evitare l’errore di badare poco alla forma. Una pagina graficamente sciatta non si farà leggere; bisogna letteralmente "catturare" l’attenzione del lettore. In più, ci siamo rese conto che è necessario considerare il fatto che sul web ci sono milioni di pagine, il collegamento costa ed il lettore non è disposto (tranne in casi particolarissimi) ad aspettare tempi di caricamento molto lunghi; di conseguenza, tenendo conto di tali variabili, abbiamo ritenuto opportuno elaborare un ipertesto che non contenesse nodi, sottoforma di immagini, video o audio, caratterizzati da tempi di caricamento troppo estesi. Sulla base di tutte queste considerazioni, nella composizione del nostro ipertesto, abbiamo cercato di tener presenti alcuni accorgimenti rivolti a mantenere viva l’attenzione del visitatore ed a facilitarne la navigazione.

In realtà, dall’autovalutazione dell’ipertesto emergono alcuni aspetti che non corrispondono esattamente ai requisiti specifici dello stesso.

Per quanto riguarda i testi scritti, la loro redazione è stata fortemente condizionata dall’abitudine a produrre relazioni ed elaborati non ipertestuali. Di conseguenza, i nodi rappresentati da testi sono prolissi, fumosi in alcuni passaggi ed i concetti importanti sono rilevabili solo perché rappresentano un link.

Leggendo la premessa, particolarmente ricca di periodi articolati, ci si rende conto che la lettura del testo risulta essere difficoltosa, anche perché i contenuti non sono immediatamente identificabili: è necessario completare la lettura stessa prima di individuarli, con il rischio che, se l’utente si stufa, abbandoni la lettura dell’unità di informazione (nodo) prima di portarla a termine.

Per concludere, vorrei sottolineare un aspetto grafico che giudico positivo del nostro ipertesto, ossia l’aver impostato i diversi nodi, avendo l’accortezza di rendere visibile ciascuno in un’unica videata; in questo modo, l’utente non è costretto a spostarsi con il cursore per completare la lettura di un testo o per vedere per intero un’immagine, ma ha l’intera struttura del nodo sullo schermo.

 

Coinvolgente, creativo, stimolante

Stefania Silvestri

stafania70@libero.it

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Commento personale alla costruzione di un ipertesto

 Per costruire l’ipertesto abbiamo lavorato nel seguente modo:

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Considerando che prima di frequentare questo corso non avevo idea di come si costruisse un ipertesto né, tantomeno, sapevo cosa fosse il linguaggio HTML, reputo di aver ottenuto un buon prodotto. Le difficoltà principali, che ho incontrato all’inizio, sono state: doversi abituare a lavorare contemporaneamente sui due piani (HTML e netscape), uno di scrittura e l’altro di lettura e a smontare tutti i testi per poi ricomporli; quest’ultima difficoltà, in particolare, rispecchia il passaggio richiesto per trasformare un testo lineare in un testo con un organizzazione sistemica ed è testimoniata dalla tendenza iniziale a lasciare dei testi molto lunghi, che sono scomparsi man mano che aumentava la consapevolezza del significato di un ipertesto.

Credo che altri possibili problemi nella costruzione di un ipertesto possano essere rappresentati sia dalla ricerca di materiale che può rivelarsi molto dispersiva (abbiamo avuto in alcuni momenti questa sensazione), sia dall’integrazione di essi nell’ipertesto, che per la sua natura potrebbe essere infinito. Per questo occorre avere ben presente la mappa del lavoro, anche se ciò non toglie che la ricerca possa portare a nuovi contributi e trasformazioni. Devo dire che anche i ritmi e il carico di lavoro della SIS in questo senso ci hanno aiutati a porre il punto finale al nostro lavoro.

Alcuni miglioramenti che si potrebbero apportare al nostro ipertesto sono:

Nel complesso, il lavoro è stato molto coinvolgente e creativo; nelle diverse ore trascorse al PC per produrre questo ipertesto ho lavorato accompagnata spesso dalla stimolante sensazione della scoperta sia nella ricerca di dati che nella costruzione vera e propria dell’ipertesto.

Per la mia piccola esperienza Sis di storia della scienza, ho potuto verificare i vantaggi nell’utilizzare un ipertesto paragonando il lavoro di quest’anno con quello dell’anno scorso (la tesi sulla confutazione del concetto di razza): sicuramente, trasformare le schede tecniche, le biografie o altre note richieste dalla tipologia del lavoro, in link di approfondimento, avrebbe alleggerito il testo, rendendone la fruizione più agevole e dinamica.

La scuola ha attraversato in questi anni un momento di transizione; il sistema educativo si è progressivamente emancipato dai tradizionali metodi di insegnamento, che sono stati messi in discussione da numerosi teorici, quali Skinner, Piaget, Vigotskji, Bruner, ecc…, le cui ipotesi sui meccanismi di apprendimento hanno contribuito formare nuovi approcci all’insegnamento.:

L’ipertestualità è, in parte, rappresentativa di questi cambiamenti; esiste una evidente analogia tra i fondamenti teorici della progettazione per moduli e dell’ipertesto come strumento didattico: essi condividono, infatti, il concetto della centralità dell’allievo nel processo educativo e della struttura reticolare dell’apprendimento.

A questo proposito, la didattica multimediale è un mezzo che può offrire nuove opportunità per trasformare il modo di insegnare. Sicuramente utilizzare o costruire un ipertesto presenta una serie di vantaggi, quali:

Negli ultimi anni, in effetti, a scuola, si parla molto di computer e prodotti multimediali, anche se spesso se ne fa ancora un uso adeguato: alcuni insegnanti non sanno usare i computer, altri mostrano una certa diffidenza verso le nuove tecnologie o il timore di essere sostituiti dalla macchina, altri usano il computer per dare un’immagine di modernità a pratiche didattiche datate o per divertire e svagare gli allievi.

Credo, quindi che il successo di una didattica che utilizza prodotti multimediali sia strettamente legato ad una sufficiente competenza maturata dall’insegnante nel condurre le attività con le classi e alla consapevolezza che tali prodotti non devono rimanere fine a se stessi, ma contribuire alla creazione di un nuovo ambiente di apprendimento.

 

Un atteggiamento esplorativo, ludico e le difficoltà di lettura

Elisabetta Toscano

toscanoe@tin.it

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L'entrata dell'ipertesto nel sistema scolastico apre nuove possibilità di concezione dell'apprendimento; proprio grazie agli ipertesti, credo sia possibile immaginare un futuro diverso per la scuola.

Le attività didattiche, infatti, possono rimanere "passive", con l'insegnamento definito secondo la concezione tradizionale trasmissiva, oppure divenire "attive", con lo studente libero di scegliere il proprio percorso di studio.

Sulla base delle mie conoscenze, penso di poter affermare che l’impiego degli ipertesti offra l’opportunità di superare due grandi problemi responsabili del fallimento e del generale disinteresse per la scuola: la "settorializzazione" della conoscenza e la detenzione del "Sapere" nelle mani di pochi, ossia i professori.

Il curriculum scolastico, in cui i temi della realtà vengono fatti a pezzetti per adattarsi ad un programma fatto di ore alla settimana, trasforma il mondo delle idee in una scaletta. Un curriculum promuove una falsa semplificazione di ogni argomento, recidendone le interconnessioni e lasciando uno scheletro sequenziale.

Le tradizionali metodologie d'insegnamento finiscono per annientare lo spirito delle persone, di scoraggiarle dal lasciarsi coinvolgere dalle idee, dal pensare, dall'esplorare, dal coltivare degli interessi. L'aspetto peggiore di questo sistema è convincere ognuno della divisione in materie del mondo; c’è il rischio , inoltre, di accettare come naturale una gerarchia delle nozioni, con certe da assimilare prima ed altre dopo, nel corso dello studio di una materia. La mente finirà così per riconoscere come necessaria un’impostazione sequenziale nell’ordinamento del pensiero.

Al contrario, l’ipertesto dovrebbe liberare la mente da queste costrizioni, sfruttando la somiglianza del suo modo di operare rispetto alle forme proprie del pensiero.

Io credo che l’utilizzo di un media interattivo a fini educativi presenti notevoli vantaggi: partendo dal presupposto che più attivamente una persona partecipa all’acquisizione di un sapere, meglio essa integra quel che ha appreso all’interno della propria dimensione cognitiva, è facile comprendere come, il multimedia interattivo, grazie alla sua dimensione reticolare e non lineare, possa favorire un atteggiamento esplorativo, ludico, di fronte al materiale da assimilare e sia dunque uno strumento adatto per realizzare un processo educativo attivo per lo studente.

[...]

Alla luce di queste considerazioni appare evidente che, dal punto di vista didattico, l’impiego degli ipertesti rappresenta un prezioso strumento nell’ambito di qualsiasi disciplina presa in considerazione, anche se non appartenente specificatamente all’area scientifica, quale la storia, la filosofia, ecc.

La possibilità di partecipare alla realizzazione di un ipertesto è stata un’interessante esperienza.

Il gruppo di lavoro, una volta individuato l’argomento (l’emoglobina) e l’utenza (soggetti che navigano in internet), ha focalizzato la propria attenzione sulla definizione di un progetto di massima dell’ipertesto su cui basarsi per la ricerca del materiale necessario per realizzarlo. In particolare, le immagini inserite nel nostro lavoro sono state selezionate a partire da siti presenti in rete; al contrario, i contenuti sono stati elaborati a partire da informazioni e nozioni estratte da diversi libri di testo delle scuole superiori.

La tipologia di ipertesto che abbiamo messo a punto è di tipo arborescente/gerarchico, ossia caratterizzata da percorsi che si diramano da un unico snodo iniziale che funge da riferimento; in realtà, la forma di ipertestualità verso cui bisognerebbe tendere è quella ciclomatica/libera, caratterizzata da una struttura reticolare pura, senza riferimenti rigidi e con interconnessioni continue.

Per l’effettiva elaborazione dell’ipertesto, abbiamo cercato di tenere in considerazione alcuni requisiti correlati alla progettazione dei documenti ipertestuali.

In particolare, abbiamo considerato il fatto che leggere sul monitor è più faticoso che su carta. La risoluzione è più bassa e la lettura più lenta; come conseguenza, gli utenti non leggono, ma scorrono il testo alla ricerca di frasi o parole che attirino la loro attenzione. Scrivere per produrre un ipertesto diventa così un "mestiere" in parte diverso dallo scrivere su carta, anche se è basato sulle stesse qualità di fondo. Non è infatti possibile prescindere da una buona sintassi ed una corretta grammatica. Nel caso di documenti ipertestuali, vi sono però ulteriori criteri di scrittura e composizione che vanno seguiti per facilitare la lettura, così come vi sono errori da non fare assolutamente.

Riassumerò brevemente le considerazioni sul lavoro svolto sviluppandole in relazione ai tre seguenti ambiti: il contenuto, lo stile e gli espedienti visivi.

Per quanto riguarda il contenuto, abbiamo cercato di essere concrete e concise, impegnandoci a scrivere la quantità di informazioni necessarie in modo chiaro, pertinente e comprensibile. In relazione a questo aspetto, la valutazione a posteriori della struttura della premessa ha evidenziato il fatto che le frasi più importanti (quelle relative all’emoglobina ed ai globuli rossi) non sono collocate all’inizio, bensì alla fine del testo; se la lettura viene troncata a metà, l’utente non ha incontrato i concetti principali e, quindi, non ha avuto l’opportunità di comprendere il testo stesso.

In un ipertesto, i contenuti più significativi devono essere collocati all’inizio della trattazione: non bisogna scrivere per arrivare alle conclusioni attraverso un ragionamento, come insegnano a scuola, o come avviene nei romanzi, ma bisogna scrivere in maniera giornalistica, esponendo subito l’argomento principale e aggiungendo i dettagli in seguito, in quanto l’utente vuole sapere subito se troverà qualcosa che lo interessa: se la prima frase è promettente, vorrà saperne di più, altrimenti non sarà costretto a leggere tutto il testo per individuare le informazioni significative.

Di conseguenza, l’ipertesto prodotto potrebbe essere migliorato rivedendo l’impostazione dei contenuti alla luce delle precedenti considerazioni.

Lo stile è un altro aspetto che presenta alcune lacune; a causa delle difficoltà di lettura, ci eravamo prefissate di utilizzare una scrittura pratica, sintetica e oggettiva. In realtà, nei diversi nodi sono presenti alcuni periodi lunghi, caratterizzati da coordinate e subordinate ed una serie di parole superflue. I fattori appena citati possono contribuire a rendere poco usabile l’ipertesto nel suo complesso, in quanto aumentano ulteriormente le difficoltà di lettura dello stesso. Un rimaneggiamento di questi specifici passaggi, con l’obiettivo di eliminare quanto vi è in eccedenza e di renderli essenziali, contribuirebbe a migliorare la qualità dell’ipertesto stesso.

Per quanto riguarda gli espedienti visivi, credo sia importante ricordare che la lettura si fonda su due processi: il primo consiste nel riconoscimento visivo, il secondo nell'estrazione del significato. Il secondo processo (l’estrazione del significato) viene ostacolato da una cattiva percezione.

In realtà, movendomi all’interno del nostro ipertesto, mi sono resa conto che esistono una serie di criticità relative proprio alla percezione: poiché non abbiamo spezzato i periodi andando a capo, i nostri nodi sono caratterizzati da blocchi di testo che rappresentano degli ostacoli insormontabili per la lettura; non abbiamo evidenziato nessuna parole chiave, ad eccezione di quelle "linkate"; abbiamo utilizzato in diversi nodi una colonna di testo troppo larga che costringe gli occhi a mantenersi su una riga lunga, affaticandosi; tali criticità andrebbero ovviamente risolte per garantire l’usabilità dell’ipertesto stesso.

Per concludere, credo che, attraverso le opportune migliorie già messe in evidenza, il lavoro svolto potrebbe essere considerato esaustivo dal punto di vista dei contenuti ed usabile per un’eventuale applicazione in campo didattico.

 

 

In due dimensioni: dalla struttura della molecola di clorofilla allo sviluppo storico della scoperta

Vilma Osella

osella.v@tiscali.net

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Ipertesti e didattica nella storia della scienza

[...]

In relazione all’ambito scientifico ritengo esistano molti elementi per i quali sia possibile sostenere un approccio multimediale alla scienza. In primo luogo l’utilizzo di un ipertesto rimanda ad una concezione del sapere e dei processi cognitivi di tipo sistemico e quindi non lineare. Questo tipo di approccio è fondamentale per sviluppare la capacità di relazionare i concetti fondanti in modo consapevole imparando così a muoversi nei vari contesti della scienza utilizzando elementi di provenienza differente. L’approccio sistemico permette anche di scoprire ed utilizzare come supporto concettuale al proprio apprendimento il percorso storico che ha caratterizzato quel determinato tema e che presenta anch’esso una struttura non lineare. L’ipertesto prevede la possibilità del ritorno sui propri passi per ricominciare il percorso e in questo senso, oltre ad essere una buona guida per gli studenti più deboli, simula gli effettivi percorsi concettuali degli scienziati nel corso della storia.

Inoltre l’approccio sistemico a rete è assimilabile alla struttura delle mappe concettuali che sono uno strumento molto utile per la costruzione del sapere e che inevitabilmente non sono mai "complete".

Attraverso l’utilizzo dell’ipertesto si raggiungono pertanto già notevoli possibilità di lavorare con un determinato tipo di approccio e di riflettere su di esso in modo critico.

Un altro legame tra l’ipertesto e la scienza è senza dubbio dovuto alla concezione dello strumento multimediale che agisce attivando la curiosità e il desiderio di esplorazione e scoperta presente negli uomini. La stessa curiosità è ciò che ha spinto e che sostiene tutt’ora gli scienziati nel loro lavoro di ricerca e può essere un elemento fondante nella costruzione ed utilizzazione dello stesso strumento multimediale.

L’uso degli ipertesti, affiancato ad altre modalità di intervento didattico, può essere davvero uno strumento per rendere gli studenti costruttori autentici del loro sapere.

È ovviamente necessario tenere conto dei limiti che ogni strumento possiede, e per questo ritengo utile sviluppare la capacità, come insegnante, di non limitarsi ad un unico approccio ma saper fornire diverse alternative e soprattutto rendere consapevoli gli studenti dei loro limiti strutturali.

Come e’ stato costruito l’ipertesto

L’ipertesto da noi redatto verte sul tema della clorofilla. La scelta di questo argomento è maturata dalla consapevolezza della centralità di un tale oggetto di studio nell’ambito delle scienze della vita e dalla volontà di provare a sperimentarci su un tema che viene normalmente affrontato nei percorsi didattici delle scuole superiori.

Il nostro lavoro è stato concepito in due dimensioni: quella relativa alla struttura della molecola di clorofilla, e quindi più squisitamente biologica, e quella relativa allo sviluppo storico della scoperta della molecola fotosintetizzatrice. L’ipertesto si presenta all’utente con una pagina iniziale in cui, oltre al titolo centrale affiancato da due foglie simboli per antonomasia del processo fotosintetico, sono riportate le due possibili vie per accedere ai due percorsi.

In realtà essi non sono separati ma costituiscono una rete intrecciata per cui partendo dalla parte storica, per esempio, si può accedere a tutte le pagine della parte sulla struttura. La creazione di una rete di collegamenti tra le varie pagine e le varie parole è proprio una caratteristica peculiare degli ipertesti che abbiamo cercato di riprodurre nel nostro lavoro.

Partendo dalla struttura della molecola si incontrano alcune sintetiche spiegazioni in merito alle caratteristiche generali della clorofilla ed alcune immagini utili ad accompagnare il testo; inoltre è possibile approfondire il tema cliccando sui diversi links che sono stati creati. Per chi sceglie invece il percorso storico la possibilità di muoversi tra le pagine è maggiore in quanto oltre a tutte quelle sulla struttura ve ne sono altre di carattere prevalentemente storico ed altre ancora relative alle cellule vegetali e al processo fotosintetico.

Per reperire le informazioni ci siamo avvalse prevalentemente della ricerca in rete mediante i seguenti motori di ricerca: www.google.com e www.altavista.com. Inizialmente abbiamo cercato informazioni generali sul tema da noi scelto per avere un’idea complessiva dell’argomento e della sua vastità ed abbiamo incontrato una quantità addirittura eccessiva di materiale che necessitava di essere accuratamente selezionato. In seguito abbiamo proceduto in modo differente: abbiamo infatti cercato di individuare a tavolino le parole chiave attorno alle quali verte il tema della clorofilla per poi proseguire con la ricerca di informazioni in merito ad esse. Essendo una tematica di considerevole importanza l’entità del materiale offerto dalla rete è molto vasto, per questo la nostra preoccupazione principale è stata quella di selezionare le presentazioni che abbiamo ritenuto più fruibili per degli ipotetici studenti e che riuscissero a sintetizzare i concetti essenziali.

Immaginando di proporre questo ipertesto a studenti delle scuole superiori ci siamo dati alcuni criteri per la stesura dei testi: in primo luogo abbiamo ritenuto importante la sintesi dei concetti essenziali, in quanto il dilungarsi in lunghe spiegazioni non stimola il lettore a procedere nella lettura. In secondo luogo abbiamo cercato di accompagnare i testi scritti alle immagini relative, in modo da incuriosire l’utente e semplificare la comprensione (un’immagine riesce a rendere molto più immediata la comprensione di un oggetto di quanto non lo possa fare una lunga descrizione a parole). La parte storica presenta invece testi più prolissi, in quanto abbiamo ritenuto importante mantenere la ricchezza delle informazioni raccolte in funzione di proporre un approfondimento sull’argomento. La possibilità di approcciarsi alla parte biologica in modo più rapido ed immediato è dunque accompagnata dalla possibilità di approfondire il percorso storico sottostante al tema di studio.

La ricerca in rete si è rivelata senza dubbio molto fruttuosa anche se ha richiesto un notevole lavoro di selezione e di adattamento e rielaborazione dei testi.

Autovalutazione

L’ipertesto da noi prodotto può essere a ragione giudicato positivamente. Il valore positivo che personalmente attribuisco al nostro lavoro deriva da alcune considerazioni. In primo luogo mi ritengo molto soddisfatta di essere riuscita, durante le ore del corso e in parte a casa, ad imparare qualcosa sulla costruzione di ipertesti e sull’utilizzo di un programma come Netscape. Non essendomi mai avvicinata prima a questo tipo di lavori ho ritenuto per me davvero arricchente scoprire qualcosa di ciò che esiste sotto le pagine che leggo navigando sulla rete. Inoltre la possibilità di creare qualcosa di concreto mi ha stimolato nel realizzare il lavoro. Devo ammettere di aver incontrato non poche difficoltà nell’acquisire le abilità necessarie per poter lavorare con Netscape ed ho riconosciuto come molto utile il potermi confrontare e collaborare con le mie colleghe.

Sicuramente l’ipertesto da noi prodotto può essere molto migliorato: in primo luogo in termini di grafica e di presentazione. Ad esempio potrebbe essere utile adottare un tipo di grafica pressoché comune e differenziarla solo in alcune parti a seconda del riferimento alla parte storica o strutturale (cosa che in parte abbiamo provato a fare), inoltre l’aggiunta di animazioni potrebbe essere un buon elemento di stimolo per l’utente. L’ipertesto potrebbe inoltre essere ampliato e proporre un lavoro ancora più interattivo sulla parte storica: per esempio richiedere l’intervento dello studente con domande che, nel riportare le risposte corrette, aprono pagine di tipo informativo e che ripercorrono i problemi concettuali degli scienziati.

In conclusione confermo la possibilità di migliorare ulteriormente il lavoro ma lo valuto oltremodo positivo perché frutto dell’intervento di persone "inesperte" che hanno cercato di sperimentarsi al meglio, in relazione anche al tempo a disposizione, in una attività nuova.


 

Un sito per Didi

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La Divisione di Didattica cura un sito all'indirizzo http://minerva.ch.unito.it. Il sito è in prospettiva dedicato essenzialmente alla storia e all'epistemologia della chimica, ospita inoltre i diversi numeri di Didi, opportunamente indicizzati. Una rubrica - già abbastanza ricca - che ospita le 'tesine' di storia ed epistemologia della scienza prodotte dagli allievi del corso omonimo della SISS di Torino. È stata aperta una seconda rubrica riferita alla SISS di Torino dedicata all'attività di un laboratorio ipertestuale (Iperlab) di storia e epistemologia della scienza. Le informazioni contenute nel sito sono facilmente accessibili per la presenza di un motore di ricerca interno.

Anche in questo caso, come per i contenuti di Didi, il sito denominato "Minerva" potrà ssere arricchito a piacere, con l'unico costo del lavoro dei suoi amministratori. Qualunque collaborazione qualificata è benvenuta.

 Come ricevere Didi                                                                         Ritorna al sommario

I colleghi che fossero interessati a ricevere presso il loro indirizzo personale di posta elettronica il bollettino  della Divisione di Didattica della Chimica, possono inviare una semplice richiesta via E-mail agli indirizzi riportati nella prima pagina di presentazione e cioè:

Prof. Luigi Cerruti        lcerruti@ch.unito.it
Prof. Erminio Mostacci        erminio.mostacci@tin.it

Come collaborare al Bollettino                                                      Ritorna al sommario

I colleghi che volessero collaborare con la redazione del bollettino della Divisione di Didattica della Chimica, possono mettersi in contatto con la redazione per proporre i loro lavori, le problematiche e le loro soluzioni; in particolare siamo interessati al racconto delle esperienze di didattica reale, vissuta nelle classi, a contatto con gli allievi.
Contiamo su una collaborazione estesa e partecipe, sia per migliorare la qualità del servizio offerto, sia per poter affrontare i vari aspetti connessi con l'attività didattica, con lo studio dei problemi e delle difficoltà nell'insegnamento, l'elaborazione di prove e test, sia strutturati, sia aperti, etc.
In particolare si indicano alcuni argomenti che possono risultare di ampio interesse nelle classi di Scuola Media Secondaria superiore:

- Segnalazione di articoli, pubblicazioni, interventi, seminari, etc.
- Segnalazione di siti WEB, di software e di altre risorse reperibili in rete.
- Prodotti chimici puri e prodotti commerciali.
- Normativa di sicurezza degli ambienti di lavoro (D.Lgs. 626-242, etc.).
- Etichettatura dei prodotti.
- Inquinanti ed impatto ambientale.

Ringraziando fin da ora quanti volessero collaborare, la redazione dá tutta la propria disponibilità per la diffusione dei materiali a tutti i colleghi delle varie scuole ed anche per aprire un tavolo di dibattito comune utilizzabile per lo svolgimento e, se possibile il continuo miglioramento degli interventi educativi

INFO: Erminio Mostacci, erminio.mostacci@tin.it