Bollettino della Divisione di Didattica Chimica

Attenzione: La pubblicazione del Bollettino è cessata


Numero 5                             Ottobre 2000



 

Direttore: prof. Luigi Cerruti  

lcerruti@ch.unito.it 

Presidente della Divisione di Didattica  

della Società Chimica Italiana  

Redazione

 

prof. Erminio Mostacci 

mosterm@libero.it 

ITIS "Luigi Casale", Torino

 

prof. Silvia Treves 

cs@arpnet.it 

SMS "L. Pirandello", Torino

 


Sommario

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Fondino Critica della Rete
Contributi alla didattica Elio Santacesaria: L'industria delle formulazioni, un'arte, una scienza, una tecnologia
Ermanno Niccoli: 'Interdisciplinarità' in didattica: una parola vuota
Istituto "Lorenzo Cobianchi": Cenni storici
Per la storia delle Istituzioni scolastiche dello Stato: Un commento e un invito
Attività della Divisione 

IIa Conferenza Nazionale sull’Insegnamento della Chimica

Pisa dal 17 al 19 dicembre 2000

Gli Istituti in Rete  Come si presentano i nostri Istituti in Rete

ITIS "J.C. Maxwell" - Nichelino (TO)

ITIS "L.Cobianchi", Verbania Intra (VB)

Recensioni Intenzioni di lettura
Maurizio Mattioli, Studiare con Internet – Chimica
Simona Bortolotti, Studiare con Internet – Biologia, con una navigazione di prova
Informazioni redazionali Un sito per Didi
Come ricevere Didi
Come collaborare al Bollettino

 

 

Critica della Rete

Luigi Cerruti

Dipartimento di Chimica Generale ed Organica applicata, Università di Torino

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Il Bollettino della Divisione di Didattica vive, e comincia ad avere un discreto numero di abbonati, solo perché esiste la Rete, e un numero crescente di Istituti e di Insegnanti ritengono indispensabile accedere a questa forma globale di comunicazione. E' una constatazione banale, che abbiamo già fatto più volte, e tuttavia bisogna essere consapevoli delle enormi potenzialità che Internet offre al sistema scolastico, sia per la sua connettività interna, sia per la sua connessione con il territorio, sia ancora per l'integrazione a livello internazionale. Stiamo muovendo solo i primi passi, ma già in questo procedere incerto, da piccoli che imparano a camminare, ci accorgiamo che non tutti i 'naviganti' sono coscienti dei pericoli di un uso acritico della Rete. In un articolo che comparirà prossimamente su La chimica nella scuola, riferendosi a Internet, una Collega ha scritto: "Vista la incontrollata possibilità di pubblicare qualsiasi testo (il costo è quasi nullo, la distribuzione non è necessaria), si sono rapidamente diffuse abitudini pessime. A dimostrazione dell’inaccettabile piega che ha preso la Rete, in particolar modo presso i giovanissimi, meno abituati a (e meno dotati di) strumenti per vagliare criticamente le informazioni che ricevono, riportiamo un caso di ‘vita vissuta’. Ad un esame di maturità (anno scolastico 99/00) per periti tecnici (di varie specializzazioni, fra le quali anche informatica), i diplomandi hanno presentato delle relazioni inqualificabili, delle semplici collezioni di siti scaricati dalla Rete senza il minimo approccio critico. Quando gli si è fatta notare la gravità delle carenze le reazioni sono andate dal diffidente (questa volta sì) al seccato. È chiaro che la (presunta) preparazione professionale in informatica dei candidati aggrava il significato sconcertante dell’episodio".

Chi scrive questo 'fondino' ha impostato una parte cospicua della sua didattica presso la SISS di Torino attraverso un uso massiccio della Rete; fra i candidati all'esame di "Storia ed epitemologia delle scienze" solo una ha espresso dei dubbi sull'affidabilità di quanto reperito su Internet. La Redazione di Didi ha dedicato quasi interamente il presente numero del Bollettino ad alcuni aspetti della Rete. Innanzi tutto abbiamo iniziato a presentare i siti dei nostri Istituti; ne è subito emersa la possibilità di arricchire la nostra reciproca conoscenza anche dal punto di vista della storia delle Istituzioni scolastiche. In secondo luogo abbiamo recensito due delle prime 'guide per i naviganti' apparse in libreria, a cui abbiamo aggiunto una navigazione personale, un esercizio critico indispensabile.

Il contesto critico di questo quinto numero di Didi è confermato anche dai due contributi rilevanti che pubblichiamo nella sezione dedicata alla didattica. Elio Santacesaria discute l'importanza dell'industria delle formulazioni, a cui attribuisce giustamente un'arte, una scienza, una tecnologia. Al termine della sua analisi sottolinea "la necessità di preparare culturalmente dei giovani ad affrontare questi problemi", e la difficoltà di "sopperire alla carenza dei docenti esperti". Infine Ermanno Niccoli tratta il problema delicato dell'interdisciplinarità in didattica, giungendo ad una conclusione non priva di polemica: in didattica 'interdisciplinarità' è ormai una parola vuota, incapace di esprimere veramente le esigenze reali di cui vorrebbe farsi portatrice. Per correttezza verso il prof. Niccoli, e verso i lettori, segnalo che il 'pezzo' sull'interdisciplinarità è stato estratto da un saggio molto più ampio, esito della partecipazione del nostro Collega alla Scuola Estiva di Chimica di Pisa.

Concludo con un'anticipazione. Alla IIa Conferenza Nazionale sull’Insegnamento della Chimica che si terrà a Pisa dal 17 al 19 dicembre 2000 avrà uno spazio importante anche la presentazione di strumenti adatti ad un uso critico della Rete.


 L'industria delle formulazioni, un'arte, una scienza, una tecnologia

 Elio Santacesaria

santacesaria@chemistry.unina.it

 

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Buona parte dell'attività professionale dei chimici può essere classificata in due categorie molto ampie, una riguardante le reazioni chimiche, l'altra riguardante le interazioni molecolari. Lo studio delle formulazioni si colloca in quest'ultima categoria e sebbene stia acquisendo importanza e peso economico sempre maggiore nell'industria, per la realizzazione di una vastissima gamma di prodotti, è stato per molto tempo ed è tuttora trascurato nel nostro paese. A volte, la formulazione consiste semplicemente nel mescolare degli ingredienti per migliorare certe proprietà di un determinato prodotto omogeneo. Si pensi, ad esempio, alla formulazione delle benzine, degli oli lubrificanti, dei liquidi per lenti a contatto ecc. Le difficoltà, in questi casi, riguardano essenzialmente la scelta del tipo di additivo, la sua compatibilità in generale e il dosaggio delle quantità. In altri casi, la formulazione, oltre ad avere un ruolo essenziale sulla funzione d'uso del prodotto, come nel caso precedente, ha un'influenza fondamentale sulle caratteristiche fisiche del prodotto stesso, determinandone cioè l'aspetto finale, che dovrà essere quello più richiesto dal mercato. Si possono preparare, ad esempio: emulsioni o sospensioni più o meno concentrate, le cui proprietà reologiche dovranno essere idonee all'impiego. A questo proposito, sono fin troppo noti, a tutti, i piccoli disastri dovuti a una senape o ad un inchiostro troppo fluidi ed il senso di repulsione che può ispirare una crema piena di grumi. I produttori, comunque, sanno bene che non è questo il modo di effettuare il controllo qualità dei loro prodotti. La formulazione riguarda, in questi casi, una vastissima gamma di prodotti e relative industrie. Ricordiamo come esempi: gli inchiostri, le vernici, i cosmetici, molti prodotti farmaceutici, le emulsioni fotografiche, molti prodotti alimentari, gli adesivi, i detersivi ecc. In questo tipo di formulati una fase liquida o solida è dispersa in un'altra fase liquida e il formulatore oltre a preoccuparsi di inserire i componenti attivi per una precisa funzione dovrà scegliere gli additivi e dosarli opportunamente per avere sistemi stabili non nocivi e di proprietà uniformi.

Altri sistemi dispersi, come le polveri richiedono anch'essi un'adeguata formulazione, ciò vale per i cementi, i catalizzatori, i fertilizzanti, i prodotti farmaceutici. In alcuni di questi casi, la formulazione può essere importante sia in una fase preliminare, in cui partendo da soluzioni, attraverso transizioni di tipo sol-gel si ottengono sistemi precursori delle polveri catalitiche o dei materiali ceramici, sia nella fase di formatura che porta al prodotto finale. A volte la formulazione è funzionale a migliorare l'effetto prodotto da una reazione, si pensi, ad esempio, all'ottenimento delle schiume poliuretaniche oppure alla polimerizzazione in emulsione.

Infine, per ottenere gomme, materie plastiche e materiali compositi, in forme accettabili dal mercato, bisognerà risolvere problemi di formulazione formidabili. Molti dei problemi menzionati sono problemi di "Chimica dei colloidi e delle interfasi" una scienza trascurata nel mondo accademico, in particolare in Italia, probabilmente perché raramente fornisce soluzioni ben definite ai problemi descritti, limitandosi ad indicare dei principi generali e delle modalità di approccio all'interpretazione dei fenomeni occorrenti. Costituisce, insomma, una guida utile per intraprendere delle sperimentazioni ed interpretarne i risultati. Le relazioni matematiche sviluppate e riportate nei testi, vengono in genere applicate a sistemi semplici e raramente se ne può estendere l'uso a sistemi reali, più complessi. Questo significa che, purtroppo, non siamo ancora in grado di padroneggiare l'evolversi delle interazioni molecolari in miscele a più componenti e che la Chimica dei colloidi e delle interfasi resta, tuttora, una "Scienza di frontiera" che meriterebbe perciò più attenzione. A testimonianza di ciò, alcuni problemi di tale Scienza hanno ormai assunto dignità di scienza autonoma come: la chimica supramolecolare, la scienza dei materiali, lo studio delle superfici ecc.

Alla luce delle considerazioni svolte era giusto ed opportuno dedicare un numero de La Chimica e l'Industria [Settembre 2000] alle formulazioni. Verranno presentati, in questo numero, due lavori a carattere generale, rispettivamente sulle emulsioni e sulle sospensioni e contributi più specifici, di interesse industriale, nei settori dell'industria: farmaceutica, cosmetica, delle vernici, degli adesivi, dei detersivi e dei catalizzatori. Come si potrà constatare, i problemi di industrie molto diverse fra loro, come quelle menzionate, hanno radici comuni nella "Chimica dei colloidi e delle interfasi".

Questo è uno dei motivi per cui lo studio della "Chimica dei colloidi e delle interfasi" e più in generale delle formulazioni, che ne costituiscono l'applicazione tecnologica, dovrebbero essere più diffusi, andando incontro a una crescente domanda di cultura proveniente dalla società e dall'industria. Ne deriva la necessità di preparare culturalmente dei giovani ad affrontare questi problemi, introducendo nei loro curricula universitari dei corsi di studio specificamente dedicati a questi argomenti e/o creando degli specialisti che non incontrerebbero certo difficoltà ad inserirsi in quel mondo industriale che vive e prospera sulle "formulazioni", trasferendo ad esso l'entusiasmo giovanile e la cultura acquisita. Restano però i problemi di come recuperare il ritardo culturale accumulato nel settore, di come sopperire alla carenza dei docenti esperti nei campi menzionati e di come preservare l'approccio interdisciplinare a quest'area scientifica così vasta ed affascinante.

 

Fonte: Fascicolo di Settembre 2000, La Chimica e l'Industria, volume 82, p. 719.

Per informazioni su una parte delle attività di ricerca del prof. Santacesaria, si vada alla pagina del gruppo di lavoro su "Fenomeni di trasporto in soluzione - associazioni deboli in soluzione - proprieta' chimico-fisiche di microemulsioni", URL: http://www.dichi.unina.it/struttur/r_proces.htm

 


'Interdisciplinarità' in didattica: una parola vuota

 Ermanno Niccoli

e.niccoli@tiscalinet.it

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Tentativi di definire l'interdisciplinarità negli anni '70

 Ciò che colpisce della letteratura degli anni '70, nel momento di massima popolarità del concetto d'interdisciplinarità, è la grande varietà di analisi e di distinzioni fatte e come il concetto sia stato visitato da molteplici punti di vista. Uno schema è quello di H. Heckhausen1 il quale, prima di passare ad esaminare il problema dell'interdisciplinarità, correttamente si sforza di individuare le caratteristiche costitutive e distintive delle discipline. I punti individuati da Heckhausen sono:

• il campo materiale di riferimento della disciplina, cioè l'oggetto naturale del suo interesse (es.: gli animali per la zoologia, le piante per la botanica, ecc.);

• il campo di studio proprio della disciplina, cioè il suo "oggetto formale" o "taglio" (es.: il comportamento per la psicologia, le proprietà anatomiche, chimiche, fisiche e funzionali di un organismo per la fisiologia);

• il livello di integrazione teorica fra le discipline, cioè il ricorso a strutture teoriche comuni a più discipline (es.: i concetti di forza e inerzia in psicologia e nelle teorie fisiche del moto);

• i metodi delle discipline, cioè le condizioni di osservabilità e di studiabilità dei fenomeni stabilite da una disciplina (es.: in psicologia l'introspezione o l'osservazione fenomenologica, ecc.);

• gli strumenti di analisi di una disciplina, cioè le strategie logiche, i ragionamenti matematici e la costruzione di modelli (es.: la statistica induttiva o descrittiva, la simulazione mediante l'impiego di calcolatori, la cibernetica, la teoria dell'informazione);

• le applicazioni pratiche delle discipline, cioè le particolari possibilità di impiego pratico e professionale (si nota che in genere le discipline più professionalizzate appaiono essere in uno stato di "ritardo scientifico" anche rispetto agli stadi meno avanzati di quelle "pure");

• le vicende storiche delle discipline, cioè i fattori che hanno più o meno influito sul loro sviluppo (es.: le pressioni di forze esterne, l'opinione pubblica, le ideologie politiche e sociali, le condizioni economiche, ecc.).

In base a questi criteri è possibile individuare secondo Heckhausen sei possibili relazioni interdisciplinari, nel caso specifico questo termine viene usato in senso molto lato per indicare genericamente i vari tipi di interazione tra discipline. Esse sono:

Una classificazione delle interazioni possibili tra le discipline particolarmente concisa è quella di M. Boisot2 che prevede tre aspetti:

interdisciplinarità lineare: si ha allorché una legge già esistente nell'ambito di una disciplina viene "trasferita" nell'insieme normativo di un'altra, mediante un processo di "estensione" del potere normativo di tale legge da un campo ad un altro (potrebbe essere il caso, ad esempio, dell'applicazione del principio della retroazione o dell'autoregolazione ad una serie di campi sempre più numerosa:

dai meccanismi automatici all'apprendimento, al controllo dei sistemi complessi, alla pianificazione);

interdisciplinarità strutturale: caso in cui l'interazione fra due o più discipline da luogo all'istituirsi di un nuovo corpo disciplinare non più riducibile alla pura somma degli apporti disciplinari di partenza (es.: la cibernetica come risultante

"nuova" dell'integrazione di strutture tecnologiche, matematiche, neurofisiologiche, informatiche);

interdisciplinarità ristretta: si ha nel caso in cui varie discipline interagiscono in ordine ad un ben definito obbiettivo di ricerca e campo di applicazione (quale potrebbe essere, ad esempio, lo studio del disadattamento scolastico o la determinazione di un programma di innovazione educativa).

Altrettanto lineare e incisiva è la classificazione di Piaget 2, tenuto anche conto dell'apparato teorico di cui si avvale:

multidisciplinarità: allorché la soluzione di un problema richiede l'impiego di informazioni risalenti a diverse scienze senza che per questo le varie discipline ne risultino in qualche modo affette;

interdisciplinarità: collaborazione mediante scambi mutui e reciproche integrazioni;

transdisciplinarità: integrazione non più soltanto parziale ma globale all'interno di un sistema onnicomprensivo.

Dall'analisi che accompagna questa classificazione emergono due distinti livelli problematici derivanti da strutture e meccanismi comuni o da metodi comuni, egli inoltre sottolinea come esista un costante ritorno a principi omologhi in settori diversi delle scienze dell'uomo, siamo cioè di fronte al problema della trasversalità dei principi regolatori, specie nel campo delle scienze sperimentali; egli sottolinea la possibilità che l'integrazione reciproca tra discipline assuma la forza di produrre nuove realtà disciplinari non sarebbe allora, soltanto uno strumento di miglior comprensione (aspetto didattico) ma addirittura una forma dell'inesauribilità produttiva dello spirito umano (generazione di nuove discipline). Completiamo questa brevissima panoramica con la classificazione di J. Jantsch 2:

disciplinarità composita: gamma di discipline che si presentano simultaneamente, ma senza fare esplicitamente apparire le relazioni che possono esistere tra di esse.

Una visione della interdisciplinarità in chiave prevalentemente didattica, che quindi trova ancora un certo riscontro nell'ambiente scolastico, è stata espressa con particolare vigore da Teresa Russo Agrusti 3; si tratta di una visione che fonda le sue considerazioni su due concetti cioè l'interdisciplinarità come recupero dell'unità della scienza e come metodologia fondamentale dell'educazione, con particolare riferimento all'educazione permanente. Non dimentichiamoci che ci riferiamo agli anni della formazione operaia e sul ritorno a scuola mediante le "150 h".

Questo approccio guarda alla cultura scientifica come ad un pensiero unico e non coglie la pluralità, per non parlare di eterogeneità, della visione scientifica; voler ricomporre questa pluralità culturale agendo solo sul piano didattico è velleitario oltre che improprio, comporterebbe di ricostruire artificiosamente una cultura ad uso scolastico avulsa dalla realtà scientifica.

In tutte le ipotesi di classificazione viste, si rileva il tentativo di cogliere, anche attraverso definizioni per certi versi bizantine, la complessità del "sistema conoscenza", si potrebbe provocatoriamente dire che data una definizione, la più insolita e specifica, sia sempre possibile trovare nel panorama articolato dei saperiun caso che si attaglia alla definizione stessa. Cesare Scutari 4 ha tentato di arrivare a una sintesi del concetto di interdisciplinarità (5). Anch'egli tuttavia non distingue il piano didattico da quello scientifico e procede ad una comparazione tra le classificazioni che precedono, egli rileva come tra le classificazioni elencate esistano ampie sovrapposizioni, ripetizioni e duplicità di definizioni. Si possono osservare alcune equivalenze tra le definizioni date, ad esempio abbiamo coincidenza tra la interdisciplinarità composita di Heckhausen e la multidisciplinarità di Piaget o l'interdisciplinarità ristretta di Boisot, si osserva l'equivalenza tra la pseudointerdisciplinarità di Heckhausen e la interdisciplinarità lineare di Boisot, tra interdisciplinarità unifìcatrice di Heckhausen, l'interdisciplinarità strutturale di Boisot e l'interdisciplinarità di Piaget.

Dall'analisi di Scutari scaturisce l'elenco che segue:

multidisciplinarità: giustapposizione di discipline diverse, talvolta senza alcun rapporto apparente fra di loro. Es.: musica + matematica + storia;

pluridisciplinarità: giustapposizione di discipline più o meno vicine all’interno di un qualche settore di conoscenza. Es.: matematica + fisica oppure, nel campo delle lettere: francese + latino + greco;

interdisciplinarità: interazione fra due o più discipline: tale interazione può andare dalla semplice comunicazione di idee fino all'integrazione reciproca dei concetti direttivi, della teoria della conoscenza, della metodologia, delle procedure, dei dati e dell'organizzazione della ricerca e dell'insegnamento. Un gruppo interdisciplinare si compone di persone che hanno ricevuto una formazione in diversi campi di conoscenza (discipline) aventi ciascuno dei concetti, metodi, dati e termini propri.

• transdisciplinarità: messa in opera di una assiomatica comune ad un insieme di discipline ad esempio l'antropologia considerata come "la scienza dell'uomo e delle sue opere".

Qualche conclusione

Ciò che colpisce delle definizioni sopra riportate, è che esse a volte si riferiscono ad aspetti didattici come la giustapposizione di materie nei programmi scolastici a volte, debordando in campo epistemologico, vengono elencati i multiformi modi di interagire delle discipline. Inoltre parlando di crescita della scienza, Gli autori non sentono alcun bisogno di distinguere il processo filogenetico da quello ontogenetico. Si cerca di cogliere delle invarianti in sistemi molto complessi e mutevoli dove le stesse modalità di interazione sono in continua evoluzione; stenta a emergere il concetto che la ricerca si svolge sui problemi e non sulle discipline e che paradossalmente al ricercatore il concetto di disciplina è indifferente laddove per l'insegnante è indispensabile.

In ogni caso l'analisi dei sistemi disciplinari non può essere condotta oscillando in continuazione tra visione didattica e visione scientifica, anche se si tratta di visioni correlate, perché ciò genera una grande ambiguità. I termini "disciplina" e "interdisciplina" rivestono indubbiamente un interesse epistemologico, ma in seconda battuta assumono soprattutto un significato esplicativo e didattico, rivestono la funzione di ordinatori concettuali al fine di ridurre il dispendio di energie ogni qualvolta i concetti debbano essere elaborati, correlati e trasmessi.

La conoscenza per essere promossa in modo efficace richiede di essere organizzata, allora diviene funzionale il concetto di disciplina con il quale si indica anche la tensione verso una messa in relazione dei saperi, verso un ordinamento rappresentabile, verso un quadro teorico unificato e ben caratterizzato.

Un'area disciplinare è una area culturale strutturata dove vanno naturalmente a collocarsi i risultati della ricerca, ma per il docente è il quadro concettuale di riferimento per la progettazione curricolare. Nella progettazione curricolare la contaminazione reciproca di ambiti disciplinari diversi può rappresentare un espediente didattico che però non corrisponde necessariamente ad un momento interdisciplinare. Nelle scienze si è spesso presentata la necessità di affrontare la ricerca da differenti punti di vista, raggruppando attorno ad un problema sinergie concettuali che derivano dalla contiguità di strumenti disciplinari diversi, focalizzati sullo stesso campo d'indagine. Nella ricerca si raggiunge un risultato interdisciplinare quando i vari strumenti concettuali operano allo stesso livello di astrazione, allo stesso ordine di grandezza ed utilizzando rappresentazioni analoghe oppure quando una delle discipline funge da disciplina di servizio.

La conclusione vera è che le interazioni alla fine sembrerebbero produrre due distinte situazioni:

Quando si è cercato di realizzare attività interdisciplinari nelle scuole, generalmente si è giunti ad una meccanica giustapposizione di metodologie, di modelli e di procedure in quanto la fusione feconda tra discipline compete soprattutto alla ricerca ed è improbabile che avvenga in altro ambito.

Tutto ciò è stato ignorato nei molti progetti didattici cosiddetti interdisciplinari, la "ricerca" è stata svolta da studenti e insegnanti con finalità diverse da quelle della ricerca, una sorta di "fai da te", utilissimo per molti aspetti, ma che non poteva in alcun modo creare situazioni d'interdisciplinarità. I cosiddetti argomenti interdisciplinari sono argomenti che si prestano ad una lettura multidisciplinare, essi risultano molto vicini alla realtà di tutti i giorni, essendo facilmente osservabili, si raccordano meglio all'esperienza degli allievi e risultano essere molto stimolanti, ma la loro traduzione in termini di linguaggio formale (astratto) risulta molto complessa .

Si prenda ad esempio argomenti quali la formazione della ruggine, la combustione o la respirazione, costituiscono ottimi spunti per introdurre i processi di ossidazione, anche a livello di scuola media, ma sono difficili da spiegare compiutamente da un punto di vista chimico o biochimico.

Il concetto di interdisciplinarità in didattica non è stato ancora abbandonato solamente per inerzia, è divenuta una parola vuota, sostituita, di fatto, da altri concetti, quali la multidisciplinarità, le scienze integrate o i concetti trasversali. Questi segnalano in ogni caso la grande tensione didattica verso forme di sapere unificate e strutturate, un bisogno mai sopito di illustrare una realtà scientifica multiforme ed in continua evoluzione.

1 AA. VV., L 'interdisciplinarité, OCDE, Paris, 1973.

2 G.Bocchi, M.Ceruti, Disordine e costruzione, Feltrinelli, Milano, 1981

3 T. Russo Agrusti, Interdisciplinarità e scuola. Le Monnier Ed., Firenze, 1976

4 C. Scutari, E. Damiano, Interdisciplinarità e didattica, Editrice La Scuola, Brescia, 1974

 

Fonte: Il brano è tratto da un ampio saggio: "Pregiudizi, mode e antinomie nell’insegnamento scientifico: Dizionario minimale di termini didattici", pubblicato in: SEChimica 2000 - Scuola Estiva di Chimica, pp. 206 - 214. Il testo completo può essere chiesto all'Autore all'indirizzo: e.niccoli@tiscalinet.it


 

L'istituto "Lorenzo Cobianchi": cenni storici

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L'istituto "L. Cobianchi" nasce nel 1886 come "Scuola d'Arti e Mestieri" con corsi post-elementari nei settori meccanico e chimico-tessile, ai quali si aggiunge agli inizi del Novecento il settore elettrico.
Organizzato in scuola professionale, nel 1919 viene trasformato in Istituto professionale e nel 1933 diventa Istituto Tecnico industriale.  

 

Storia dell'edificio

 

 

 

L'Istituto è nato da un atto di generosità del Cav. Lorenzo Cobianchi di Intra, industriale tessile e cartaio, all'avanguardia nella gestione dell'impresa, benefattore della città e fondatore della Banca Popolare di Intra.

La palazzina a due piani, prima sede autonoma dell'istituto, è ancora oggi, dopo più di cent'anni, la parte più elegante del complesso edificio che si è andato costruendo: oltre la cancellata di Piazza Martiri di Trarego n.1 è costituita in due corpi laterali sporgenti e di uno centrale arretrato. Attualmente vi hanno sede la portineria, la biblioteca, la Presidenza, la segreteria, la sala del consiglio, l'ufficio tecnico e una sala insegnanti.

Ampliamenti all'edificio furono costruiti in modo continuativo negli anni 1896, 1903, 1910, 1911, 1913 sia per ospitare gli allievi, sempre più numerosi, sia per dotare gli indirizzi di studio dei necessari laboratori. Negli anni della prima guerra mondiale, dal 1915 al 1918 l'istituto ospitò in alcuni locali un ospedale territoriale della Croce Rossa.

Ancora progetti di ampliamento risalgono al 1929 e al 1936. Dal 1940 al 1945 non è possibile avviare nessuna costruzione che non sia attinente alla guerra; quando questa finisce, però i progetti sono ripresi per la sistemazione dell'Officina Meccanica e della Scuola di avviamento industriale; ciò avviene nel '53 - '54, poi, nel '62 vengono costruite le aule dette "villaggio olimpico" e infine, dopo anni di ricorso a numerose succursali, la costruzione del secondo imponente edificio, iniziato nel 1978 e ultimato nel 1985, per un totale di circa 8140 mq su quattro piani, per un costo di oltre tre miliardi.

Si può sostenere che la storia dell'Istituto coincide in parte con quella dell'edificio: la continua esigenza di espansione di questo, infatti, è indotta dallo sviluppo delle specializzazioni e dal numero crescente degli iscritti. Il "Cobianchi" ha dato: alla domanda dell'utenza una risposta da precursore, infatti si è sempre qualificato come scuola che anticipa i tempi della normale elaborazione didattica ministeriale: anche nell'ultimo ventennio l'istituzione di Corsi Sperimentali di Scuola Media Superiore Unitaria ha visto l'Istituto lavorare nella prospettiva di una Riforma democratica per poi crollare insieme al relativo governo.

Nei primi cento anni di vita gli alunni iscritti ai corsi sono stati 13.195 in tutto: di essi 6546 hanno conseguito il diploma di perito.

Rispetto alle poche decine di iscritti dei primi anni di vita della scuola, si è passati alle migliaia negli anni 1960-70, fino a un massimo di 1820 studenti nel 1986.

Parimenti gli insegnanti sono passati da poche unità ai 201 dell'85 - '86.

 


Evoluzione degli indirizzi

Gli indirizzi iniziali si sono ormai consolidati nelle tre specializzazioni di Chimica industriale, Elettrotecnica e Meccanica, che corrispondono ai settori principali della produzione industriale del Paese; diventano sempre più numerose le zone di provenienza degli studenti e l'Istituto acquista una considerevole notorietà a livello nazionale.

Nei primi anni Settanta, dopo una fase di profondo rinnovamento delle strutture e delle attrezzature scientifiche, inizia un nuovo periodo di grande sviluppo.

Nel '71 viene aperto l'indirizzo di Informatica industriale; nel '74 inizia la sperimentazione di nuovi ordinamenti e strutture, tuttora in vita, con gli indirizzi Biologico, Linguistico Moderno e Scienze Umane e Sociali; nell' '84 si attiva l'indirizzo di Elettronica e tutti gli indirizzi tradizionali adottano i nuovi progetti sperimentali di iniziativa ministeriale: quelli relativi ai corsi di Meccanica, di Elettrotecnica e di Elettronica hanno ormai concluso il loro ciclo dando origine, nell'anno scolastico '94/'95, ai corrispondenti nuovi indirizzi, profondamente rinnovati, mentre continuano quelli relativi ai corsi di Chimica e di Informatica; nel '93 si è attivato l'indirizzo Scientifico-Tecnologico e nel '94 il nuovo indirizzo Biologico, che si concludono con la maturità scientifica.

Ovviamente, a questo intenso processo di innovazione della struttura dei corsi dei contenuti e delle metodologie di insegnamento si sono accompagnati un costante rinnovamento ed un consistente potenziamento delle attrezzature scientifiche.

Questi ultimi 20 anni sono stati caratterizzati anche da una intensa attività svolta per incarico del Ministero della P.I., soprattutto per attuare iniziative di aggiornamento a livello nazionale per gli insegnanti impegnati nei processi di innovazione.

Attualmente frequentano l'Istituto "L. Cobianchi" 1230 studenti distribuiti in 59 classi; gli insegnanti sono 170, il personale non docente è costituito da 77 unità Sono a disposizione 50 aule normali, 6 aule speciali e 32 laboratori. Il bilancio dell'Istituto del 1994 è stato di oltre 11 miliardi.

 

Fonte: il testo è stato tratto dal sito del Cobianchi: http://www.verbania.alpcom.it/cobianchi/cobi.html


Un commento e un invito

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Pur nella sua essenzialità i cenni storici redatti dai Colleghi del "Cobianchi" sono sufficienti per far comprendere gli aspetti essenziali della cultura tecnico-scientifica che si esprime in questo grande Istituto: la profondità delle radici storiche, l'integrazione con la vita del Paese, l'ampiezza delle risorse umane mobilitate nell'insegnamento, l'evoluzione nel tempo dell'offerta educativa. Come è nel costume 'corsaro' di Didi non abbiamo chiesto nessun 'permesso' ai Colleghi del "Cobianchi", partendo dal principio che tutto ciò che è liberamente accessibile in Rete è altrettanto liberamente fruibile, purché si citi la fonte. Nei prossimi numeri vorremmo continuare questa esplorazione nei territori della scuola secondaria.

I Colleghi possono favorire la nostra iniziativa inviando alla Redazione dei loro testi sulla storia degli Istituti di appartenenza, anche brevi,. In ogni caso, sarebbe sufficiente che segnalassero ai Redattori di Didi i siti dei Licei e degli Istituti che contengono tracce storiche. Al resto penseremo noi.


 IIa Conferenza Nazionale sull’Insegnamento della Chimica

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Si terrà a Pisa dal 17 al 19 dicembre 2000 la IIa Conferenza Nazionale sull’Insegnamento della Chimica sul tema:

"Esperienze di orientamento, orientamento delle esperienze"

La Conferenza è organizzata dalla Divisione di Didattica e dalla Sezione Toscana della Società Chimica Italiana. Sono previsti interventi, relazioni e una sessione poster. E' stato richiesto al Ministero l'esonero per gli Insegnanti che parteciperanno alla Conferenza. In ogni caso le due giornate di lavoro costituiscono corso di aggiornamento.

Fra le relazioni ad invito segnaliamo, con titoli provvisori:

Giovanni Villani – ICQEM CNR – Pisa, "Specificità della Chimica", su temi di filosofia della chimica

Piero Paolicchi – Vicedirettore del C.A.F.R.E. – Università di Pisa, "L’orientamento", sui problemi dell’orientamento

Eugenio Torracca – Università di Roma 3 – "Storia e didattica disciplinare", su casi storici di interesse didattico

Luigi Cerruti – Università di Torino – "Linee di sviluppo della chimica del ’900 ", su temi di storia della chimica

Chiunque sia interessato a presentare una comunicazione sull'orientamento o sui risultati della propria esperienza didattica può prendere contatto con il Prof. Pierluigi Riani (tel. 050918398, fax 05091826, e-mail: riani@dcci.unipi.it).

 


Due Istituti piemontesi in Rete: il "Maxwell" di Nichelino e il "Cobianchi" di Verbania

[a cura della Redazione di Didi]

 

I redattori di Didi hanno iniziato un 'giro' sui siti che le scuole italiane mettono in Rete, più spinti dalla curiosità che da spirito sistematico. Non si tratta nemmeno di 'recensioni' dei siti, perchè recensione e 'censura', nel senso di ingiunzione punitiva, sono in qualche modo connesse, e certamente non siamo dei censori. Vorremmo solo prendere atto di come le nostre scuole si presentano in Rete, offrendo ad un visitatore qualunque la loro immagine di istituzione educativa dello Stato.


Istituto Tecnico Industriale Statale "J.C. Maxwell" - Nichelino (TO)

 

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È stato un problema trovare l'indirizzo giusto. L'ITIS Maxwell di Nichelino è citato in numerosi siti scolastici, regionali, nazionali e ministeriali, ma tutti - nessuno escluso - danno un URL che non corrisponde più a nessuna pagina visibile. Incuriositi, abbiamo cercato una via di accesso all'ITIS e la abbiamo trovata solo nel sito del Comune di Nichelino, dove si trova il Maxwell. Il sito è, in definitiva, all'indirizzo: http://www.arpnet.it/~maxwell.

 Oltre alle informazioni tecniche essenziali, corsi attivati, orari, etc., il Maxwell presenta le proprie attività integrative in questi termini:

Corsi extra-curriculari proposti dalla scuola o richiesti dagli studenti quali, a titolo esemplificativo, teatro, musica, pittura, fotografia, cinema, educazione alla pace, corsi di primo soccorso, sicurezza stradale, bioetica.

Visite e viaggi i istruzione

Partecipazione a concerti, spettacoli teatrali e mostre

Scambi con scuole di altri Paesi Europei

Progetto di insegnamento a distanza: gli studenti del "Maxwell" insegnano a distanza, a studenti svedesi, ad allestire pagine web.

Il sito del Maxwell propone anche ipertesti che sono il risultato di ricerche degli studenti, ad esempio quella di Cutrì Antonio, Trematore Cesare e Vellano Paolo Alberto, della 3° C Elettronica e Telecomunicazioni, anno scolastico: 1998/1999. I tre studenti presentano un Progetto e sviluppo di software per la simulazione di corpi celesti e di sistemi aereospaziali, all'indirizzo http://www.arpnet.it/~maxwell/studenti/frameset.htm.

Nell'ambito essenziale dell'attività formativa successiva al diploma l'Istituto ha già organizzato e completato i seguenti corsi post-diploma:

Tecnico di Sistemi a Microprocessore, Tecnico produzione di applicativi multimediali, Tecnico gestione Internet e Intranet, Tecnico metrologo, Tecnico Sistemi automatici PLC e microcontrollori.


 

Istituto Tecnico Industriale Statale "L.Cobianchi", Verbania Intra (VB)

 http://www.verbania.alpcom.it/cobianchi/cobi.html

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Il sito dell'ITIS Cobianchi è particolarmente riflessivo sull'evoluzione dell'insegnamento tecnico-scientifico negli ultimi decenni. In questo sito abbiamo anche trovata una breve storia dell'Istituto, un testo interessante che presentiamo in altra parte Didi.

Riprendiamo la presentazione dei corsi ITI:

Corsi di Istituto Tecnico Industriale

La fisionomia dell'Istituto Industriale si è profondamente modificata negli ultimi decenni, come conseguenza di diversi fattori, tra i quali due di particolare rilievo: l'imponente evoluzione tecnologica del mondo della produzione che si è sviluppata a partire dagli anni Sessanta e la completa liberalizzazione degli studi universitari, sancita nel 1969, che ha consentito ai diplomati degli Istituti Tecnici l'accesso a tutte le facoltà universitarie.

L'effetto prodotto è consistito in una progressiva trasformazione del tipo di formazione realizzato in questo settore scolastico che è il più diffuso a livello nazionale: da tecnico-professionale a scientifico-tecnico.

L'Istituto Tecnico industriale prepara quindi i giovani periti industriali fornendo una adeguata preparazione culturale e un'ampia formazione scientifica e tecnica che consente un valido inserimento nelle attività dei settori lavorativi corrispondenti ai diversi indirizzi nei quali si articola questo tipo di Istituto, o nelle diverse facoltà universitarie.

E' articolato in biennio comune e triennio diversificato in vari indirizzi.

Di particolare rilievo ci è parsa l'attenzione attiva per favorire una transizione 'morbida' tra la scuola media e la scuola secondaria. Il testo del sito è il seguente:

ACCOGLIENZA

 Per le classi prime l'Istituto prevede, da diversi anni a questa parte, un programma cosiddetto di "accoglienza". Questo programma frutto delle ricerche e delle esperienze congiunte di specialisti e ricercatori dell'Università di Bologna e di docenti e operatori scolastici attivi nella provincia di Novara, si propone, attraverso una serie di attività guidate (compilazione e interpretazione di questionari, somministrazione di tests, attività di simulazione, discussione di gruppo ecc...), di conseguire i seguenti obiettivi:

a) stimolare negli studenti una riflessione sulla scuola che contribuisca al processo di maturazione della personalità in un momento dell'età evolutiva.

b) fornire alla scuola tutti gli elementi, provenienti dagli studenti stessi, di conoscenza e di informazione utili ad operare più efficacemente nel lavoro didattico ed educativo.

c) ridurre al minimo gli elementi di disturbo che possano compromettere il successo scolastico nel passaggio dalla Scuola Media alla Scuola Secondaria.

Poiché, per la riuscita di tali attività il contributo della famiglia è di fondamentale importanza, la scuola favorisce il più possibile, particolarmente nelle prime classi, momenti di incontro e di collaborazione tra genitori e consigli di classe.

* * *

Segnaliamo, come ultima osservazione redazionale, che quando si 'clicca' per cercare i "Corsi post-diploma" si riceve una risposta sconsolata: impossibile trovare la pagina.


Intenzioni di lettura

La quantità immensa di materiale disponibile in Rete, pur destinata ad aumentare vertiginosamente, non sarà mai in grado di sostituire i libri. Questo non solo per la diversa qualità dei contenuti, ma anche per l'intrinseca comodità di lettura, per l'immediato confronto con altri scritti, per la possibilità di appunti immediati, e così via. Tutto ovvio, e tuttavia da precisare sulle 'pagine' di un Bollettino elettronico. Questa  rubrica - che vorremmo liberamente aperta ai Colleghi - è volta ad ospitare 'meta-scritture', cioè scritti su altri scritti: schede bibliografiche, semplici segnalazioni, appunti critici, vere e proprie recensioni. Anche sulle tematiche intendiamo seguire interessi che vanno oltre la chimica in senso stretto

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  Maurizio Mattioli, Studiare con Internet – Chimica

Milano: Hoepli Informatica, 2000, 160 pp., lire 12.000

 (Recensione a cura di Erminio Mostacci)

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Il piccolo volume è, conformemente alle intenzioni dichiarate dell’autore Maurizio Mattioli, un’indispensabile guida di riferimento alle risorse della rete per lo studio della chimica, una disciplina che sovente rappresenta uno scoglio per gli studenti della scuola media superiore.

Gli argomenti sono organizzati in una mappa concettuale molto ordinata ed introducono il lettore – utilizzatore ad un uso ragionato ed assistito delle risorse di Internet; cosa che si può facilmente constatare già da una rapida scorsa dei titoli dei principali capitoli. Un aspetto positivo del volume è costituito dal fatto che il linguaggio è abbastanza semplice ed ha il merito di non allontanare il neofita con dettagli tecnici comprensibili (ed utili) solo per gli addetti ai lavori.

L’autore inoltre fornisce tutti gli indirizzi presso i quali sono reperibili ed eventualmente scaricabili le risorse citate. Per altro, le verifiche effettuate dal curatore di questa recensione confermano sia la validità qualitativa delle proposte, sia la piena utilizzabilità degli indirizzi dei siti.

I capitoli principali sono i seguenti:

  1. Hardware e Software.
  2. Siti generali.
  3. Siti specifici per argomento.
  4. Software per la chimica.
  5. Flash e la creazione di una tavola periodica interattiva.

La recensione seguirà l'ordine dei capitoli.

Cap. 1 Hardware e Software (pp. 7 – 23).

 Nel primo capitolo sono succintamente; ma esaurientemente, riportate le informazioni introduttive necessarie per iniziare ad usare proficuamente la rete. Sono fornite, in sintesi e con un linguaggio piano e scorrevole, le caratteristiche e le specifiche essenziali del computer e del modem; dell’abbonamento ad un "provider" per ottenere l’accesso alla rete e dei programmi "browser" da utilizzare per la navigazione.

Successivamente sono descritti i principali programmi che consentono la visualizzazione di immagini e filmati: Java, Flash e Shockware, QuickTime, RealAudio, VRML – di utilizzo generale;

Chime, RasMol, WEBLAB, CHEM3D, MathMol – di uso specifico in ambito chimico.

Poiché la chimica rappresenta la realtà di un mondo microscopico, l’uso di modelli può essere considerato un approccio adeguato per la comprensione di fenomeni e processi, quindi risulta subito chiara l’importanza della presentazione di questo tipo di software.

Cap. 2 Siti generali (pp. 24 – 52).

Nel secondo capitolo sono presentati i motori di ricerca principali (Yahoo, Altavista, etc.) e ne viene spiegato in modo semplice l’utilizzo. Un cenno particolare è dato a WebFerret che può essere considerato una "utility" di ricerca su più motori e che, grazie alle opzioni, anche di tipo sofisticato, consente analisi più approfondite e complete.

L’autore poi dedica una sezione molto approfondita ai "links" specifici per la chimica, fornendo gli indirizzi più importanti dei siti contenitori maggiormente accreditati, fra i quali cito solo i seguenti, a titolo di esempio:

ROLF CLAESSEN’S CHEMISTRY INDEX: http://www.claessen.net/chemistry/index.html

LINKS FOR CHEMISTS: http://www.liv.ac.uk/Chemistry/Links/links.html

CHEMDEX: http://www.chemdex.org/

ABOUT.COM: http://chemistry.about.com/education/chemistry/index.htm

 

I siti citati sopra e gli altri che seguono sono di carattere generale e sviluppano, al pari di un libro di testo, i temi principali della disciplina; di seguito sono anche presentate altre risorse "chimiche" che trattano sempre vari argomenti, suddivisi in diverse pagine che intendono fornire sussidi ed approfondimenti supplementari per facilitare la conoscenza e la comprensione dei molteplici aspetti dello studio della chimica. Fra tali risorse, le più interessanti e complete sono senza dubbio le seguenti, anche se rappresentano solamente una piccolissima parte delle indicazioni presenti nel testo:

CHEMistery – HardeNet – The Natural Science Pages – Chemistry ConcepTests;

Altri forse meno completi, ma assolutamente da visitare, sono: The Learning Masters of Chemistry – World Chemistry – Erik’s Chemistry e moltissimi altri.

Cap. 3. Siti specifici per argomento (pp. 53 – 99).

I siti di questo lungo capitolo sono invece dedicati ad argomenti specifici che spaziano tra i fondamenti della chimica, con precisi riferimenti storico – didattici, lo studio degli acidi e delle basi, l’equilibrio chimico e la cinetica, le reazioni di ossido – riduzione, l’attività di laboratorio, la chimica organica e la mineralogia.

Cap. 4. Software per la chimica (pp. 101 – 151).

Questo capitolo è dedicato ai programmi, alle banche dati, ai visualizzatori di molecole, ai simulatori che sono memorizzati e che possono essere scaricati per un utilizzo successivo. Si tratta di risorse che consentono un buon livello di approfondimento e di studio.

Molti sono gli argomenti trattati, per citare soltanto i più significativi si dovrebbero dedicare molte pagine, pertanto elencherò solo alcuni riferimenti a mo' di spunto:

atomi, simboli e molecole – l’atomo di Bohr – calcolatori di masse molecolari – tavole periodiche – tabelle delle principali costanti – modelli e simulatori sul comportamento dei gas – esercizi di nomenclatura – simulatori delle esperienze di laboratorio e delle reazioni chimiche. Una sezione speciale è poi dedicata alla chimica organica ed ai visualizzatori di molecole in 3D.

Cap. 5. Flash e la creazione di una tavola periodica interattiva (pp. 153 – 160).

Quest’ultima sezione rappresenta un esempio sull’utilizzo del programma Flash per costruire in modo semplice e creativo una tavola periodica personalizzata. Potrebbe essere una procedura utile per stimolare gli studenti ad una ricerca autonoma singola o di gruppo con valide, molteplici implicazioni di ricaduta didattica.

Concludo questa breve recensione, esprimendo un giudizio positivo del volume esaminato, per i fattori di seguito elencati che riprendono alcune argomentazioni già espresse nell’introduzione e nell’analisi dei vari capitoli: 

  1. In un volume di mole e di costo ridotti sono presentati quasi tutti gli aspetti più importanti della disciplina.
  2. L’autore ha sempre utilizzato un linguaggio scorrevole e facilmente comprensibile anche quando ha dovuto trattare argomenti concettualmente piuttosto complessi.
  3. I riferimenti sono validi sia per completezza, sia sotto il profilo dell’aggiornamento, fattore esiziale per quanto concerne il materiale reperibile in Internet.
  4. Le figure e gli schemi presenti nel testo forniscono un’idea valida di quanto può essere recuperato con il "download" dalla rete.

Simona Bortolotti, Studiare con Internet – Biologia

Milano: Hoepli Informatica, 2000, 118 pp., lire 12.000

(Recensione e navigazione in Rete, a cura di Luigi Cerruti)

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Il volumetto curato da Simona Bortolotti propone al suo lettore-utente una introduzione all'uso delle risorse della Rete per facilitare lo studio della biologia. I primi due capitoli sono dedicati all' "abc della Rete"; oltre alle linee di condotta da seguire per una 'penetrazione strategica' fra le immense, ma confuse, ricchezze di Internet, l'Autrice spiega anche alcuni 'trucchi' non banali per facilitarsi la nuova vita di navigante. Il terzo capitolo illustra le risorse offerte su "le basi della biologia". Nella prima parte del capitolo i siti sono raccolti dal punto di vista tematico: virologia, laboratori, cellula, anatomia, zoologia, microscopia, fotosintesi, evoluzione, genetica (seguendo un 'ordine' piuttosto incerto). Nella seconda parte del capitolo i siti sono censiti dal punto di vista funzionale: gli esperti, glossari e dizionari, libri, biblioteche. Infine nel quarto e ultimo capitolo sono affrontati nuovamente alcuni grandi temi delle scienze della vita: evoluzione, cellula, omeostasi, metabolismo cellulare, DNA e RNA, sintesi proteica, riproduzione delle cellule, classificazione dei viventi.

Malgrado la ricchezza di indirizzi a siti di riferimento questa parte del volume conferma qualche sospetto che già affiorava nei capitoli precedenti, e cioè l'incertezza rispetto al lettore ideale del volume. Apparentemente è uno studente universitario: "questo sito [http://www.talksaver.com/indexes/ cell_06_carbohydrates.htm] è molto utile per il ripasso o per la preparazione di un esame, in quanto introduce tutti gli essenziali concetti da memorizzare rapidamente" (p. 91); oppure, poco oltre, il lettore è uno studente delle secondarie: "Volete allenarvi in vista di un compito in classe o di una interrogazione?" (p. 93). A mio parere il target editoriale è costituito dagli insegnanti di scienze, e questo è un bene, perché nel testo affiorano alcune superficialità e semplificazioni eccessive. Per le superficialità cito: "In presenza di luce, acqua e anidride carbonica reagiscono e i prodotti della reazione sono molecole di glucosio unite a ossigeno, rilasciato nell'atmosfera come prodotto di scarto" (p. 91), per le semplificazioni avverto il possibile lettore-studente che il codice genetico (p. 105) gli sarà spiegato in 103 parole.

Trattandosi di un testo innovativo, non ho voluto limitarmi ad una recensione 'consuetudinaria', e munito del libretto di Boltolotti sono 'andato in Rete', e in questa navigazione vorrei che mi accompagnassero i lettori di Didi. Possiamo iniziare il surfing da Schoolzone, un sito inglese che si presenta con una sobria pagina all’indirizzo http://www.schoolzone.co.uk. La prima cosa che si legge è già stupefacente: "Un terzo di milione di utenti al mese non possono sbagliare. In settembre 360.000 utenti individuali hanno visitato Schoolzone. 30.000 risorse di accesso gratis sono state raccolte e recensite dagli insegnanti del Regno Unito. Tutto è gratis per gli utenti di Schoolzone". Qui la citazione intende far capire, alle associazioni professionali in primo luogo, quanto noi - qui, nel nostro Paese - si sia indietro rispetto anche solo ad un monitoraggio di quanto avviene in Rete.

Ovviamente un sito di queste dimensioni ha un motore di ricerca interno, così ho battuto la parola chiave species e ho ottenuto 50 risposte (corrispondenti ad altrettanti siti), ciascuna delle quali è corredata da un punteggio espresso con le solite stelline (fino a cinque) e da una mini-recensione esplicativa. Devo aggiungere che una seconda interrogazione, compiuta dopo una settimana mi ha dato 83 risposte, con un indice di crescita fortissimo. Avendo scelto come tema la classicazione delle specie sono andato al sito http://www.ucmp.berkeley.edu/help/taxaform.html (classificato con quattro stelline) e descritto in termini moderati "Un sito non male per una rapida introduzione alla classificazione". Questa parte sulla classificazione appartiene al sito del museo di paleontologia dell’Università di California (http://www.ucmp.berkeley.edu), ed ha come attrazione un ‘ascensore espresso sul web’ (http://www.ucmp.berkeley.edu/help/xpresslift.html).

Tornando a Schoolzone ho usato la parola chiave classification, ottenendo 58 risposte. L’ampiezza della risposta è dovuta alla genericità della domanda, infatti battendo species classication ho avuto solo due risposte. La prima corrisponde al sito di Berkeley, già ‘esplorato’. La seconda porta al sito http://www.sp2000.org (tre stelline), molto ambizioso, in quanto ha l’obbiettivo di "enumerare tutte le specie conosciute di piante, animali, funghi e microbi". Per quanto riguarda la classificazione più in generale, ed uscendo dal tema del libro di Bortolotti, ho scelto un sito di interesse chimico, dedicato alla comprensione dei concetti della stereochimica. Mi sembra utile segnalarlo ai lettori di Didi perché qui la didattica della stereochimica è aiutata da un opportuno programma di grafica molecolare (http://www.colby.edu/chemistry/OChem/STEREOCHEM/index.html ).

Per approfondire la verifica dei siti segnalati da Bortolotti ne ho toccato ancora altri tre. Il primo riguarda un eroe della storia della biologia, Mendel (http://www.netspace.org/MendelWeb); questo sito è interessante e ben organizzato. Ancora dedicata a Mendel è la pagina della scuola media "Cavalcanti", reperibile ad un sito del comune di Firenze (http://sisf.comune.firenze.it/sisf/ scuole/medie/cavalcanti/geni/mendel1.htm) Purtroppo la pagina si apre con uno strafalcione storiografico "Johann Mendel nacque nel 1822 a Hynice nella Repubblica Ceca". Un giovane che leggesse una simile affermazione penserebbe che Mendel sia nato cittadino di una repubblica, e non suddito dell'Impero austriaco. La terza e ultima scelta di questa navigazione mi ha riservato ancora una sorpresa particolarmente negativa. Si tratta dell’ On-Line Biology Book, un testo elettronico che l'Autrice presenta come "veramente completo e vasto" (p. 65), e che cita come testo esemplare: "Come sempre, vi ricordiamo che potete fare riferimento al sito Biology Book" (p. 95). La semplice lettura dell'indice dimostra che i compilatori del testo elettronico si sono adeguati al più stretto riduzionismo (http://gened.emc.maricopa.edu/Bio/BIO181/BIOBK/BioBookTOC.html). Ma, ben al di là del riduzionismo, ci si trova di fronte ad un tipo di didattica che giudico francamente repellente. A proposito del DNA si legge: "le sequenze hanno giocato un ruolo fondamentale in casi giudiziari (O.J.Simpson, così come la cancellazione della pena di morte per molti (!) individui condannati a morte ingiustamente), ed anche nell' impeachment del Presidente Clinton (le macchie almeno non mentono)". Il riferimento ai gusti sessuali dell'uomo-più-potente-del-mondo è decisamente fuori luogo, anche per studenti americani. Il testo elettronico è in effetti 'ingioiellato' di spiritosaggini, di cui un secondo esempio, stile new age, è il seguente: "... nel libro biblico della Genesi (notate che i non-più-giovani Phil Collins e Peter Grabriel non erano in questa Genesis)". Non credo che Bortolotti abbia voluto introdurre anche in Italia lo stile sessual-biblico di certi docenti americani, piuttosto l'Autrice si è fermata alla superficie (la home page) dei siti, senza approfondire minimamente in senso critico ciò che stava indicando come "completo e vasto" ai lettori italiani. 


Un sito per Didi

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La Divisione di Didattica ha aperto un sito sulla Rete all'indirizzo http://minerva.ch.unito.it. Il sito è in prospettiva dedicato essenzialmente alla storia e all'epistemologia della chimica, anche se attualmente ospita quasi soltanto i diversi numeri di Didi, opportunamente indicizzati. È stata aperta una rubrica che ospita le 'tesine' di storia ed epistemologia della scienza prodotte dagli allievi del corso omonimo della SISS di Torino.

Anche in questo caso, come per i contenuti di Didi, il sito denominato "Minerva" potrà ssere arricchito a piacere, con l'unico costo del lavoro dei suoi amministratori. Qualunque collaborazione qualificata è benvenuta.

Come ricevere Didi                                                                    

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I colleghi che fossero interessati a ricevere presso il loro indirizzo personale di posta elettronica il bollettino  della Divisione di Didattica della Chimica, possono inviare una semplice richiesta via E-mail agli indirizzi riportati nella prima pagina di presentazione e cioè:

Prof. Luigi Cerruti        lcerruti@ch.unito.it
Prof. Erminio Mostacci        mosterm@libero.it

Come collaborare al Bollettino     

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I colleghi che volessero collaborare con la redazione del bollettino della Divisione di Didattica della Chimica, possono mettersi in contatto con la redazione per proporre i loro lavori, le problematiche e le loro soluzioni; in particolare siamo interessati al racconto delle esperienze di didattica reale, vissuta nelle classi, a contatto con gli allievi.
Contiamo su una collaborazione estesa e partecipe, sia per migliorare la qualità del servizio offerto, sia per poter affrontare i vari aspetti connessi con l'attività didattica, con lo studio dei problemi e delle difficoltà nell'insegnamento, l'elaborazione di prove e test, sia strutturati, sia aperti, etc.
In particolare si indicano alcuni argomenti che possono risultare di ampio interesse nelle classi di Scuola Media Secondaria superiore:

- Segnalazione di articoli, pubblicazioni, interventi, seminari, etc.
- Segnalazione di siti WEB, di software e di altre risorse reperibili in rete.
- Prodotti chimici puri e prodotti commerciali.
- Normativa di sicurezza degli ambienti di lavoro (D.Lgs. 626-242, etc.).
- Etichettatura dei prodotti.
- Inquinanti ed impatto ambientale.

Ringraziando fin da ora quanti volessero collaborare, la redazione dá tutta la propria disponibilità per la diffusione dei materiali a tutti i colleghi delle varie scuole ed anche per aprire un tavolo di dibattito comune utilizzabile per lo svolgimento e, se possibile il continuo miglioramento degli interventi educativi

INFO: Erminio Mostacci, mosterm@libero.it