Bollettino della Divisione di Didattica Chimica
Ritorna alla Home PageAttenzione: La pubblicazione del Bollettino è cessata
Numero 1 Marzo 2000
Direttore: prof. Luigi Cerruti |
Redattore: prof. Erminio Mostacci |
Si può ricevere direttamente il Bollettino al proprio indirizzo di posta elettronica. E' sufficiente inviare un e-mail a didi@ch.unito.it |
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Il Bollettino elettronico: una grande opportunità. Con qualche affanno
Luigi Cerruti
Dipartimento di Chimica Generale ed Organica applicata, Università di Torino
Con il numero zero di questo Bollettino abbiamo fatto il primo collaudo di una formula editoriale che ci pare adatta sia a contattare quanti siano interessati all'insegnamento delle scienze, sia a fornire uno strumento per informare i docenti su questioni didattiche ed educative, in particolare su quelle dibattute all'interno della Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana.
Il collaudo ha fornito ai redattori di Didi alcuni dati significativi. In primo luogo ci è giunta una risposta positiva da parte di parecchi insegnanti e di alcune scuole: una reazione attesa, ma non scontata. Dall'interno della Divisione sono arrivate offerte di collaborazione e proposte di uso del Bollettino per diffondere nelle scuole, in modo massiccio, economico e rapido, informazioni utili per gli insegnanti (si vedano a questo proposito gli avvisi sulla III Scuola Estiva di Fondamenti Metodologici ed Epistemologici, Storia e Didattica della Chimica, e per le Scuole piemontesi quello sui Giochi della Chimica).
Per altro non sono mancati segnali di difficoltà. Da una scuola ci è pervenuto a stretto giro di posta (elettronica!) una semplice parola, UNSUBSCRIBE, quasi fossimo i redattori di un foglio pubblicitario o i fautori di una 'lista' equivoca. Il Presidente della Divisione, cioè chi scrive questo fondino, ha inviato un messaggio personale al Preside della scuola, esibendo con una certa indignazione il proprio ruolo, e segnalando che se il Bollettino era sgradito il rifiuto doveva essere firmato da un Collega, e non spedito in forma anodina da un'anonima segreteria. Un'altro Istituto ci ha allarmato, affermando che il numero zero di Didi conteneva un virus. Abbiamo confermato subito, con gli anti-virus più aggiornati, che si trattava di un falso allarme, e abbiamo così 'restituito' il senso di l'allarme all'Istituto di provenienza del messaggio, supponendo che se virus c'era, esso era nel loro sistema. I due 'casi' sono accomunati da un'unica diagnosi: il Bollettino non era riuscito a sopravvivere ad un semplice sguardo affrettato di chi - fisicamente - lo aveva visto segnalato sul proprio monitor nella posta in arrivo. E' possibile che si tratti di casi estremi, tuttavia essi confermano un motivo di preoccupazione per le sorti di Didi.
Come persone che vivono nella scuola secondaria, o in stretto contatto con essa, i redattori di questo Bollettino sono consapevoli dell'insopportabile carico amministrativo e burocratico che grava sui Presidi e sulle Segreterie. Per far giungere il Bolletino ai loro destinatari finali, ossia agli insegnanti, abbiamo cercato di facilitare il compito indispensabile di 'interfaccia' dell' amministrazione scolastica inserendo nella lettera di accompagnamento di Didi un incide per presente numero, e chiedendo al 'ricevente' di stampare il messaggio di e-mail e farlo arrivare in sala professori. Speriamo così di rendere minimale l'incarico di 'postino' del personale di Direzione o dell'Amministrazione.
Un certo affanno per la redazione nasce anche dal fatto che gli indirizzi di e-amil, che si sono con pazienza elaborati dalla banca dati della Biblioteca di Documentazione Pedagogica sono - in ogni momento - obsoleti per un buon 10%. Concludiamo queste considerazioni, tutte interne al nostro compito di 'diffusori', con un appello ai Colleghi. Sarebbe estremamente importante per noi conoscere come essi siano giunti a conoscenza del Bollettino e in quale modo abbiano potuto leggerlo, se ritrasmesso in Rete, su dischetto, messo a stampa, etc. Un breve messaggio inviato ad uno dei redattori sarebbe utilissimo. Va da se' che il modo più comodo per leggere Didi sarebbe il trovarlo direttamente nella propria posta elettronica. Anche a questo scopo sarà sufficiente un e-mail ai soliti indirizzi redazionali.
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I lettori ci perdoneranno il banale gioco di parole, ma la nostra esperienza è che mentre si lavora sulla Rete ci si trova spesso nella stessa situazione dei pescatori (quelli veri) che osservano ciò che la loro rete ha portato in barca, e si apprestano a dividere i pesci a seconda delle specie e delle qualità, prima di portarli al mercato. Senza la Rete (senza Internet) non sarebbe stato possibile né concepire, né realizzare questo Bollettino.
Come Redazione abbiamo assunto che tutto ciò che si trova in Rete, in accesso pubblico è per definizione di dominio
pubblico. Ci siamo ritenuti liberi di inserire nel Bollettino testi 'pescati' in
Rete, che riteniamo di interesse o di grande interesse per i nostri lettori. Questo
criterio di massima libertà di diffusione ci sembra coerente con la filosofia libertaria
della Rete, salva, ovviamente, la puntuale indicazione delle fonti.
INFO: per gli indirizzi degli Istituti: http://www.bdp.it/archivi/mail.htm;
INFO: per l'articolo del prof. Trifirò: http://www.bias-net.com/editrice/chimica/def-chi.html
Dal laboratorio all'impianto industriale fra incertezze e previsioni azzardate Ferruccio Trifirò
DIP. DI CHIMICA INDUSTRIALE E DEI MATERIALI - VIALE RISORGIMENTO, 4,
40136 BOLOGNA
Tel 051 2093682 ; E-mail trifiro@ms.fci.unibo.it
Nel passaggio dalla ricerca alla produzione sono coinvolte tre parole chiave: scale-up, mock-up e scale-down. Lo scale-up è la metodologia di sviluppo di un processo chimico e consiste in tutte le considerazioni e le azioni necessarie per riprodurre i dati ottenuti in laboratorio a livello industriale: si concretizza nella realizzazione di una serie successiva di impianti pilota, di mock-up, dell'impianto dimostrativo e infine nella costruzione dell'impianto industriale.
Le misure effettuate nei diversi stadi devono essere poi accompagnate da modelli previsionali, che possono essere matematici, fisici e chimici. Le fasi intermedie possono anche saltare parzialmente o totalmente: il chimismo coinvolto, la fretta di arrivare a produrre, le incertezze di processo sono i fattori che determinano la procedura che viene seguita nello scale-up. È bene ricordare che i dati di laboratorio sono quelli indipendenti dalla dimensione, come quelli termodinamici e cinetici e l'acquisizione di grandezze fisiche. I dati dell'impianto pilota sono quelli necessari per investigare le condizioni operative in un'unità rappresentativa dell'impianto industriale, per quanto riguarda le interazioni fra fenomeni chimici e fisici e il tipo di materie prime utilizzate, per studiare effetti a lungo termine, come disattivazione del catalizzatore, accumuli di sottoprodotti, fenomeni d'incrostazione e corrosione delle apparecchiature, per ottenere campioni significativi da fornire ai potenziali clienti e per presentare un modello credibile dell'impianto industriale allo scopo di convincere il management per un ulteriore sviluppo.
Non è facile rispondere alla domanda quale sia la natura dell'impianto pilota e quale sia la sua dimensione ideale. Il pilota può non essere l'impianto industriale realizzato in dimensione ridotta, ma è necessario concepirlo a partire da un flow sheet preliminare del processo, per effettuare un successivo scale-down allo scopo di scegliere l'unità ridotta più significativa: questa fase è il più delle volte la chiave del successo dello scale-up. In ogni modo, qualunque sia il pilota scelto, esso deve essere facilmente scalabile, trasferibile e significativo.
L'impianto di mock up è un modello dimostrativo di una parte dell'impianto e il suo scopo è studiare gli aspetti fisici, separandoli da quelli chimici, utilizzando fluidi e solidi modello, condizioni meno drastiche, apparecchiature meno sofisticate e, come nel pilota, al quale è complementare, i fenomeni che dipendono dalle dimensioni delle apparecchiature.
Esso serve per visualizzare i fenomeni che avvengono all'interno di un impianto, per realizzare correlazioni con parametri adimensionali, per il calcolo di alcuni parametri di trasferimento di massa e di calore, e per l'ottenimento di dati per il disegno ottimale delle apparecchiature. In genere l'impianto di mock-up viene realizzato con dimensioni simili a quelle industriali o con dimensioni crescenti per verificare il modello previsionale. In breve, nel mock-up si studiano i fenomeni fisici separati da quelli chimici, nel pilota i fenomeni chimici interferenti con quelli fisici e nel laboratorio quelli chimici separati dai fisici.
La metodologia di scale-up è sempre fonte di controversie e di dubbi, perché essa è frutto sia di un compromesso tecnico, in quanto occorre scegliere la giusta dimensione e il tipo di pilota sufficientemente rappresentativo, sia di un compromesso economico in quanto occorre bilanciare da una parte i rischi di un impianto poco affidabile e d'altra i costi di una sperimentazione più lunga in un impianto pilota di dimensioni maggiori.
In genere la scelta del pilota consiste in quella del solo reattore, perché questa è l'unità di un processo dove fenomeni chimici e fisici interagiscono fra di loro. Le unità di distillazione e gli scambiatori vengono invece scalati utilizzando criteri di similitudine e quelli in cui coesistono più fasi in movimento e dove sono presenti solidi, in genere, vengono scalati attraverso la costruzione di unità di mock-up.
Lo scale-up di un processo fa parte integrante dell'innovazione ed è alla base del suo successo o del suo fallimento: è patrimonio del know-how aziendale e per questo è difficile avere contributi tecnico-scientifici molto dettagliati. Oramai fanno parte dell'aneddotica le notizie come quelle dell'impianto d'acetilene che fino dalla partenza si mise a produrre nerofumo, dell'impianto di produzione di glicole etilenico da etilene via catalisi organometallica chiuso dopo la messa in marcia per corrosione di unità a valle del reattore da parte di specie reattive non previste, di impianti di ossidazione saltati in aria e infine di quelli che hanno lavorato per anni a capacità ridotta o dove la produzione è stata mandata in discarica, per non avere raggiunto la purezza prevista.
Sono quasi sempre errori sul chimismo coinvolto alla base di insuccessi nello scale-up di un processo, perché si era sottovalutato l'effetto sulla chimica delle dimensioni delle apparecchiature e della fluidodinamica, o perché si era prevista erroneamente l'assenza di reazioni chimiche in alcune unità esterne al reattore.
Servono modelli previsionali più affidabili e significativi per arrivare alla produzione con minore tempo e costi e con maggiore sicurezza e precisione: e qui l'Accademia può giocare un ruolo determinante.
INFO: trifiro@ms.fci.unibo.it
Il laboratorio di chimica in classe
Michele Antonio Florianoa e Roberto Zingalesb
a) Dipartimento di Chimica, Università della Calabria, 87030 Arcavacata di Rende (CS), E-mail: flor@unipa.it
b) Dipartimento di Chimica Inorganica, Università di
Palermo, Viale delle Scienze, 90123 Palermo
È purtroppo banale costatare come al giorno d'oggi, nonostante l'impegno e gli sforzi della maggior parte dei docenti, la Chimica non sia tra gli insegnamenti che godono del maggior gradimento da parte degli studenti. Eppure, essa è intrinsecamente la Scienza più divertente ed appassionante. Come efficacemente affermato da Doris Kolbe (un'insegnante che negli Stati Uniti coltiva l'arte di insegnare la Chimica), essa ha colori, luci, bollicine, fiamme, esplosioni e molti altri fenomeni affascinanti e copre una varietà di argomenti la maggior parte dei quali di grande pertinenza e rilevanza nella vita di ogni giorno: alimenti, stoffe, metalli, materiali plastici, piante, animali e praticamente tutto il resto. La vita stessa è Chimica in azione. Sicuramente non esiste disciplina più affascinante!1
L'insegnamento della Chimica soffre oggi di grandi e complessi problemi e, pur senza volerli discutere tutti, non ci sembra senza significato il fatto che, ormai da diversi anni, il continuo deterioramento dell'educazione chimica nella scuola abbia coinciso con una progressiva caduta di immagine della Chimica presso l'opinione pubblica in generale.
Noi riteniamo che uno dei compiti principali dell'insegnante di Chimica, a parte quello primario di enunciare principi e spiegare concetti, dovrebbe essere quello di trasmettere entusiasmo, passione e amore per la disciplina. Poiché questo non può essere realizzato finché la materia si tiene astratta e senza alcun aggancio con i fenomeni reali, riteniamo che non si possa prescindere da una corretta e continua utilizzazione delle dimostrazioni lungo tutta la durata del corso. Studiare la Chimica sul libro di testo può essere interessante, ma vedere la Chimica in azione è affascinante e può aiutare ad aumentare linteresse e lentusiasmo necessari a studiare con profitto.
Che gli studenti amino assistere alle dimostrazioni è confermato dall'esperienza da noi accumulata in occasione della presentazione di una serie di dimostrazioni particolarmente attraenti, sotto forma di uno spettacolo dal titolo, un po provocatorio, de "La Magia della Chimica".2 Durante tale presentazione gli studenti mostrano grande entusiasmo che, a detta di molti docenti, permane anche in classe con numerose domande sulle dimostrazioni cui hanno assistito. Siamo inoltre convinti che, quando un particolare principio chimico viene illustrato con una opportuna dimostrazione, esso risulta più chiaro e meno astratto. In letteratura3-5 esiste un larghissimo repertorio di dimostrazioni che potrebbero corredare praticamente ogni singola lezione su qualsiasi argomento di Chimica ma è facile prevedere che, anche scegliendo di utilizzare solo due o tre dimostrazioni durante larco dellanno scolastico, quelle occasioni saranno i momenti memorabili per molti studenti.
Nelle nostre Scuole, le dimostrazioni pratiche solo raramente accompagnano le lezioni teoriche. Le ragioni sono sostanzialmente due: la prima è che molto raramente gli insegnanti hanno a disposizione laboratori attrezzati e forniti della strumentazione e dei reattivi necessari alla esecuzione di sia pur semplici esperimenti. è pure vero, daltronde, che un laboratorio chimico è il luogo meno adatto per una dimostrazione: gli spazi sono angusti, gli studenti non hanno sempre una visuale perfetta di ciò che sta accadendo, spesso stanno in piedi e di conseguenza si stancano e si distraggono. Da questo punto di vista, risultano migliori le aule nelle quali la cattedra è sostituita da un banco per gli esperimenti e ciascuno studente sta al proprio posto e può comodamente prendere appunti e consultare il libro di testo durante la dimostrazione. Anche in questo caso, però, sorgono problemi di visibilità perché, a meno di non utilizzare quantità spropositate di reattivi, gli effetti che si vogliono mostrare non sono sempre ben visibili anche dagli ultimi banchi.
La seconda causa che, verosimilmente, gioca contro la diffusione delle dimostrazioni sta probabilmente nel fatto che, spesso e volentieri, la maggior parte degli insegnanti non ha il tempo né lassistenza per la preparazione di elaborati esperimenti.
Una semplice ma efficace alternativa all'uso di un bancone attrezzato per effettuare le dimostrazioni è rappresentata dalla possibilità di utilizzare una lavagna luminosa per proiettare su uno schermo a parete quello che sta avvenendo nel recipiente di reazione. Per evitare che un grosso volume di soluzione assorba eccessivamente la luce proveniente dal proiettore, i recipienti utilizzati sono capsule di Petri in vetro o plastica trasparente, del diametro di circa 5 cm, contenenti la soluzione per un'altezza di pochi millimetri.
L'intensa illuminazione e lingrandimento forniti da una lavagna luminosa garantiscono una visibilità che non può essere eguagliata in alcun laboratorio, anche usando quantità di reattivi molto maggiori; tutti i dettagli delle dimostrazioni possono essere osservati da tutti gli studenti che rimangono seduti al loro posto. Inoltre, poiché sono utilizzati volumi molto piccoli, le dimostrazioni possono essere preparate ed eseguite in maniera semplice e veloce, richiedono quantità limitate di reattivi e perciò risultano estremamente economiche e pratiche visto che il materiale necessario per tutte le dimostrazioni di un anno è di dimensioni così contenute che può essere comodamente conservato e trasportato in una piccola scatola.
Un ulteriore ed importantissimo vantaggio risiede nel fatto che le dimostrazioni non risultano avulse dalla lezione perché non richiedono i lunghi e rumorosi trasferimenti dalla classe al laboratorio e viceversa e quindi un grosso dispendio di tempo; al contrario, esse possono essere realizzate nel momento più opportuno della lezione, diventandone parte integrante, per arricchirne e renderne più concreti i contenuti. Infine, tra il piano del proiettore e le capsule contenenti i reattivi, si può porre un foglio di acetato sul quale scrivere sia la reazione che si sta producendo sia qualunque altra informazione si ritenga opportuna, così aumentando la chiarezza della dimostrazione.
Anche se non tutte le dimostrazioni chimiche sono adatte alla presentazione su lavagna luminosa, in letteratura6-9 ne sono descritte abbastanza da arricchire notevolmente un corso di Chimica a qualsiasi livello. Innumerevoli sono, infatti, gli argomenti che si possono trattare: dalla semplice descrittiva inorganica (colore delle diverse sostanze in soluzione, stati di ossidazione degli elementi, formazione di complessi o di precipitati) a concetti di più difficile comprensione, come il principio di Le Chatelier, il funzionamento degli indicatori, la misura del pH, l'idrolisi dei sali e gli idrossidi anfoteri, la velocità delle reazioni e la catalisi, l'elettrolisi e le reazioni agli elettrodi.
In conclusione, riteniamo che, in maniera semplice, rapida ed economica, ogni lezione di Chimica può essere arricchita della presentazione della Chimica in azione; è ovvio che tutto ciò non può né deve sostituire le esercitazioni di laboratorio che dovrebbero sempre e comunque essere svolte dagli studenti ad integrazione di qualunque corso di Chimica.
Riferimenti bibliografici
SCHEDA DI LABORATORIO: IL FUMO DELLA SIGARETTA
Gruppo di Didattica chimica Università - Scuola
Dipartimento di Scienze Chimiche dell'Università di Cagliari
Chessa M. Giuseppa, Ciuccatosta Patrizia, Cocco Ivana, De Rubeis Carlo, Devoto Valentina, Licheri Giovanni, Loddo Rossana, Mascia Carmen, Massidda M.Vittoria, Mereu Cristina, Mura Luigi, Scarpa M. Grazia, Tuveri Ugo.
Obiettivi:
Creare le condizioni perché avvenga una combustione controllata
Estrarre un condensato mediante un filtro
Far gorgogliare un gas in un solvente liquido per raccoglierlo
Preparare una soluzione satura e (solo se opportuno) soluzioni a concentrazione nota
Utilizzare trasformazioni chimiche per riconoscere i gas
Materiale occorrente:
apparecchiatura illustrata in figura: essa può essere realizzata anche con materiale di facile reperibilità per una spesa che si aggira intorno a £10.000. Sono necessari: due bottigliette in vetro (anche due bottiglie di succo di frutta a collo largo da 250 ml), due tappi di gomma o di sughero con due fori, 50 cm di tubo (0,8 mm di sezione) di gomma arancio o comunque un tubo flessibile, 10 cm di tubo (0,6 mm di sezione) in polietilene rigido per gli innesti e l'inserimento nel tappo, 5 cm di tubo trasparente in cui inserire il filtro di cotone, un raccordo a T oppure a Y, una siringa in plastica per aspirare, bocchino usa e getta per sigaretta, cotone idrofilo per il filtro; Facilita l'uso, ma non è indispensabile, una valvola unidirezionale (reperibile presso Carlo Erba, Bicasa, Paravia);
Portaprovette e provette per i saggi , (possono essere sostituite da piccole bottigliette);
Acqua distillata o deionizzata;
Sigarette.
Reattivi per i saggi:
Reattivo per la CO2 : una soluzione satura di Ca(OH) 2 (acqua di calce).
Reattivo per il CO: 1,7 g di AgNO3 si sciolgono in acqua, si aggiungono 36 ml di una soluzione al 10% di ammoniaca, 200 ml di NaOH all' 8 % , poi acqua distillata sino a raggiungere il volume di 1 l.
Procedimento: Con l'apparecchio a disposizione per la sperimentazione eseguiamo una fumata artificiale di una sigaretta comune .Il fumo aspirato tramite la siringa passa attraverso il filtro di cotone e vi deposita le minutissime gocce del condensato.
La parte gassosa invece passa oltre e gorgoglia nei due recipienti disciogliendosi parzialmente nel liquido.
1) Saggio per il diossido di carbonio (CO2)
La soluzione limpida e incolore del primo recipiente (acqua di calce) diventa torbida, lattiginosa per la formazione di carbonato di calcio insolubile in acqua; esso indica la presenza del diossido di carbonio (anidride carbonica) nel fumo.
2) Saggio per il monossido di carbonio (CO)
Nel secondo recipiente la fase gassosa gorgoglia attraverso la soluzione acquosa di nitrato d'argento, ammoniaca e idrossido di sodio. La presenza del monossido di carbonio disciolto, proveniente dal fumo della sigaretta, riduce l'argento della soluzione con la formazione di un precipitato nero.
Osservazione e raccolta dei dati
Alcune informazioni La solubilità della CO2 a 20° C , a 1 atm, è di 878 ml per 1 l di acqua.Osserva le variazioni di colore e odore del filtro, osserva le trasformazioni che avvengono nelle provette durante i saggi per CO2 e CO e annotale nel quaderno degli appunti assieme alle tue considerazioni personali.
La solubilità del CO nelle stesse condizioni è di 22,2 ml per 1 l di acqua.
I reattivi contenuti nelle due bottiglie consentono un maggiore assorbimento dei gas.
Il monossido di carbonio è un gas velenoso.
Il fumo è un aerosol, aspirato tramite la pompa passa attraverso il filtro di cotone e vi deposita le minutissime gocce del condensato.
Il filtro di cotone ingiallito viene osservato, esso contiene catrame: è incredibile che una sola sigaretta possa depositare tutto ciò nei nostri polmoni! Si potrebbero pesare 10 milligrammi di condensato per una sola sigaretta.
Il catrame contiene idrocarburi aromatici policiclici cancerogeni.
INFO: Massidda M. Vittoria, Via Olbia, 7 09125 Cagliari , e-mail vmassidda@tiscalinet.it
La Chimica nella Scuola: Sommario del n.2 (marzo aprile) di CnS Ritorna al sommario Ritorna alla Home Page
EDITORIALE Riforma Scolastica e attività della Commissione Curricoli di Ermanno Niccoli
DIVULGAZIONE E AGGIORNAMENTO Prodotti intermediali nella didattica scientifica di Gianni Michelon, Maria Grazia Tollot, Fausta Carasso Mozzi
ESPERIENZE E RICERCHE La chimica in un albero - Percorsi didattici basati sulla Chimica delle sostanze di origine vegetale di Katia Andreoli, Franco Calascibetta, Luigi Campanella, Gabriele Favero, Francesca Occhionero
LABORATORIO E DINTORNI La visualizzazione dell'effetto di sostanze sottrattrici di radicali liberi sulla reazione di Briggs - Rauscher di Kerstin HÖner, Rinaldo Cervellati
RUBRICHE
UNO SGUARDO DALLA CATTEDRA Il dizionario di italodidattichese
ATTIVITA' DELLA DIVISIONE
Commissione curricoli: Sottocommissione Scuola Primaria, Sottocommissione Biennio, Sottocommissione Triennio
LIBRI
LETTERE
POESIE
RECENSIONI
BOLLETTINO ELETTRONICO
ASSEMBLEA DEI SOCI
INFO: Sito Internet S.C.I. http://www.sci.uniba.it
I lavori del Progetto Trieste Ritorna al sommarioCome è già stato detto nel numero zero di questo Bollettino dall'ultimo Convegno della Divisione, tenuto a Bari nel dicembre 1999, ebbe origine anche un'iniziativa estremamente interessante, che nell'uso corrente all'interno della Divisione stessa è ormai nota come Progetto Trieste. Si tratta di un progetto di ricerca che ha come tema generale "L'insegnamento della chimica nella nuova scuola dell'autonomia", e che si articola in modo più specifico nella formulazione di proposte sulla didattica per moduli, larea di progetto, lorientamento e la continuità. Riprendiamo qui alcuni passi del verbale
della quinta riunione del Progetto Trieste, tenuta il giorno 15 marzo, nella sala riunioni del Ciamician di Bologna. Il verbale fu curato da Fausta Carasso (carassof@unive.it). Erano presenti i professori Carasso, Carpignano, Costa, Fetto, Gori, Niccoli, Olmi e Riani.In quella sede vennero presentate le seguenti bozze di moduli:
G.Costa (costa@dsch.univ.trieste.it), "Aspetti energetici delle trasformazioni chimiche" (per triennio SSS)
T.Pera (danpera@tin.it) e R. Carpignano (carpignano@ch. unito.it), "Stati di aggregazione della materia" (per primo anno dell'obbligo della SSS)
S. Gori "Stati di aggregazione della materia" (per triennio SSS)
P. Riani (riani@dcci.unipi.it), "Stati di aggregazione della materia" (per sec. biennio della scuola primaria)
P. Riani "Stati di aggregazione della materia" (per triennio della scuola primaria)
P. Riani "Trasformazioni" (per sec. biennio e triennio della scuola primaria)
F. Carasso "La trasformazione in chimica" (per primo anno dell'obbligo della SSS)
Dato che nel prossimo giugno si terrà a Rimini il Congresso della SCI, con la partecipazione della Divisione, si è discusso a fondola la pubblicazione (già decisa) dei materiali del porgetto trieste.
Per quanto concerne il contenuto e la struttura del libretto, si è deciso di affidare l'elaborazione dei seguenti capitoli:
* Introduzione (Presidente)
* La chimica, la sua importanza, il suo insegnamento (Costa)
* I punti focali della didattica della chimica (Torracca)
* La chimica nei nuovi curricoli della DDC per la scuola riformata; una visione di insieme (Niccoli)
* Finalità e criteri generali per la progettazione di moduli nell'ambito del progetto di ricerca (Carasso)
* Il protocollo per la valutazione dei moduli e i suoi elementi caratterizzanti (Carpignano, Pera)
* Schemi illustrativi dell'organizzazione modulare della chimica di base (Olmi, Andreoli)
* Esempio di progettazione verticale: 4 moduli per gli stati di aggregazione della materia (Riani, Carpignano, Pera, Gori)
* Le Parole Chiave della chimica in una bibliografia ragionata degli articoli di CnS (Fetto, Mirone)
Le pagine dovrebbero essere intorno a 30. Le copie dovrebbero essere un migliaio in modo da poterle distribuire al Congresso, durante le attività della Divisione, e all'Assemblea dei Soci.
Alle scuole sarà inviata con la rivista elettronica.
La prossima riunione viene fissata per il giorno 19 aprile, nella medesima sede.
INFO: Fausta Carasso (carassof@unive.it)Le conseguenze di un infame decreto, il 334/94! Ritorna al sommario Ritorna alla Home Page
Sono un'insegnante di chimica che sta pagando le conseguenze del DM 334/94, in quanto ho superato il concorso indetto nel 1990 nel 1992, ma sono stata assunta con immissione in ruolo nel 1995 (nella mia provincia non ci sono state immissioni fino a quella data) ed insieme a me è stato nominato un insegnante laureato in geologia ed appartenente ad una delle altre graduatorie accorpate in seguito al decreto sopraindicato.
Insieme alla prima degli esclusi (e come tanti altri chimici sparsi per l'Italia che si sono visti passare davanti da geologi, odontotecnici, architetti, ecc..) ho fatto ricorso al Tar del Lazio, forte anche del DM 151/96 uscito nel frattempo (ma posteriormente alla mia immissione in ruolo), ma da allora il Tar non ha ancora emesso il suo verdetto, nonostante sia stata già da tempo invocata la procedura d'urgenza. Il risultato è che io da allora ho sempre insegnato in provincia, mentre chi ha usufruito (senza i titoli) dell'accorpamento ha insegnato per quattro anni nel capoluogo (tra l'altro il provveditorato dopo 2 anni non aveva ancora indetto il corso di riconversione: non so se e quando l'abbia fatto).
La cosa buffa però è questa: quando abbiamo deciso di fare ricorso al Tar sapevamo che in tanti avevano fatto la stessa cosa (tra questi sembra anche un architetto nominato per Impianti chimici che avrebbe fatto ricorso contro il suo provveditorato per essere stato costretto ad accettare, pena la cancellazione dalla graduatoria di merito, un posto per il quale non aveva la minima competenza; forse però si tratta di una leggenda mentropolitana, perchè di questa persona non si è mai saputo ne' nome, ne' provincia di nomina), abbiamo chiesto la collaborazione e la compartecipazione a tanti insegnanti di ruolo più anziani di noi, all'ordine dei chimici della nostra provincia (Bologna), all'ordine dei farmacisti: mentre gli ultimi ci avrebbero dato volentieri un piccolo contributo, ssolutamente non giustificabile dal punto di vista legale e che quindi abbiamo dovuto rifiutare, i nostri colleghi più anziani hanno risposto che non erano interessati perchè tanto loro "erano già molto avanti con il punteggio" e l'ordine dei chimici, dopo due mesi di fax da parte nostra, ha replicato che loro curavano solo gli interessi dei professionisti e non degli insegnanti (quindi gli insegnanti non sono dei professionisti!!!!!). Bene: partito il nostro ricorso abbiamo fatto anche affidamento nella serietà del preside e del tutore che seguivano l'anno di formazione di questo collega: questa speranza è stata completamente disillusa.
Adesso sappiamo che NON TUTTI GLI INSEGNANTI IMMESSI IN RUOLO IN ALTRE PROVINCIE SENZA I TITOLI HANNO SUPERATO L'ANNO DI FORMAZIONE, e che i loro presidi hanno motivato questa posizione dicendo che le persone in esame non avevano le competenze per insegnare tutte le materie previste dalla classe di concorso 13A (in questo modo non è stato invocato il demerito).
Questo mi porta ad una considerazione molto forte, che la prof.ssa Mascitelli ha forse prospettato in modo molto velato: se architetti, geologi, odontotecnici e simili diventano professori di chimica E' PERCHE' CI SONO DEGLI INSEGNANTI DI CHIMICA CHE NON SVOLGONO SERIAMENTE LA LORO PROFESSIONE: non dimentichiamo infatti che le commissioni giudicatrici al concorso sono composte da chimici e che quando un chimico viene immesso in ruolo è un insegnante più anziano a seguirne l'attività. Quindi adesso trattengo a stento le risate (e l'amarezza) quando qualche collega anziano (proprio tra quelli che non si sentivano toccati dalle conseguenze dell'infame decreto 334/94) si lamenta perchè ci sono insegnanti delle classi di concorso accorpate che li superano come punteggio nell'ambito dei trasferimenti.
Credo che molto del caos che governa la classe di concorso 13A sia dovuto all'azione dei vari ministri della pubblica istruzione, ma se tutti avessero agito in maniera rigorosa, probabilmente gli insegnanti di chimica non
chimici non ci sarebbero, perchè, grazie a Dio, alcuni insegnanti e presidi seri ci sono stati: peccato non ovunque.
Grazie per aver letto questa lettera.
Antonella Casarini
INFO: Antonella Casarini - ITIS "F. Alberghetti" di Imola (BO), e-mail: antocasarini@iname.com
Intenzioni di lettura Ritorna al sommario Ritorna alla Home Page
La quantità immensa di materiale disponibile in Rete, pur destinata ad aumentare vertiginosamente, non sarà mai in grado di sostituire i libri. Questo non solo per la diversa qualità dei contenuti, ma anche per l'intrinseca comodità di lettura, per l'immediato confronto con altri scritti, per la possibilità di appunti immediati, e così via. Tutto ovvio, e tuttavia da precisare sulle 'pagine' di un Bollettino elettronico. Apriamo quindi una rubrica - che vorremmo liberamente aperta ai Colleghi - volta ad ospitare 'meta-scritture', cioè scritti su altri scritti: schede bibliografiche, semplici segnalazioni, appunti critici, vere e proprie recensioni. Anche sulle tematiche intendiamo seguire interessi che vanno oltre la chimica in senso stretto
V.Balzani, M.Venturi, Chimica, Brescia, Editrice La Scuola, 2000, pp. 170, lire 30.000
(
Recensione a cura di Luigi Cerruti, lcerruti@ch.unito.it ) Ritorna al sommarioLa casa editrice La Scuola è ben nota a tutti i docenti per la pubblicistica strettamente curricolare e per i testi di supporto per gli insegnanti. Il volume di Vincenzo Balzani e Margherita Venturi appartiene alla seconda categoria, ed è edita nella collana "Professione docente", ma la struttura tematica e gli argomenti trattati lo rendono interessante anche per un pubblico più ampio dei docenti di chimica della scuola secondaria.
L'opera è divisa in quattro parti. La prima tratta gli aspetti essenziali della chimica come disciplina; fra i quattro capitoli di questa parte si segnalano in particolare quelli dedicati a "Immagine e realtà della chimica" e a "La chimica in azione". Drammatico, e gravido di conseguenze sociali negative, è il contrasto netto dell'immagine pubblica negativa della chimica con la sua estrema utilità sociale e l'intrinseca potenza e bellezza conoscitiva. Gli Autori sottolineano fin dalle pagine iniziali che "con il passare degli anni, i problemi della Medicina, e forse anche i pensieri, i sentimenti e le emozioni, saranno sempre più discussi in termini molecolari, cioè chimici" (p. 13). Ho sottolineato la definizione cruciale data dagli Autori: là dove si parla di molecole entra in gioco la chimica. È per questa ragione (inconfutabile) che essi possono affermare che l'apporto della chimica "è determinante e lo sarà ancora di più in futuro per risolvere i quattro grandi problemi dell'umanità: cibo, salute, energia e ambiente" (ib.). Per quanto riguarda "La chimica in azione", il capitolo terzo del volume presenta una serie di argomenti che saranno poi ripresi come temi interdisciplinari in una successiva parte dell'opera. Qui gli Autori 'toccano' in modo stringato e con grande efficacia informativa numerosi 'casi' di interesse chimico, dall'attività a livello molecolare dei sulfamidici (p. 39), al danno ambientale (non sull'uomo) del DDT (p. 46). Una pagina in particolare potrebbe essere letta all'inizio di ogni corso introduttivo di chimica; in essa viene descritta una giornata di vita quotidiana dal punto di vista del contributo essenziale della chimica per la produzione (e la comprensione) di tutto ciò che costituisce il nostro 'mondo della vita' (p. 47). Ancora più importanti dal punto di vista educativo sono le riflessioni su "La scienza e l'uomo" con cui gli Autori concludono la prima parte del volume. Ne riprendo due passi, perché chiariscono senza riserve l'orizzonte all'interno del quale si muovono Balzani e Venturi: non solo "la società tecnologica in cui viviamo non può funzionare in modo democratico se i cittadini non hanno almeno una conoscenza scientifica elementare", ma "bisogna essere consapevoli del fatto che la Scienza si muove più rapidamente della nostra capacità di capire le sue implicazioni, lasciando nella sua scia un labirinto di problemi etici e morali" (p. 53). Aggiungo che questi due punti esprimono pienamente le preoccupazioni di molti di noi, e sono al centro dell'attenzione della Divisione di Didattica.
Nella seconda parte del libro Balzani e Venturi "presentano i metodi di ricerca scientifica più accreditati con i quali gli studiosi incrementano il sapere della propria disciplina" (dalla premessa dell'Editore, p. 6). Alcuni dei temi affrontati sono familiari all'insegnante di chimica o di scienze ("Esperimenti di laboratorio", "Esercizi numerici e calcoli stechiometrici"), altri insistono sulla creatività e sulla pervasività della chimica ("Il Chimico: esploratore e inventore", "La Chimica nella vita di tutti i giorni"). Fra le molte proposte segnalo una gustosa 'storia dell'aspirina' (pp. 64-65); nello contesto delle "Molecole artificiali" veniamo a sapere che i chimici hanno aggiunto qualcosa come 15 milioni di nuove molecole al patrimonio di sostanze naturali, per altro in gran parte ancora sconosciuto. Di rilievo dal punto di vista delle tecniche didattiche è il capitolo VI, "Dimostrazioni in aula", dedicato a semplici e sicuri esperimenti che si possono presentare 'dal vivo' con l'ausilio di una lavagna luminosa. Dato il grande interesse di questa tecnica, così adatta a stimolare l'attenzione degli studenti, questo tema è ripreso in altra parte di Didi, dove ci siamo permessi di riportare integralmente il testo che descrive dell'esperienza di viraggio di un indicatore (p. 79).
I sei capitoli della terza parte entrano nel merito dei progetti didattici di carattere interdisciplinare, in cui vengono ripresi i temi già delineati nel capitolo III della prima parte. La 'scala' con cui questi temi sono trattati è diversa: per quattro di essi viene offerta al lettore una trattazione piuttosto ampia ("Il petrolio", "La fotosintesi", "Il cibo", "I farmaci, le droghe ed i veleni"), per otto altri, da "L'energia" a "Il progresso della scienza", viene indicata una semplice traccia di lavoro. All'inizio dell'esposizione degli argomenti più adatti all'area di progetto gli Autori sottolineano che la complessità dei problemi reali, quelli della vita civile ed economica, è tale che essi "possono trovare la giusta risoluzione solo attraverso un approccio interdisciplinare. È quindi importante abituare i giovani ad una visione interdisciplinare della realtà proponendo loro argomenti di studio che possano essere affrontati da più punti di vista" (p. 106). Al Lettore non potrà sfuggire la stretta connessione fra questa proposta educativa e il deficit di direzione politica e di pratica democratica che affligge la società post-industriale, dove i gruppi dominanti (e il loro personale politico) tendono a sequestrare ad un presunto livello 'tecnico' decisioni fondamentali proprio sui temi delineati dai nostri Autori. È per questo approccio interdisciplinare e per il loro sviluppo, abilmente ricorrente anche nelle prime due parti, che l'opera di Balzani e Venturi è consigliabile anche per chi non sia direttamente coinvolto della didattica della chimica.
Ancora secondo la struttura generale dei volumi appartenenti alla collana "Professione docente", il libro di Balzani e Venturi si conclude con un'ampia rassegna bibliografica di testi di chimica e di cultura chimica. Le schede che gli Autori hanno preparato per questo "itinerario per l'aggiornamento" sono utilissime, in particolare perché sono state compilete con spirito critico, indicando pregi e limiti delle singole opere. Fra i molti testi interessanti censiti in questa parte richiamo due schede. A p. 164 è descritto il volume di Floriano e Zingales (Il Laboratorio di Chimica in Classe,
Tramontana, Milano, 1999), Autori di cui riportiamo un contributo in altra parte di Didi. A p. 163 è segnalata l'opera collettanea a cura di Antonio Di Meo (Storia della Chimica, Marsilio, Venezia, 1990); qui Balzani e Venturi hanno sottolineato che "lo scopo di questo bel volume è quello di far capire come la Chimica, negli ultimi cento anni, abbia avuto un ruolo primario nel cambiamento della società e dei costumi".Lo stile di scrittura dei due Autori è asciutto, deciso, senza riserve nel dimostrare orgoglio disciplinare e amore per la didattica. Il loro libro è benvenuto.
INFO: Margherita Venturi, mventuri@ciam.unibo.itIl giornale societario dei chimici italiani: La Chimica e l'Industria Ritorna alla Home Page
Edita con varie testate fin dal 1919 La Chimica e l'Industria è il giornale societario dei chimici italiani, e in quanto tale costituisce lo strumento di informazione, formazione e comunicazione più importante della comunità dei chimici. Dato che la Società Chimica Italiana è in Italia l'associazione scientifica che ha il maggior numero di aderenti, La Chimica e l'Industria svolge un ruolo privilegiato, al cui livello nessun altro giornale scientifico italiano può aspirare. Esso è inviato gratuitamente a tutti gli iscritti alla SCI, ma la sua tiratura di 14.000 copie va molto oltre il numero di Soci. L'elenco degli operatori interessati alla rivista è anche indicativo della pervasività socio-economica della chimica. Infatti La Chimica e l'Industria entra nei laboratori di analisi, negli Istituti scientifici, di ricerca e di insegnamento pubblici e privati; è letta da dirigenti, tecnici e ricercatori di industrie chimiche, petrolchimiche, farmaceutiche, energetiche, cosmetiche, cartarie, agro-alimentari, tessili, delle materie plastiche, della gomma, delle pitture e delle vernici, dell'alto vuoto ecc.; riguarda aziende di strumentazione scientifica e di materiali per i laboratori, società di progettazione, costruzione e manutenzione di impianti chimici; funzionari della pubblica amministrazione; biblioteche e centri documentazione.
Negli ultimi anni La Chimica e l'Industria ha ricevuto un nuovo impulso dalla direzione di Ferruccio Trifirò (trifiro@ms.fci.unibo.it), in particolare adottando spesso la formula del numero monografico, o comunque 'concentrato' su tematiche specifiche. Per i lettori del Bollettino abbiamo ripreso qui di seguito l'articolo di presentazione dello stesso Trifirò e i riassunti degli articoli sul problema dello scale-up dei processi chimici, un tema di grande rilevanza economica, ed affascinante dal punto di vista delle implicazioni conoscitive. Il Direttore di La Chimica e l'Industria ha anche aperto le pagine della rivista a dibattiti estremamente interessanti, come quello recentissimo sul rapporto fra scienza e fede, ed ha affontato punti delicati e controversi, pubblicando - ad esempio - articoli di opinioni contrapposte sulla autenticità della Sindone.
Un dato interessante sulla diffusione di La Chimica e l'Industria riguarda la sua distribuzione territoriale. Quanto sia ancora lontana l'unificazione economica del nostro Paese è testimoniata dalle cifre: il giornale societario dei chimici è diffuso per il 65% nell'Italia settentrionale, per il 18% nell'Italia centrale, e appena per un l1% nell'Italia meridionale e nelle isole (il rimanente 6% è spedito all'estero).
Ricordiamo ancora che nel numero dell'ottobre 1999 La Chimica e l'Industria ha pubblicato l'ultimo di quattro articoli sulla propria storia, a cura di Alberto Girelli. Nel prossimo numero del Bollettino torneremo ancora su questo importante giornale, in particolare dal punto di vista del suo utilizzo nella didattica della chimica.
INFO: http://www.bias-net.com/editrice/chimica/def-chi.html , http://www.sci.uniba.it
Gli articoli di La chimica e l'Industria sul tema dello scale-up
Ritorna al sommario Scale-up dei processi chimici "Tutti ai posti di manovra!", di Domenico Sanfilippo, Responsabile Laboratori di Ricerca - Snamprogetti SpA - Via Maritano, 26 - 20097 San Donato Milanese (MI).Innovazione è lo sfruttamento con successo di nuove idee. Ciò presuppone che l'idea iniziale venga trasformata, con scala crescente, in realtà operativa. Questo processo viene genericamente definito scale-up: per stadi successivi si passa dall'ideazione/scoperta, alla fase esplorativa, e a quella intensiva e di sviluppo prima dell'applicazione commerciale.
Lo scale-up di un reattore a letto fluido Una palestra d'esperienza per la vita , di Gianluca Mazzoni , R&D Manager Catalysts & Technologies - Lonza Intermediates & Additives - Via E. Fermi, 51 - 24020 Scanzorosciate (BG).Viene brevemente riportato lo scale up del processo ALMA per la produzione di anidride maleica da butano in letto fluido condotto da Lonza Intermediates & Additives in joint venture con ABB Lummus. Lo scale up è stato realizzato attraverso prove in reattori da laboratorio e successivamente in pilota, un impianto di mock-up, ma la costruzione dell'impianto dimostrativo è stato lo stadio determinante.
Lo scale-up nella chimica fine farmaceutica Problematiche tecniche, regolatorie e ambientali , di Graziano Castaldi , Direzione Ricerca e Sviluppo - Dinamite Dipharma SpA - Via Bissone, 5 - 20021 Baranzate di Bollate (MI).Una maggior attenzione all'innovazione chimica e tecnologica, alle problematiche regolatorie della qualità e della sicurezza e all'impatto ambientale, è oggi fondamentale per mantenere una posizione competitiva di rilievo nel mercato dei produttori di principi attivi farmaceutici.
Metodologie di scale-up in una società di specialità chimiche, di Fabio Pizzoli, Ciba - Via Pila 6/3 - 40044 Pontecchio Marconi (BO).Vengono brevemente esaminati i diversi tipi di strategia per lo scale-up utilizzabili in un'industria di produzione di specialità chimiche: in particolare verranno esaminati l'approccio sistematico, quello empirico e quello misto.
INFO: http://www.bias-net.com/editrice/chimica/def-chi.htmlRitorna alla Home Page
I colleghi che fossero interessati a ricevere
presso il loro indirizzo personale di posta elettronica il bollettino della
Divisione di Didattica della Chimica, possono inviare una semplice richiesta via E-mail
agli indirizzi riportati nella prima pagina di presentazione e cioè:
Prof. Luigi Cerruti lcerruti@ch.unito.it
Prof. Erminio Mostacci mosterm@libero.it
Come collaborare al Bollettino Ritorna al sommario
- Segnalazione di articoli, pubblicazioni, interventi, seminari, etc.
- Segnalazione di siti WEB, di software e di altre risorse reperibili in rete.
- Prodotti chimici puri e prodotti commerciali.
- Normativa di sicurezza degli ambienti di lavoro (D.Lgs. 626-242, etc.).
- Etichettatura dei prodotti.
- Inquinanti ed impatto ambientale.
Ringraziando fin da ora quanti volessero collaborare, la redazione dá tutta la propria disponibilità per la diffusione dei materiali a tutti i colleghi delle varie scuole ed anche per aprire un tavolo di dibattito comune utilizzabile per lo svolgimento e, se possibile il continuo miglioramento degli interventi educativi
INFO: Erminio Mostacci, mosterm@libero.itIII Scuola
Estiva di Fondamenti Metodologici ed Epistemologici, Storia e Didattica della Chimica
Pisa, 2000
La III scuola estiva "Fondamenti metodologici ed epistemologici, storia e
didattica della chimica" si terrà a Pisa, nei locali del Dipartimento di Chimica e
Chimica Industriale, nei periodi
26/VI - 7/VII e 4/IX - 15/IX 2000.
Tale scuola vuole fornire un contributo per colmare alcune lacune presenti nella
formazione di molti laureati in chimica o in altre discipline scientifiche:
- mancanza di una visione generale dello sviluppo della chimica moderna;
- scarsità di collegamento fra le teorie e il loro sviluppo storico;
- assenza di formazione didattica, con riferimento a tutti i livelli scolastici;
- mancanza di riflessione sulle peculiarità culturali e metodologiche della chimica.
La scuola si rivolge a giovani laureati, anche in discipline diverse dalla chimica, a
docenti e aspiranti docenti di scuola media inferiore e scuola secondaria superiore e in
generale a chiunque abbia interesse ad approfondire le tematiche affrontate.
La Scuola è stata approvata dal Consiglio del Dipartimento di Chimica e Chimica
Industriale dell'Università degli Studi di Pisa con delibera n° 7 del 24/1/2000. In
quanto iniziativa dell'Università, essa è valida quale corso di aggiornamento per
insegnanti di ogni ordine scolastico, ai sensi della Direttiva Ministeriale 305 dell'
1/7/96, integrata dalla Direttiva Ministeriale 156 del 26/3/98.
Al termine della scuola, gli insegnanti riceveranno un attestato contenente l'indicazione
delle ore effettivamente seguite.
Le lezioni, articolate in moduli della durata di 3 h ciascuno, avranno luogo dal lunedì
al venerdì, in orario pomeridiano (15.30 - 18.45).
Programma generale:
- Storia 4 moduli per complessive 12 h;
- Epistemologia 4 moduli per complessive 12 h;
- Didattica 6 moduli per complessive 18 h;
- Metodologia 2 moduli per complessive 6 h.
Sono anche previste 4 tavole rotonde, una per ogni settimana, sui temi seguenti:
- La funzione della chimica nella salvaguardia dell'ambiente;
- L'importanza della chimica nell'ambito dei beni culturali;
- Divulgazione scientifica e divulgazione chimica;
- La chimica nel nuovo sistema formativo.
La partecipazione alla scuola è gratuita; vista la struttura modulare, è possibile
una partecipazione parziale. I frequentanti riceveranno gratuitamente i volumi contenenti
i testi delle lezioni.
Per l'iscrizione, si prega di riempire il modulo sottostante e inviarlo al seguente
indirizzo:
Prof. Pierluigi Riani
Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale - Via Risorgimento, 35 - 56126 PISA
Domanda di iscrizione - III Scuola estiva "Fondamenti metodologici ed epistemologici, storia e didattica della chimica" - Pisa, 2000
Cognome ............................................... Nome
................................................
Ente (scuola) di appartenenza
..............................................................................
Indirizzo
.......................................................................................................
Tel. .............................. Fax ........................ e-mail
...................................
Si raccomanda vivamente di indicare un indirizzo e-mail utilizzabile (personale, della
scuola o altro), per eventuali ulteriori comunicazioni.
Nota bene: dato che la scuola non è a numero chiuso e che pertanto tutte le richieste di
iscrizione sono accettate, per evidenti motivi economici non si inviano lettere di
conferma. Per qualsiasi chiarimento, rivolgersi a:
INFO: Prof. P. Riani - Tel. 050 918398 - Fax 050 918260 - e-mail riani@dcci.unipi.it
Comunicazione per i docenti di CHIMICA delle Scuole Superiori Piemonte e Valle d ' Aosta
Il responsabile della sezione SCI Piemonte e Valle d' Aosta, Prof. Rosa Pia Ferrari, ricorda che :
Le finali regionali dei Giochi della Chimica avranno luogo Sabato 6 Maggio alle ore 10 presso il Comprensorio Chimico, corso M. d' Azeglio 48 , Torino.
Per eventuali informazioni contattare la segreteria tramite e-mail: ferrari@ch.unito.it, tel.0113185630; 017441402; fax 0116707855
INFO: Rosa Pia Ferrari ferrari@ch.unito.it
I vantaggi di una adesione alla Divisione di Didattica
Ritorna alla Home PageIl vantaggio principale di una adesione alla Divisione di Didattica è di entrare a far parte di una comunità numerosa di insegnanti, ricercatori e tecnici, unita dalla comune passione civile per l'insegnamento della Chimica e per lo sviluppo della cultura scientifica nel nostro Paese.
Sul piano immediato e concreto la quota di iscrizione di 100.000 lire, ridotta a 75.000 lire per i Soci insegnanti, dà diritto a ricevere due importanti giornali scientifici: La Chimica e l'Industria e la Chimica nella Scuola.
Sul piano di una propria crescita professionale, l'adesione alla Divisione, e la partecipazione alle sue attività, apre una prospettiva fertile di risultati personali, valorizzati dalla loro partecipazione ad un progetto comune.
INFO: http://sci.chim.uniroma3.it/division/didattica/main_dc.htm
Modulo di iscrizione alla Divisione di Didattica della SCI
La quota di iscrizione è di 100.000 lire, ridotte a 75.000 lire per i Soci insegnanti. I Soci insegnanti riceveranno gratutitamente la Chimica nella Scuola.
Per Statuto i nuovi iscritti devono essere presentati da due Soci della SCI. Seguendo le consuetudini di molte Associazioni professionali si assume che tutti i Colleghi insegnanti abbiano i requisiti necessari per iscriversi. I Soci presentatori saranno il Presidente della Divisione di Didattica e la Tesoriera della Divisione.
Il seguente modulo può essere inviato:
Via e-mail a: lcerruti@ch.unito.it oppure a
Via fax al numero 011 6707591
Il Sottoscritto
Nome e Cognome
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Titolo di studio 0 diploma 0 laurea
Nato a ................................................il..............................
Indirizzo (per corrispondenza e rivista): .........................................................................................................................................
.........................................................................................................................................
città CAP
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E-Mail Fax
Chiede
di essere ammesso alla Società Chimica Italiana e si inpegna ad osservare lo Statuto, i Regolamento ed il Codice deontologico
CODICE DEONTOLOGICO
1) Questo codice riguarda i soci individuali della Società Chimica Italiana, come definiti dal relativo Statuto.
2 I soci individuali hanno il dovere di: tenere in particolare conto, in ogni occasione, il pubblico interesse operando con il massimo impegno e lealtà; comportarsi correttamente nella pratica della propria attività professionale; osservare le forme dettate dallo statuto e dai Regolamenti della Società Chimica Italiana; favorire gli interessi della SCI ed assicurarne la dignità e il prestigio.
3) Allo scopo di ottemperare ai doveri relativi al presente codice i soci individuali dovranno, in materia di affari professionali, prestare particolare attenzione alla direttive generali stabilite dal Consiglio Centrale della SCI e conformarsi ai consigli specifici.
Data Firma
ASSOCIAZIONE PER L'ANNO 2000
Art. 8.2 del Regolamento generale.
Con il pagamento della quota associativa annuale i soci della SCI hanno il diritto di afferire gratuitamente ad una sola Divisione come membri effettivi; possono afferire ad altre Divisioni come membri aderenti versando, al momento della iscrizione alla SCI, la quota suppletiva di L. 15000 per ciascuna. Iscrizione Gruppo Interdivisionale L. 15000
Socio insegnante L. 75000, include l'abbonamento a Chimica nella Scuola
DIVISIONI
Chimica ambientale .................. |
Chimica analitica .................. |
Chimica farmaceutica .................. |
Chimica fisica .................. |
Chimica industriale .................. |
Chimica inorganica .................. |
Chimica organica .................. |
Chimica dei sistemi biologici .................. |
Didattica chimica .................. |
Elettrochimica .................. |
Spettrometria di massa .................. |
GRUPPI INTERDIVISIONALI
Biomateriali |
Calorimetria e analisi termica |
Catalisi |
Chimica computazionale |
Chimica degli alimenti |
Chimica dei carboidrati |
Chimica organometallica |
Chimica per i beni culturali |
Chimica strutturale |
Colloidi e interfasi |
Fotochimica |
Sicurezza in ambiente chimico |
Risonanze magnetiche |
Termodinamica dei complessi |
Radiochimica |
Le riviste edite dalla SCI: Gazzetta Chimica Italiana, Annali di Chimica, Il Farmaco e CnS - La Chimica nella Scuola - vengono distribuite prevalentemente e gratuitamente ai Soci, previo il versamento di un piccolo contributo per le spese postali. I Soci interessati a ricevere le riviste SCI devono farne richiesta barrando le caselle appropriate e ricordandosi di versare contestualmente il contributo per le spese di spedizione
Desidero ricevere:
Gazzetta L. 20000
Annali L. 20000
Il Farmaco L. 20000
CnS L. 10000 (Già inviata ai Soci insegnanti).
.................. TOTALE DOVUTO
SEZIONE DI AFFERENZA
Abruzzo |
Basilicata |
Calabria |
Campania |
Emilia Romagna |
Friuli Venezia Giulia |
Lazio |
Liguria |
Lombardia |
Marche |
Piemonte - Valle d'Aosta |
Puglia |
Sardegna |
Sicilia |
Toscana |
Umbria |
Veneto |
Il versamento della quota associativa puo' essere effettuato con versamento su C/C postale 30355002 intestato a Societa' Chimica Italiana, o mediante bonifico bancario presso l'agenzia D della DEUTSCHE BANK p.le Cuba 2 Roma,c/c 171154 cod. Azienda 3104-7, CAB 03203-7, inviando copia del bonifico all'ufficio soci della SCI; o anche mediante addebito su carta di credito inviando il modulo in calce, debitamente compilato, all'ufficio Soci della Societa' Chimica Italiana, Viale Liegi 48, 00189 Roma
Nome e indirizzo ...........................................................................................................................................................................
Vogliate addebitare l'importo di L. .............................................................................................................................................
sulla mia carta di credito VISA EUROCARD MASTER CARD CARTA SI
Carta N. ________________
(fare attenzione a riportare tutti i numeri in rilievo sulla carta)
quale quota associativa 2000 alla Società Chimica Italiana
Data di scadenza .................................... Titolare (in stampatello) ....................................................................
Firma del titolare .......................................................................................................
INFO: Sito S.C.I. http://www.sci.uniba.it