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Ferrero
Mini-presentazione


Multinazionale italiana che si colloca al 4° posto fra le imprese di dolciumi a base di cacao, dopo Nestlé, Mars e Altria. Fattura circa 4,4 miliardi di euro e impiega 16.000 persone. Possiede
16 stabilimenti di cui 10 in Europa. Gli altri sono in Argentina, Australia, Brasile, Ecuador,
Portorico, Stati Uniti.
La proprietà del gruppo è della famiglia Ferrero, che opera attraverso la finanziaria Ferrero International SA che ha sede in Lussemburgo.
Nel 2000 ha speso in pubblicità 667 milioni di dollari, posizionandosi al 31° posto nella graduatoria mondiale. Nel 2001, in Italia, ha speso
290 milioni di euro, posizionandosi al 2° posto nel settore alimentare.
Società controllate e marchi
In Italia opera nel settore alimentare principalmente attraverso la società Ferrero Spa.
Nel 2001 ha concluso un accordo con Lever Fabergé Italia di Unilever per ottenere la distribuzione di
chewing gum e caramelle a marchio Mentadent.
Sul mercato italiano è presente con i marchi: Nutella (cioccolata da spalmare);
Ferrero (cacao); Ferrero Rocher, Kinder, Mon Cheri, Pocket Coffee, Raffaello (cioccolata e cioccolatini); Duplo, Fiesta, Kinder
Brioss (merendine); Pinguì (gelati e snack surgelati); Estathè (aranciate, cole e simili); Cristallina (polveri per bevande).
Fonti. Il testo è tratto dalla Guida al Consumo critico. Informazioni sul comportamento delle imprese per un consumo consapevole, della Editrice Missionaria Italiana. Le immagini compaiono nei siti ufficiali della Ferrero.
Commento 1. La Ferrero è una delle poche imprese italiane i cui prodotti godono di una larga fama positiva in tutto il mondo. Certo le enormi spese pubblicitarie gravano sui cittadini che consumano i prodotti Ferrero, e in certe situazioni assumono persino un 'colore' politico.
Commento
2. Nella
Guida al Consumo critico si legge: "Nel 2002 varie associazioni, raggruppate sotto la denominazione
CoRe, hanno lanciato la “Campagna consumo responsabile per la libertà d’informazione”. Essa chiede di boicottare
Barilla,
Bolton, Ferrero, Nestlé
e Unilever
come forma di pressione indiretta per indurre Silvio Berlusconi a risolvere il proprio conflitto di interessi.
La scelta è ricaduta su tali aziende perché sono i principali clienti pubblicitari di Mediaset. Ad esse è richiesto di interrompere qualsiasi rapporto commerciale con Mediaset per procurare un danno economico a Berlusconi e fargli capire che deve scegliere se essere presidente del Consiglio o imprenditore che detiene il monopolio televisivo".
Commento
3. La questione del boicottaggio
è molto delicata. La Redazione di Minerva
invita a consultare i materiali
sul boicottaggio presenti nel sito.
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