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Collezionare oggetti senza valore è una passione ma anche una mania

Che nasconde egoismo e solitudine

 Luigi Almiento

(Articolo pubblicato su l'Unione Sarda)

Lettera immaginaria a un mensile con la rubrica della posta: "Da vent'anni colleziono scatole di dadi per brodo e ora ne possiedo dodicimila. Che cosa ci faccio? Un lettore". Risposta immaginaria: "Collezioni fustini di detersivo, così ce le mette dentro". Eppure, il destino di molti collezionisti è proprio questo: essere derisi e vilipesi per una passione che proprio passione non è. Spesso, infatti, somiglia più a una mania o, come dicono quelli che hanno fatto studi specifici, a un "comportamento ossessivo".
Hanno le case ricolme degli oggetti più impensabili, quelli che mettono via tutto, con gravi ripercussioni sulla quiete familiare. Come accettare che il proprio marito o una figlia o un nonno stipino in casa migliaia e migliaia di tappi di birra, magari di una marca sola? Come sopportare tutte le spiegazioni, del genere: "Vedi, questo tappo era in uso fino al 1971"? D'altronde, spesso c'è molta solitudine dietro il collezionismo di oggetti senza valore, e il tentativo di condividere questa passione-mania-comportamento ossessivo ne porta, se possibile, ancora di più.

Da Maria Pia Lai Guaita, ordinario di Psicologia sociale nella facoltà di Lettere e filosofia dell'Università cagliaritana, arriva prima di tutto un distinguo: "Capisco il collezionista di opere d'arte, perché alla base c'è il gusto per le cose belle". Oltretutto, l'attività (piuttosto costosa, a dire il vero) è giustificata anche dalla possibilità di lucrare, rivendendo i pezzi più rari a prezzi molto più alti. Un po' cuore, un po' senso degli affari insomma. "Lo stesso discorso vale anche per la filatelia e la numismatica", continua la psicologa, "anche se nel conservare bei francobolli o monete antiche c'è un sottofondo di egoismo: chi li possiede gode nel pensare che sono suoi, soltanto suoi. Come ha già detto il neofreudiano Fromm, l'ammassatore è l'avaro, ha il culto dell'ego". Ciò che Maria Pia Lai Guaita non ammette, invece, è il collezionismo fine a se stesso, a prescindere da ciò che si ammassa: "Per esempio, i tappi di bottiglia o le scatole di dadi per brodo".

Nel mondo maschile, in Italia, sono piuttosto diffuse le collezioni di figurine dei calciatori: molti uomini, così come facevano da bambini, non si sottraggono al rito dell'edicola, prima per acquistare l'album e poi le buste di figurine Panini. Chi vuole completare la collezione ad ogni costo spesso si fa sommergere dai doppioni e il dubbio che la Panini stampi poche copie di alcune figurine, sempre smentito dalla casa editrice nel corso dei decenni, non mette l'anima in pace ai più sospettosi. È così che, bustina dopo bustina, per completare un album si arriva a spendere un piccolo capitale.

C'è chi lo fa per passione, altri si adeguano per moda: il collezionista ha molte facce, e spesso smette di stipare quando si accorge che la sua vita, ammassamento dopo ammassamento, non è migliorata. Eppure, certifica sempre la psicologa, "nel trattenere cose anche inutili qualcuno riesce non a sconfiggere, ma almeno a combattere un po' l'ansia". Può insomma essere una distrazione, un modo per non riflettere sulle proprie magagne interiori e tirare avanti, in attesa di tempi migliori.
Che ci sia collezionismo e collezionismo, questo l'abbiamo già ampiamente appurato. Ad attrarre la curiosità di chi colleziona non oggetti, ma gente che li colleziona (come gli psicologi, appunto), sono le stranezze più incredibili. Un indirizzo utile, ad esempio, è http://annunci.tiscali.it/tuttitalia/collezionismo. Meglio farci un giro: come scoprire, altrimenti, che un tale Luca vende oltre cento bottiglie di birra "integre ma bevute" di marche prevalentemente estere, "come Bombardier, Tennents, Spaten dagli anni Novanta a oggi"? Precisazione d'obbligo: "Al miglior offerente". Chissà se è riuscito a venderle, e a quale prezzo.
A proposito di figurine: sul sito che Tiscali ha dedicato ai collezionisti, non mancano gli album di figurine, addirittura messi all'asta. Devono essere gli ex collezionisti "pentiti", che stanno tentando di rifarsi della spesa.

Si trova di tutto, in questa sezione: compreso Giorgiolo da Savona, che chiede 80 euro uno sopra l'altro (prezzo di partenza, s'intende) per cedere l'album dei pellirosse-cowboys. Nientemeno. L'offerta giace, senza riscontro, dal 22 agosto. Il non plus ultra, però, è forse una collezione di farfalle in vendita a 250 euro. Al di là del senso del macabro, viene da sorridere: ma, un tempo, la collezione di farfalle non era la vecchia scusa per trascinare a casa propria una ragazza recalcitrante? Non per l'utente Gt30bz, che forse dopo aver raggiunto la "pace dei sensi" chiede quella cifra abnorme per un "quadro in ciliegio molto bello con 25 farfalle provenienti dall'Europa e in particolare dai laghi della Germania".

Per chi vuole "risparmiare", bastano 50 euro per assicurarsi un'imperdibile collezione di quattromila figurine, anzi, microfigurine di calcio Vallardi del 1989, "dentro le bustine ancora chiuse". Come sarebbe, ancora chiuse? Che le ha comprate a fare, allora? Ipotesi investigativa: forse è il figlio del signor Vallardi, che ha fatto incetta dell'invenduto in tipografia e tenta di ricavarne qualcosa. Oh, è un affarone: ogni microfigurina costa dodici centesimi e mezzo. Come resistere?

Massì, i collezionisti a volte sono un po' strambi, ma innocui. Abituati a imporsi attese e ricerche pazzesche pur di entrare in possesso di un tappo di birra, hanno imparato a sviluppare la pazienza. In fondo, dall'essere definiti "persone in preda a comportamenti ossessivi", che male gliene deriva? La cosa più importante, a quanto pare, resta trovare quel benedetto oggetto metallico dentato della Spaten. Anno 1974, ovviamente, se no non vale nulla.


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