Il racconto di un’esperienza didattica

Come abbiamo vinto il premio "Science Education Award – 2000" del CEFIC:

Il progetto "Citrus limonum … partendo dal limone"

 

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Michela Pazzanese

Docente di Scienze naturali, chimica e laboratorio – ITNS di Piano di Sorrento (NA)

 

Per le fotografie che illustrano la premiazione e il lavoro fatto dalla classe  si veda la

nota redazionale

 

 

Il CEFIC, Consiglio Europeo dell’Industria Chimica, ha creato, lo "Science Education Award, un premio per l’insegnamento scientifico, giunto, nel 2000, alla 6a edizione.

Nell’ambito del Premio Cefic, le associazioni nazionali dell’Industria Chimica, organizzano premi nei loro paesi, affinché i primi classificati partecipino, poi, al Concorso Europeo.

In Italia Federchimica, la federazione italiana dell’Industria Chimica, promuove, in tal senso, il Premio Federchimica Giovani. Concorrono ad esso squadre costituite da una classe di ragazzi, dai 12 ai 18 anni, e da un loro insegnante di materie scientifiche, prevalentemente di chimica.

Sono premiate le squadre che abbiano presentato progetti innovativi nell’insegnamento e nell’apprendimento, in particolare della chimica.

Partecipai, per puro caso, la prima volta al Concorso Federchimica Giovani, nell’anno scolastico 1997-98, preparando un progetto: "Prepariamo un gioco con gli elementi –Il gioco sarà: la Tombola degli elementi", laddove, i miei alunni, ragazzi di 15 anni di una seconda classe di un istituto nautico, prepararono sotto la mia guida, un "gioco", con gli elementi chimici.

Era un lavoro semplice, ma fu incredibile l’entusiasmo che i ragazzi misero per poterlo realizzare. Non devo in questo momento soffermarmi sul quel progetto, ma fu proprio in quell’occasione che capii come, anche la chimica, poteva essere insegnata in modo completamente diverso e che i ragazzi avevano soltanto bisogno di essere stimolati, di sentirsi protagonisti, per dare risultati molto soddisfacenti.

Vincemmo, allora, solo il 5° premio nazionale, ex aequo con un’altra scuola, ma per noi, era già stato tanto! Una cosa soprattutto mi era evidente: la partecipazione al concorso aveva rappresentato una "molla", uno stimolo per la "classe al completo" non solo per i più bravi. Era bastato aver capito e colto le competenze dei vari alunni e averli fatto lavorare in tal senso.

L’anno successivo (1998-99) partecipai di nuovo al Concorso Federchimica Giovani con un lavoro sull’inquinamento marino, "Lungo la rotta di Liberata – Viaggio sull’inquinamento marino, insieme ad una tartaruga munita di trasmettitore satellitare", svolto in collaborazione con la LNI di Vico Equense e con la Stazione Zoologica A. Dohorn di Napoli. Era un lavoro molto più impegnativo di quello dell’anno precedente, aveva richiesto molto più lavoro da parte mia, ma maggiore era stato anche l’interesse che la classe aveva profuso per l’attuazione del medesimo. Vincemmo il primo premio italiano e il 3° europeo.

Incredibile la gioia della classe. Nel lavorare, io e i miei alunni, eravamo stati davvero una "squadra" e sia io che loro, avevamo lavorato "bene" per realizzare "buoni risultati".

Compresi, quindi, che la partecipazione ad un concorso poteva avere una valenza didattica eccezionale: per gli alunni, ma francamente anche per me. Anche noi insegnanti abbiamo bisogno di stimoli e soprattutto di trovare l’occasione per far uscire fuori quelle buone idee che spesso abbiamo, ma che difficilmente estrinsechiamo.

E arriviamo quindi all’anno 1999-2000: nasce il progetto "Citrus limonum… partendo dal limone", con il quale mi sono proposta, soprattutto di pensare ad un progetto di più ampia portata che coinvolgesse anche colleghi di altre discipline, ma soprattutto che durasse molto più tempo, anche tutto l’anno scolastico.

L’idea portante era soprattutto quella di voler svolgere il "programma" di chimica in un modo nuovo, cercando un filo conduttore, familiare ai ragazzi, che guidasse me, insegnante, ad insegnare e gli alunni ad apprendere e che nel contempo potesse:

  1. Far capire ai ragazzi come la chimica sia molto vicina alla loro realtà quotidiana e non una materia astratta
  2. Far conoscere ai ragazzi il loro territorio
  3. Stimolarli al lavoro di gruppo
  4. Farli lavorare per competenze
  5. Farli protagonisti del loro lavoro
  6. Permettere alla classe di partecipare, con questo progetto, al concorso Federchimica – Giovani 2000, per offrire agli alunni quel famoso "stimolo magico", di cui ho parlato, ma su tempi molto più lunghi, tanto da mantenere vivo (per tutto l’anno scolastico e per tutto il programma da svolgere) l’interesse degli alunni.

La 2a D dell’anno scolastico scorso (1999-2000) aveva ottimi presupposti per poter lavorare ad un progetto alternativo di insegnamento della Chimica.

L’anno precedente,infatti, al 1° anno di corso, la classe aveva attuato un percorso di educazione ambientale,che avevamo chiamato : "Il Pizzo – tra terra e mare - Esempio di antropizzazione in Penisola Sorrentina".

Il "Pizzo" è un bellissimo agrumeto storico a pochi passi dal nostro istituto. Il percorso aveva coinvolto me, insegnante, allora, di biologia, e gli insegnanti di geografia, italiano, storia e inglese. In quell’occasione, con me, i ragazzi avevano imparato a conoscere e riconoscere le piante del "Pizzo", che sono poi i vegetali tipici della Penisola Sorrentina.

Allora lo studio era stato soprattutto naturalistico, con approfondimenti sulla morfologia, fisiologia, sistematica degli organismi di quel meraviglioso pezzo della Penisola Sorrentina che avevamo adottato, andandolo a studiare da vicino.

Gli organismi protagonisti erano stati, ovviamente, gli agrumi, in particolare il limone, visto che il "Pizzo" è soprattutto un limoneto.

I ragazzi avevano lavorato bene a quel progetto, avvicinandosi, al nostro territorio con grande interesse e coinvolgimento.

Così all’inizio del 2° anno di corso, noi, docenti della 2a D, della varie discipline, decidemmo di pensare ad un nuovo percorso di educazione ambientale, che avesse ancora, come protagonisti i vegetali di zona, primi tra tutti il limone.

Questa volta, però, essi venivano guardati soprattutto per evidenziare quanta ricchezza essi rappresentino per il nostro territorio, relativamente soprattutto ai loro componenti e al relativo utilizzo in molti settori.

È da sottolineare che, in Penisola Sorrentina gli agrumi, in particolare il limone, sono oggetto di un vero e proprio culto. Molte attività di zona sono legate ad essi.

Una delle attività più fiorenti è la liquoreria, che, però, come tante attività economiche, poggia su usanze tradizionali, anche familiari, legate all’utilizzo domestico delle piante del territorio.

Citrus limonum è stato un progetto interdisciplinare, che ha visto coinvolti i docenti di chimica, fisica, matematica, storia, italiano, geografia, inglese, disegno. Ma è proprio dalla chimica che è partito il progetto ed è proprio il percorso di chimica che ha fatto da guida a quello delle altre discipline.

Come si è realizzato il percorso per la chimica

Il limone, prima di tutti, e poi gli altri vegetali di zona sono diventati i compagni per svolgere il programma tradizionale, in un modo un po’ diverso, tutto vestito di "verde". Dal concetto di sistema a quello di miscele e sostanze, alle tecniche di separazione dei componenti agli acidi e alle basi e loro indicatori, e così via, le piante di zona e i loro componenti ci hanno sempre fatto compagnia. La legge di Lavoisier, per esempio, è stata dimostrata sperimentalmente con limoni in decomposizione, chiusi in un barattolo e periodicamente pesati; il punto di fusione, determinato sperimentalmente, è stato quello sulla canfora; l’azione corrosiva degli acidi l’ha messa in evidenza la preparazione del VOV.

I pigmenti delle bucce e foglie di limone, noce, mirto, sono stati separati e cromatograficamente; abbiamo preparato con bacche di mirto il nostro indicatore di pH, e così via…

Fondamentale è stata l’attività svolta in compresenza con il collega di laboratorio, Prof. Massimo Memoli.

Questi i punti principali su cui si è basato tutto il percorso di chimica:

  1. Analisi chimica e fisica della piante del Pizzo;
  2. Preparazione e analisi nel laboratorio della scuola dei liquori tipici fatti con piante di zona;
  3. Visite esterne per far lavorare la classe in una prospettiva più ampia;
  4. Studio degli usi delle piante di zona, oltre la liquoreria;

 

  1. Analisi delle piante
  2. La classe, al completo, ha iniziato a lavorare prima analizzando dettagliatamente le proprietà del limone, la sua composizione, in particolare i suoi pigmenti, gli oli essenziali e il loro uso. Ogni studente, poi, ha svolto una ricerca dettagliata, secondo un percorso da me prestabilito, su una o due piante di zona, indagando in particolare su un componente del proprio vegetale, cercando ovviamente di interessarsi a quello più tipico o più utile all’uomo.

    La classe ha, poi, riunito, in un grosso album, le schede relative alle loro ricerche sulla piante di zona, sui loro componenti e sui loro usi.

  3. Preparazione dei liquori
  4. I componenti principali delle piante studiate si trovano nei liquori tipici della nostra regione, e tra questi il famoso limoncello. Abbiamo preparato, in ore extracurricolari, questi liquori, in quella che abbiamo chiamato la bottega delle attività, e così non solo abbiamo avuto l’opportunità di incontrare più da vicino l’alcool etilico e il processo di fermentazione alcoolica, ma anche di ottenere delle soluzioni "particolari" dei componenti delle piante da studiare, i nostri liquori, da analizzare sotto ogni profilo. Essi sono stati preparati con le ricette tradizionali, suggerite da genitori e nonni.

  5. Visite esterne
  6. Abbiamo effettuato diverse visite esterne per dimostrare alla classe la rilevanza del loro lavoro nel mondo che li circonda. La prima visita è stata alla sezione sperimentale della piante officinali all’Orto Botanico di Napoli, ove gli studenti hanno lavorato con i ricercatori, usando apparecchiature sofisticate, per estrarre i principi attivi delle piante.

    La visita alla distilleria Euroalcool di Qualiano, vicino Napoli, ha istruito la classe sulla fermentazione alcolica e sulla proprietà dell’alcool etilico, facendo vedere da vicino come esso viene ottenuto su scala industriale. Qui essi hanno potuto misurare la gradazione alcolica del limoncello prodotto nella loro bottega dei liquori.

    La visita all’industria PIEMME, una delle più grandi liquorerie di zona, è servita per confrontare la tecnica di produzione dei liquori artigianali con quella industriale.

     

  7. Ulteriori studi

L’importanza dell’acqua, quale componente fondamentale dei liquori preparati, ha avviato una ricerca sulla caratteristiche dell’acqua potabile di zona. La classe ha studiato le sorgenti, la composizione chimica dell’acqua in Penisola Sorrentina e la distribuzione della rete idrica.

 

Durante la prima parte del progetto gli studenti hanno scoperto che le piante di zona non servono solo in liquoreria.

Essi quindi, divisi in gruppi, hanno fatto ricerche sull’uso delle piante di zona in fitoterapia, profumeria, tinture naturali e alimentazione.

Lo studio della fitoterapia è stato portato avanti con l’aiuto di una vecchia farmacia di zona.

Inoltre gli alunni hanno svolto ricerche relative agli usi smodati dei fitofarmaci, sull’agricoltura biologica e, con l’aiuto di un esperto del CNR di Portici si sono avvicinati ai problemi sulla biodiversità e sull’uso delle biotecnologie genetiche applicate ai vegetali.

Per ricordare i momenti principali del nostro lavoro abbiamo prodotto un Video.

La bottega delle attività è stata aperta, anche dopo che il lavoro era partito per il concorso, e abbiamo preparato profumi e tinto indumenti di lana con estratti dei nostri vegetali.

 

Con i colleghi delle altre discipline, in percorsi che si sono svolti parallelamente a quello di Chimica, gli alunni hanno:

_ Approfondito lo studio sulle apparecchiature di analisi e di produzione e altro incontrati nelle nostre visite alle aziende, con l’insegnante di fisica;

 

Gli alunni hanno partecipato a mostre di educazione ambientale organizzate sul territorio.

Il lavoro speso per l’attuazione del progetto è stato davvero tanto. Ma ne è valsa la pena. La classe ha risposto positivamente agli stimoli offerti.

Alla fine dell’anno scolastico per la maggioranza degli alunni la chimica era la materia preferita.

 

Nota redazionale

Abbiamo inserito in Minerva due fotografie della cerimonia di premiazione, tratte dal sito del CEFIC:

Il ritiro del Premio: Da sinistra a destra, la prof. Michela Pazzanese, Mr H Vornamo (Presidente della Giuria dello Science Award), e Mr J-P Tirouflet (Presidente del CEFIC).

Foto di gruppo della classe vincitrice con la loro insegnante

Pubblicheremo tra breve un certo numero di fotografie che illustrano diversi momenti della ricerca compiuta dai ragazzi della 2a D.

Ulteriori informazioni, sulla cerimonia di premiazione e sul progetto Citrus limonum si trovano in due pagine del sito del CEFIC: http://www.cefic.org/activities/science-edu/award/ http://www.cefic.org/activities/science-edu/award/2000/