Parole difficili: Feticismo

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Il feticismo della guardia: 

guerre, uniformi e altre oscenità

Cristiano Armati

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Feticismo, colonizzazione, cosificazione

Dal gergo dei mercanti, attraverso le relazioni compilate da missionari e da viaggiatori, il termine portoghese “fetiço” venne tradotto in tutte le lingue europee. L’etimologia della parola, derivata dal latino “factitius” (artificiale), lasciava intendere che, di fronte al feticcio, si aveva a che fare con un oggetto prodotto mediante un procedimento tecnico, un procedimento che trasferiva all’oggetto il controllo di quelle qualità che la natura offre all’uomo come incerte: la fertilità della terra, la clemenza del tempo atmosferico, la capacità di procreazione. 

Con questa accezione, il feticismo entrò a far parte della scienza delle religioni nella seconda metà del XVIII secolo grazie alla fortunata opera del magistrato francese Charles De Brosses il quale, raccogliendo le riflessioni operate da Hume nella sua Storia naturale della religione (1757), scrive Sul culto degli dei feticci o parallelo dell’antica religione egiziana con la religione attuale della nigrizia (1760; trad. it. Bulzoni, 2000), un libro che trasforma quelle che erano state le visioni preconcette di osservatori occidentali in un sistema religioso di senso compiuto e che, sostenendo una teoria evolutiva della storia umana, colloca tale sistema religioso sul gradino più basso dello sviluppo morale e materiale: quello dell’infanzia dell’umanità.
Stigmatizzando l’impostazione di De Brosses, l’etnologo Marcel Mauss (1907) negò ogni validità scientifica al concetto di feticismo, contribuendo in maniera decisiva a collocare la storia di questa idea sul versante del malinteso.

Un malinteso che, se riletto attraverso il Discorso sul colonialismo del poeta martinicano Aimé Césaire (1955; trad. it. Lilith, 1999), rende il feticismo un miraggio, un pregiudizio nato all’interno di rapporti – quelli tra colonizzato e colonizzatore – che: «trasformano il colonizzatore in pedina, in maresciallo, in guardia-ciurma, in frusta e l’indigeno in strumento di produzione». Poiché tra colonizzatore e colonizzato, continua Césaire: «c’è posto solo per il lavoro duro, l’intimidazione, la pressione, la polizia…»; allora, conclude il poeta: «Adesso tocca a me porre un’equazione: colonizzazione=cosificazione».

 


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Fonte: Testo di Cristiano Armati dal sito NonLuoghi


Le pagine sul boicottaggio e il feticismo sono nate in appoggio all'Osservatorio sull'industria alimentare. L'Osservatorio documenta la presenza nella vita quotidiana delle grandi multinazionali alimentari:

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