Parole difficili: Boicottaggio

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Boicottaggio: la parola e la storia

Contro i mercanti di  morte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il boicottaggio è una forma antica di non collaborazione, usata anche nella seconda guerra mondiale contro alcuni prodotti della Germania nazista, che consiste nel non acquisto, da parte di gruppi, di prodotti responsabili di sfruttamento e di morte. Il termine “boicottaggio” viene dal nome di Charles Cunnigham Boycott, proprietario inglese di grandi estensioni di terre in Irlanda, contro cui nel 1880, nel villaggio di Deenan, il reverendo O’ Malley esortò la popolazione dicendo: “Se un arraffatore di terre viene nella vostra città e vuole vendervi qualcosa, non fategli del male nè minacciatelo; ditegli semplicemente che sotto la legge inglese egli ha diritto di vendere la sua merce, ma aggiungete che la legge britannica non vi obbliga a comprare niente da lui e così farete finchè vivrete”. 

Alcuni boicottaggi hanno avuto un notevole peso politico, sia a livello nazionale sia internazionale. Quello di Martin Luther King (1956-1957) contro il servizio bus di Montgomery e le leggi segregazioniste, è stato uno dei boicottaggi storici della nostra epoca. Negli Stati Uniti, subito dopo (1960), lo fecero anche contro la Dow Chemical e la produzione di napalm usato nella guerra del Vietnam. E inoltre contro la Campbell (1978-1986) e i suoi contratti di acquisto con aziende che maltrattavano i lavoratori immigrati. Di livello internazionale sono stati i boicottaggi contro il regime dell’apartheid in Sudafrica: quello contro la Polaroid (1970-1971), attuato dai suoi stessi operai in protesta ai prodotti per l’identificazione dei neri; quello dei movimenti anti apartheid (1975-1986), che boicottarono in Inghilterrra la Barclays Bank, in Italia la Banca Nazionale del Lavoro e le esportazioni di armi in Sudafrica.

Contro la Coca Cola fu attuato dal sindacato internazionale lavoratori alimentari un boicottaggio internazionale per protestare contro i maltrattamenti dei lavoratori in Guatemala. Così passò con il latte in polvere della Nestlè (1973). In Italia, il boicottaggio Scarpe giuste, promosso dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, contro la Nike e la Reebok, punta a ottenere un maggiore impegno di questi due marchi contro il lavoro minorile (bambini di dieci-dodici anni) e la violazione dei diritti dei lavoratori asiatici da parte di fabbriche che producono scarpe sportive e palloni. 

Ogni volta che facciamo la spesa dobbiamo ricordarci che attraverso questo semplice ed apparentemente banale gesto come il consumo, rischiamo di renderci complici dei peggiori misfatti: il boicottaggio come azione per costringere le imprese produttrici ad abbandonare comportamenti antietici, ingiusti o oppressivi, si fonda sulla considerazione che il sistema attuale non può fare a meno del consumo.

Noi, col nostro acquisto, abbiamo la possibilità di far salire o scendere i loro profitti: perciò il consumo si può utilizzare in forma di voto, che può influenzare le scelte economiche molto più del voto elettorale. Il boicottaggio, infine, educa ad agire, a non assistere passivamente alle ingiustizie ed ai soprusi che avvengono sotto il nostro naso. Educa ad assumerci le nostre responsabilità. Abitua la gente a riprendersi il potere nelle proprie mani. Per questo è quanto di più democratico possa esserci!

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Fonte: Testo dal sito Giovani e Missioni

Immagine: Cacciata dei mercanti, (1480-1500). Maestro dell'Epifania


Le pagine sul boicottaggio e il feticismo sono nate in appoggio all'Osservatorio sull'industria alimentare. L'Osservatorio documenta la presenza nella vita quotidiana delle grandi multinazionali alimentari:

  Barilla  Coca-Cola Ferrero Pepsi Danone Kraft  Masterfoods McDonald's Nestlé Procter & Gamble Unilever Heinz